﻿<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	>

<channel>
	<title>Thumbria</title>
	<atom:link href="http://www.thumbria.com/feed/?id=303dcb79af8f68f36a1a662d5c57d946" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.thumbria.com</link>
	<description>La Verità è una, perchè esiste una sola realtà</description>
	<pubDate>Sun, 10 Feb 2008 17:54:37 +0000</pubDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.6</generator>
	<language>en</language>
			<item>
		<title>Il futuro dell&#8217;Italia: un blogger alla camera</title>
		<link>http://www.thumbria.com/2008/02/10/il-futuro-dellitalia-un-blogger-alla-camera/</link>
		<comments>http://www.thumbria.com/2008/02/10/il-futuro-dellitalia-un-blogger-alla-camera/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 10 Feb 2008 17:54:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>thumbria</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[italiano]]></category>

		<category><![CDATA[politica]]></category>

		<category><![CDATA[blogger]]></category>

		<category><![CDATA[deputato]]></category>

		<category><![CDATA[giulivo]]></category>

		<category><![CDATA[italia]]></category>

		<category><![CDATA[PD]]></category>

		<category><![CDATA[pdl]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.thumbria.com/2008/02/10/il-futuro-dellitalia-un-blogger-alla-camera/</guid>
		<description><![CDATA[Nei giorni di cambiamenti è meglio attendere che tutto si chiarisca prima di parlare, per evitare discorsi al vento che spesso si fanno, sopratutto su internet. Anche se non siamo ancora giunti alla fine dei giochi, cioè all&#8217;inizio della campagna elettorale, le possibilità rimaste sembrano poche e la situazione chiara.
Iniziamo con l&#8217;ovvio, la caduta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.firmiamo.it/unbloggerallacamera"><img alt="insieme tutto è possibile" src="http://www.thumbria.com/wp-content/uploads/unbloggerallacamera.jpg" border="0" width="500"></a>Nei giorni di cambiamenti è meglio attendere che tutto si chiarisca prima di parlare, per evitare discorsi al vento che spesso si fanno, sopratutto su internet. Anche se non siamo ancora giunti alla fine dei giochi, cioè all&#8217;inizio della campagna elettorale, le possibilità rimaste sembrano poche e la situazione chiara.</p>
<p>Iniziamo con l&#8217;ovvio, la caduta di Prodi è stata una benedizione, per entrambi gli schieramenti, quell&#8217;uomo senza identità, pronto ad ogni chiamata per qualsiasi compito, è sempre stato un ripiego in attesa di tempi migliori, cioè un governo di centrodestra dal nostro punto di vista ed un&#8217;evoluzione del centrosinistra dall&#8217;altro. Il suo successore Veltroni, anche per il modo in cui è stato nominato (attraverso primarie senza avversari realistici), semrba intenzionato a cambiare più che altro il minimo indispensabile per potersi presentare alle urne. La sua &#8220;scelta&#8221; di correre da solo non è stata molto libera, visto che solo la sinistra radicale e Prodi potevano avere la faccia tosta di ripresentarsi per ottenere il terzo fallimento su tre governi. Ciò nondimeno è stata una buona mossa, e, vista la legge elettorale e la prospettiva politica attuali, è probabilmente anche la migliore in termini elettorali.<br />
Inoltre ha costretto chi all&#8217;interno di AN e FI frenava il processo unitario a desistere tanto da poter presentare una lista unica per il PdL.</p>
<p>Nel centrodestra è finalmente iniziato concretamente il processo unitario, che coinvolge per ora solo AN e FI, assieme ad altre formazioni minori. Soltanto gli spauracchi dell&#8217;UDC e de La Destra, non a caso retti da persone ed ispirati a politiche vecchie come quelle comunista, sembrano voler rovinare il cambiamento per un centrodestra, stabile come sempre, ma più saldo nella direzione di governo di prima. In ogni caso, vista la legge elettorale e la prospettiva bipolare imposta dalle due maggiori formazioni politiche, nessuno dei due immagina di uscire dal centrodestra, né ha molte speranze di essere incisivo correndo da solo, potrebbe solo far danni alla propria parte. Logicamente parlando non esistono scelte sensate dal punto di vista politico se non quelle di una confluenza, soprattutto per La Destra, anche se ciò non è necessariamente vero in termini di voti (ovvero se non si uniscono le loro posizioni non avranno alcun peso pratico, ma potrebbero avere comunque dei voti).<br />
Per un buon governo servono il metodo, gli uomini ed il programma, Berlusconi ha finalmente trovato il coraggio di agire e lanciare il PdL, ovvero il metodo migliore per governare, speriamo che abbia la stessa volontà nei programmi.</p>
<p>Per quanto riguarda gli uomini, l&#8217;iniziativa di un blogger alla camera risponde a questo problema ed anche ad altri. A parte il fatto che non si può negare ad Edoardo, ovvero <a href="http://www.ilgiulivo.com/cms/news.php">Il Giulivo</a>, l&#8217;impegno e la volontà di cambiare le cose, la sua elezione rappresenterebbe quel realistico e concreto passo avanti nel rapporto tra internet e politica. In passato si è tentato di far diventare internet portatore di proposte politiche, con vario grado di successo. Erano ovviamente più che altro esperimenti e appunto per questo in termini diretti non avevano reale possibilità di successo, anche per motivi tecnici, ad esempio <a target="_blank" href="http://rivotiamo.it"><span class="yshortcuts" id="lw_1202665928_0">rivotiamo.it</span></a> non poteva imporre nuove elezioni perché non è contemplato dalla Costituzione. Eppure al di là dei cinici hanno avuto certamente una risonanza concreta, creato spazi di discussione e fornito spunti ai nostri referenti politici (la manifestazione del 2 dicembre ed la raccolta firme per il PdL hanno certamente giovato del rispettivo supporto su internet).<br />
Il caso di un blogger alla camera è invece diverso da quanto fatto in precedenza, sia da altri casi apparentemente simili come quello di  Adinolfi, quest&#8217;ultimo infatti ha semplicemente puntato troppo in alto dentro un processo diretto dall&#8217;alto, in questo caso invece si tratta di qualcosa di possibile realistico, ed al contempo di fortemente innovativo. Per il PdL avere un rappresentante diretta espressione della sua comunità su internet avrebbe un grande valore e fornirebbe sicuramente un incentivo a sperare ed impegnarsi concretamente, a chi giovane o meno giovane, ha perso fiducia dopo il buono ma non certo esaltante precedente governo di centrodestra, visto un segno reale di voler cambiare. Anche perché uno dei problemi degli italiani, politici e cittadini, è che spesso dimenticano che il voto è solo una parte della democrazia, dopo bisogna continuare a sostenere le riforme necessarie anche quando toccano direttamente i propri privilegi, non per spirito di sacrificio, ma per i vantaggi futuri. Uno di noi, ma più impegnato di noi, come Edoardo, potrebbe sicuramente contribuire a non farlo dimenticare, a far evolvere, nel suo piccolo, il rapporto tra cittadini e politici in una moderna democrazia, in cui internet non è il posto dei sogni o degli esclusi, ma fa parte del confronto interno alla società, come avviene negli Stati Uniti. Il futuro dell&#8217;Italia passa anche attraverso questo piccolo passo, il minimo che si possa fare per sostenerlo è <a href="http://www.firmiamo.it/unbloggerallacamera">mettere una firma</a>, sarebbe ovviamente solo l&#8217;inizio, ma bisogna iniziare.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thumbria.com/2008/02/10/il-futuro-dellitalia-un-blogger-alla-camera/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Rinascimento cattolico</title>
		<link>http://www.thumbria.com/2008/01/17/rinascimento-cattolico/</link>
		<comments>http://www.thumbria.com/2008/01/17/rinascimento-cattolico/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 Jan 2008 08:58:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>thumbria</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[italiano]]></category>

		<category><![CDATA[decadenza]]></category>

		<category><![CDATA[laicismo]]></category>

		<category><![CDATA[papa]]></category>

		<category><![CDATA[università]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.thumbria.com/2008/01/17/rinascimento-cattolico/</guid>
		<description><![CDATA[In tutto il mondo il ruolo dell&#8217;università sta cambiando. Il ruolo di custodi e diffusori della conoscenza è ormai inutile, perciò le migliori istituzioni accademiche cercano di ridefinire i propri scopi. Dal MIT, fino, recentemente, a Yale, le lezioni vengono diffuse gratuitamente per tutti. Esistono professori di altri atenei meno blasonati (esempio indiani o turchi) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>In tutto il mondo il ruolo dell&#8217;università sta cambiando.</strong> Il ruolo di custodi e diffusori della conoscenza è ormai inutile, perciò le migliori istituzioni accademiche cercano di ridefinire i propri scopi. Dal MIT, fino, recentemente, a Yale, le lezioni vengono diffuse gratuitamente per tutti. Esistono professori di altri atenei meno blasonati (esempio indiani o turchi) che usano questi materiali per preparare le proprie lezioni o semplici studenti che vogliono migliorare le proprie conoscenze.<br />
La conoscenza è talmente accessibile da essere senza valore, presto solo la competenza costituira un vantaggio. Le università americano contano su questo valore aggiunto per avere uno scopo anche in futuro. C&#8217;è un&#8217;apertura totale verso la società per continuare a contribuire ad essa. Chiudersi significherebbe morire.<br />
Da noi invece le università non hanno ancora imparato che senza applicazione delle conoscenze lo studio non serve a niente. In Italia c&#8217;è una chiusura totale degli atenei e di quei professori che credono ancora che controllare le università serve a qualcosa, controllare i centri della cultura sia utile al loro programma ideologico. Peccato che non ci siano più centri della cultura.<br />
In sintesi, è questa la vittoria del Papa, il pensiero cattolico è qui, nella società, viene diffuso da noi tutti quando ne parliamo  nel mondo reale e su internet. Loro sono isolati nelle loro torri, nei loro atenei, nei loro giornali, illusi dalla loro età che il mondo avrà ancora bisogno di loro.</p>
<p><strong>Non è solo il pensiero cattolico ad essere effervescente</strong>, anche pensatori laici come Ferrara creano, ma essi non possono fare a meno di legarsi al Papa, dato che è l&#8217;unico a rappresentare una forza del passato ancora vivente.</p>
<p><strong>La pochezza delle critiche è, poi, come sempre, francamente inquietante, non arrivano nemmeno a dire cose false, ciò che dicono è semplicemente privo di senso, illogico, quindi al di qua del vero o falso</strong>. La lettera del primo (primus inter pares) ideologo, cioè del primo professore ad aver protestato, offre parecchi esempi di ciò, al di là del fatto che è strutturalmente mal costruita (mischia i livelli del discorso tra di loro, ed ha peraltro torto su tutti).<br />
Per citarne uno critica il fatto che il Papa ritiene inaccettabile non usare la scienza per conoscere questo mondo, &#8220;il dato di fatto&#8221;, ma (ovviamente) non va ugualmente bene per spiegare l&#8217;esistenza di questo &#8220;dato di fatto&#8221;. Che è in pratica il pensiero odierno della scienza, ben esemplificato dal detto &#8220;la scienza non spiega i perché&#8221;. In pratica contesta il Papa perché questi difende il ruolo della scienza, straordinario.</p>
<p><strong>A questa curiosa posizione è ricollegata la cattiva citazione fatta sul discorso circa il processo a <span class="yshortcuts" id="lw_1200560111_0">Galileo Galilei</span></strong>, infatti in esso viene difeso il suddetto processo solo perché Galileo non aveva fornito prove scientifiche della sua tesi. Però non è Ratzinger a farlo, è un filosofo ateo. In altre parole, così come nella precedente lezione di Ratisbona, Ratzinger cita un testo di un altro per fare un trattazione completo, che peraltro è, solitamente, tipico degli articoli accademici. La citazione serve a illustrare come il relativismo abbia colpito la stessa scienza che dubita di sé anche quando ha ragione, come nel caso di Galileo. Il Papa difende la scienza dalla sua stessa decadenza (Quando Ratzinger difese Galileo alla Sapienza ).</p>
<p><strong>La Chiesa con il processo a Galileo sanciva la sua incapacità di affrontare la modernità, oggi il pensiero di sinistra fa altrettanto,</strong> se non peggio, dato che questa volta non si è trattato di sistemi organizzati e legali (ancorché non legittimi), ma delle proteste arbitrarie e senza senso di persone senza ragione.<br />
Il Papa però continua a parlare, perché non c&#8217;è più bisogno di università o cattedre, per cui sono i laicisti a rimanere senza voce ed il pensiero cattolico e liberale ad essere protagonista di un nuovo rinascimento.</p>
<p>Segue il discorso che avrebbe dovuto pronunciare il Papa, molti lo hanno pubblicato, molti lo devono pubblicare, perché come questa storia dimostra ci sono posti migliori dell&#8217;università per imparare. Ho evidenziato in grassetto le parti più interessanti sia per la loro importanza sia perché rivelano come il Papa argomenti in modo razionale, laico, costruendo poi su questa base un ulteriore messaggio di fede. A dimostrazione di come le proteste preventive sono il frutto di una debolezza argomentativa, la quale sarebbe stata distrutta dalla ricerca del vero attraverso la ragione di cui ormai solo il Papa si fa portatore. Ed è probabilmente il fascino e la forza di questa ricerca del vero, mai completa ma sempre intrapresa da chi ama la ragione,  come ogni cristiano, che i laicisti, cadute le loro utopie mitologiche, non possono eguagliare e temono poiché li costringe a pensare realmente e quindi a mettersi in gioco.</p>
<p><strong>Non vengo a imporre la fede ma a sollecitare il coraggio per la verità</strong></p>
<p>    Magnifico Rettore,<br />
    Autorità politiche e civili,<br />
    Illustri docenti e personale tecnico amministrativo,<br />
    cari giovani studenti!</p>
<p>    È per me motivo di profonda gioia incontrare la comunità della &#8220;Sapienza - Università di Roma&#8221; in occasione della inaugurazione dell&#8217;anno accademico. Da secoli ormai questa Università segna il cammino e la vita della città di Roma, facendo fruttare le migliori energie intellettuali in ogni campo del sapere. Sia nel tempo in cui, dopo la fondazione voluta dal Papa Bonifacio VIII, l&#8217;istituzione era alle dirette dipendenze dell&#8217;Autorità ecclesiastica, sia successivamente quando lo Studium Urbis si è sviluppato come istituzione dello Stato italiano, la vostra comunità accademica ha conservato un grande livello scientifico e culturale, che la colloca tra le più prestigiose università del mondo. Da sempre la Chiesa di Roma guarda con simpatia e ammirazione a questo centro universitario, riconoscendone l&#8217;impegno, talvolta arduo e faticoso, della ricerca e della formazione delle nuove generazioni. Non sono mancati in questi ultimi anni momenti significativi di collaborazione e di dialogo. Vorrei ricordare, in particolare, l&#8217;Incontro mondiale dei Rettori in occasione del Giubileo delle Università, che ha visto la vostra comunità farsi carico non solo dell&#8217;accoglienza e dell&#8217;organizzazione, ma soprattutto della profetica e complessa proposta della elaborazione di un &#8220;nuovo umanesimo per il terzo millennio&#8221;.</p>
<p>    Mi è caro, in questa circostanza, esprimere la mia gratitudine per l&#8217;invito che mi è stato rivolto a venire nella vostra università per tenervi una lezione. In questa prospettiva mi sono posto innanzitutto la domanda:  Che cosa può e deve dire un Papa in un&#8217;occasione come questa? Nella mia lezione a Ratisbona ho parlato, sì, da Papa, ma soprattutto ho parlato nella veste del già professore di quella mia università, cercando di collegare ricordi ed attualità. Nell&#8217;università &#8220;Sapienza&#8221;, l&#8217;antica università di Roma, però, sono invitato proprio come Vescovo di Roma, e perciò debbo parlare come tale. Certo, la &#8220;Sapienza&#8221; era un tempo l&#8217;università del Papa, ma oggi è un&#8217;università laica con quell&#8217;autonomia che, in base al suo stesso concetto fondativo, ha fatto sempre parte della natura di università, la quale deve essere legata esclusivamente all&#8217;autorità della verità. Nella sua libertà da autorità politiche ed ecclesiastiche l&#8217;università trova la sua funzione particolare, proprio anche per la società moderna, che ha bisogno di un&#8217;istituzione del genere.</p>
<p>    Ritorno alla mia domanda di partenza:  Che cosa può e deve dire il Papa nell&#8217;incontro con l&#8217;università della sua città? Riflettendo su questo interrogativo, mi è sembrato che esso ne includesse due altri, la cui chiarificazione dovrebbe condurre da sé alla risposta. Bisogna, infatti, chiedersi:  Qual è la natura e la missione del Papato? E ancora:  Qual è la natura e la missione dell&#8217;università? Non vorrei in questa sede trattenere Voi e me in lunghe disquisizioni sulla natura del Papato. Basti un breve accenno. Il Papa è anzitutto Vescovo di Roma e come tale, in virtù della successione all&#8217;Apostolo Pietro, ha una responsabilità episcopale nei riguardi dell&#8217;intera Chiesa cattolica. La parola &#8220;vescovo&#8221;-episkopos, che nel suo significato immediato rimanda a &#8220;sorvegliante&#8221;, già nel Nuovo Testamento è stata fusa insieme con il concetto biblico di Pastore:  egli è colui che, da un punto di osservazione sopraelevato, guarda all&#8217;insieme, prendendosi cura del giusto cammino e della coesione dell&#8217;insieme. In questo senso, tale designazione del compito orienta lo sguardo anzitutto verso l&#8217;interno della comunità credente. Il Vescovo - il Pastore - è l&#8217;uomo che si prende cura di questa comunità; colui che la conserva <span class="yshortcuts" id="lw_1200560111_1">unita</span> mantenendola sulla via verso Dio, indicata secondo la fede cristiana da Gesù - e non soltanto indicata:  Egli stesso è per noi la via. Ma questa comunità della quale il Vescovo si prende cura - grande o piccola che sia - vive nel mondo; le sue condizioni, il suo cammino, il suo esempio e la sua parola influiscono inevitabilmente su tutto il resto della comunità umana nel suo insieme. Quanto più grande essa è, tanto più le sue buone condizioni o il suo eventuale degrado si ripercuoteranno sull&#8217;insieme dell&#8217;umanità. Vediamo oggi con molta chiarezza come le condizioni delle religioni e come la situazione della Chiesa - le sue crisi e i suoi rinnovamenti - agiscano sull&#8217;insieme dell&#8217;umanità. <strong>Così il Papa, proprio come Pastore della sua comunità, è diventato sempre di più anche una voce della ragione etica dell&#8217;umanità.</strong></p>
<p><strong>    Qui, però, emerge subito l&#8217;obiezione, secondo cui il Papa, di fatto, non parlerebbe veramente in base alla ragione etica, ma trarrebbe i suoi giudizi dalla fede e per questo non potrebbe pretendere una loro validità per quanti non condividono questa fede. Dovremo ancora ritornare su questo argomento, perché si pone qui la questione assolutamente fondamentale:  Che cosa è la ragione?</strong> Come può un&#8217;affermazione - soprattutto una norma morale - dimostrarsi &#8220;ragionevole&#8221;? A questo punto vorrei per il momento solo brevemente rilevare che John Rawls, pur negando a dottrine religiose comprensive il carattere della ragione &#8220;pubblica&#8221;, vede tuttavia nella loro ragione &#8220;non pubblica&#8221; almeno una ragione che non potrebbe, nel nome di una razionalità secolaristicamente indurita, essere semplicemente disconosciuta a coloro che la sostengono. Egli vede un criterio di questa ragionevolezza fra l&#8217;altro nel fatto che simili dottrine derivano da una tradizione responsabile e motivata, in cui nel corso di lunghi tempi sono state sviluppate argomentazioni sufficientemente buone a sostegno della relativa dottrina. In questa affermazione mi sembra importante il riconoscimento che l&#8217;esperienza e la dimostrazione nel corso di generazioni, il fondo storico dell&#8217;umana sapienza, sono anche un segno della sua ragionevolezza e del suo perdurante significato. Di fronte ad una ragione a-storica che cerca di autocostruirsi soltanto in una razionalità a-storica, la sapienza dell&#8217;umanità come tale - la sapienza delle grandi tradizioni religiose - è da valorizzare come realtà che non si può impunemente gettare nel cestino della storia delle idee.</p>
<p>    Ritorniamo alla domanda di partenza. Il Papa parla come rappresentante di una comunità credente, nella quale durante i secoli della sua esistenza è maturata una determinata sapienza della vita; parla come rappresentante di una comunità che custodisce in sé un tesoro di conoscenza e di esperienza etiche, che risulta importante per l&#8217;intera umanità:  in questo senso parla come rappresentante di una ragione etica.</p>
<p>    Ma ora ci si deve chiedere:  E che cosa è l&#8217;università? Qual è il suo compito? È una domanda gigantesca alla quale, ancora una volta, posso cercare di rispondere soltanto in stile quasi telegrafico con qualche osservazione. <strong>Penso si possa dire che la vera, intima origine dell&#8217;università stia nella brama di conoscenza che è propria dell&#8217;uomo. Egli vuol sapere che cosa sia tutto ciò che lo circonda. Vuole verità</strong>. In questo senso si può vedere l&#8217;interrogarsi di Socrate come l&#8217;impulso dal quale è nata l&#8217;università occidentale. Penso ad esempio - per menzionare soltanto un testo - alla disputa con Eutifrone, che di fronte a Socrate difende la religione mitica e la sua devozione. A ciò Socrate contrappone la domanda:  &#8220;Tu credi che fra gli dei esistano realmente una guerra vicendevole e terribili inimicizie e combattimenti &#8230; Dobbiamo, Eutifrone, effettivamente dire che tutto ciò è vero?&#8221; (6 b - c). In questa domanda apparentemente poco devota - che, però, in Socrate derivava da una religiosità più profonda e più pura, dalla ricerca del Dio veramente divino - i cristiani dei primi secoli hanno riconosciuto se stessi e il loro cammino. <strong>Hanno accolto la loro fede non in modo positivista, o come la via d&#8217;uscita da desideri non appagati; l&#8217;hanno compresa come il dissolvimento della nebbia della religione mitologica per far posto alla scoperta di quel Dio che è Ragione creatrice e al contempo Ragione-Amore. Per questo, l&#8217;interrogarsi della ragione sul Dio più grande come anche sulla vera natura e sul vero senso dell&#8217;essere umano era per loro non una forma problematica di mancanza di religiosità, ma faceva parte dell&#8217;essenza del loro modo di essere religiosi. Non avevano bisogno, quindi, di sciogliere o accantonare l&#8217;interrogarsi socratico, ma potevano, anzi, dovevano accoglierlo e riconoscere come parte della propria identità la ricerca faticosa della ragione per raggiungere la conoscenza della verità intera. Poteva, anzi doveva così, nell&#8217;ambito della fede cristiana, nel mondo cristiano, nascere l&#8217;università</strong>.</p>
<p>    È necessario fare un ulteriore passo. L&#8217;uomo vuole conoscere - vuole verità. <strong>Verità è innanzitutto una cosa del vedere, del comprendere, della theoría, come la chiama la tradizione greca. Ma la verità non è mai soltanto teorica</strong>. Agostino, nel porre una correlazione tra le Beatitudini del Discorso della Montagna e i doni dello Spirito menzionati in Isaia 11, ha affermato una reciprocità tra &#8220;scientia&#8221; e &#8220;tristitia&#8221;:  il semplice sapere, dice, rende tristi. E di fatto - chi vede e apprende soltanto tutto ciò che avviene nel mondo, finisce per diventare triste. <strong>Ma verità significa di più che sapere:  la conoscenza della verità ha come scopo la conoscenza del bene</strong>. Questo è anche il senso dell&#8217;interrogarsi socratico:  Qual è quel bene che ci rende veri? <strong>La verità ci rende buoni, e la bontà è vera:  è questo l&#8217;ottimismo che vive nella fede cristiana, perché ad essa è stata concessa la visione del Logos, della Ragione creatrice</strong> che, nell&#8217;incarnazione di Dio, si è rivelata insieme come il Bene, come la Bontà stessa.</p>
<p>    Nella teologia medievale c&#8217;è stata una disputa approfondita sul rapporto tra teoria e prassi, sulla giusta relazione tra conoscere ed agire - una disputa che qui non dobbiamo sviluppare. Di fatto l&#8217;università medievale con le sue quattro Facoltà presenta questa correlazione. Cominciamo con la Facoltà che, secondo la comprensione di allora, era la quarta, quella di medicina. Anche se era considerata più come &#8220;arte&#8221; che non come scienza, tuttavia, il suo inserimento nel cosmo dell&#8217;universitas significava chiaramente che era collocata nell&#8217;ambito della razionalità, che l&#8217;arte del guarire stava sotto la guida della ragione e veniva sottratta all&#8217;ambito della magia. Guarire è un compito che richiede sempre più della semplice ragione, ma proprio per questo ha bisogno della connessione tra sapere e potere, ha bisogno di appartenere alla sfera della ratio. Inevitabilmente appare la questione della relazione tra prassi e teoria, tra conoscenza ed agire nella Facoltà di giurisprudenza. Si tratta del dare giusta forma alla libertà umana che è sempre libertà nella comunione reciproca:  il diritto è il presupposto della libertà, non il suo antagonista. Ma qui emerge subito la domanda:  Come s&#8217;individuano i criteri di giustizia che rendono possibile una libertà vissuta insieme e servono all&#8217;essere buono dell&#8217;uomo? A questo punto s&#8217;impone un salto nel presente:  è la questione del come possa essere trovata una normativa giuridica che costituisca un ordinamento della libertà, della dignità umana e dei diritti dell&#8217;uomo. È la questione che ci occupa oggi nei processi democratici di formazione dell&#8217;opinione e che al contempo ci angustia come questione per il futuro dell&#8217;umanità. <span class="yshortcuts" id="lw_1200560111_2">Jürgen Habermas</span> esprime, a mio parere, un vasto consenso del pensiero attuale, quando dice che la legittimità di una carta costituzionale, quale presupposto della legalità, deriverebbe da due fonti:  dalla partecipazione politica egualitaria di tutti i cittadini e dalla forma ragionevole in cui i contrasti politici vengono risolti. Riguardo a questa &#8220;forma ragionevole&#8221; egli annota che essa non può essere solo una lotta per maggioranze aritmetiche, ma che deve caratterizzarsi come un &#8220;processo di argomentazione sensibile alla verità&#8221; (wahrheitssensibles Argumentationsverfahren). È detto bene, ma è cosa molto difficile da trasformare in una prassi politica. I rappresentanti di quel pubblico &#8220;processo di argomentazione&#8221; sono - lo sappiamo - prevalentemente i partiti come responsabili della formazione della volontà politica. Di fatto, essi avranno immancabilmente di mira soprattutto il conseguimento di maggioranze e con ciò baderanno quasi inevitabilmente ad interessi che promettono di soddisfare; tali interessi però sono spesso particolari e non servono veramente all&#8217;insieme. La sensibilità per la verità sempre di nuovo viene sopraffatta dalla sensibilità per gli interessi. <strong>Io trovo significativo il fatto che Habermas parli della sensibilità per la verità come di elemento necessario nel processo di argomentazione politica, reinserendo così il concetto di verità nel dibattito filosofico ed in quello politico</strong>.</p>
<p>    <strong>Ma allora diventa inevitabile la domanda di Pilato:  Che cos&#8217;è la verità? E come la si riconosce? Se per questo si rimanda alla &#8220;ragione pubblica&#8221;, come fa Rawls, segue necessariamente ancora la domanda:  Che cosa è ragionevole? Come una ragione si dimostra ragione vera?</strong> In ogni caso, si rende in base a ciò evidente che, nella ricerca del diritto della libertà, della verità della giusta convivenza devono essere ascoltate istanze diverse rispetto a partiti e gruppi d&#8217;interesse, senza con ciò voler minimamente contestare la loro importanza. Torniamo così alla struttura dell&#8217;università medievale. Accanto a quella di giurisprudenza c&#8217;erano le Facoltà di filosofia e di teologia, a cui era affidata la ricerca sull&#8217;essere uomo nella sua totalità e con ciò il compito di tener desta la sensibilità per la verità. <strong>Si potrebbe dire addirittura che questo è il senso permanente e vero di ambedue le Facoltà:  essere custodi della sensibilità per la verità, non permettere che l&#8217;uomo sia distolto dalla ricerca della verità. Ma come possono esse corrispondere a questo compito? Questa è una domanda per la quale bisogna sempre di nuovo affaticarsi e che non è mai posta e risolta definitivamente. Così, a questo punto, neppure io posso offrire propriamente una risposta</strong>, ma piuttosto un invito a restare in cammino con questa domanda - in cammino con i grandi che lungo tutta la storia hanno lottato e cercato, con le loro risposte e con la loro inquietudine per la verità, che rimanda continuamente al di là di ogni singola risposta.</p>
<p>    Teologia e filosofia formano in ciò una peculiare coppia di gemelli, nella quale nessuna delle due può essere distaccata totalmente dall&#8217;altra e, tuttavia, ciascuna deve conservare il proprio compito e la propria identità. <strong>È merito storico di san Tommaso d&#8217;Aquino - di fronte alla differente risposta dei Padri a causa del loro contesto storico - di aver messo in luce l&#8217;autonomia della filosofia e con essa il diritto e la responsabilità propri della ragione che s&#8217;interroga in base alle sue forze</strong>. Differenziandosi dalle filosofie neoplatoniche, in cui religione e filosofia erano inseparabilmente intrecciate, i Padri avevano presentato la fede cristiana come la vera filosofia, sottolineando anche che questa fede corrisponde alle esigenze della ragione in ricerca della verità; che la fede è il &#8220;sì&#8221; alla verità, rispetto alle religioni mitiche diventate semplice consuetudine. Ma poi, al momento della nascita dell&#8217;università, in Occidente non esistevano più quelle religioni, ma solo il cristianesimo, e così bisognava sottolineare in modo nuovo <strong>la responsabilità propria della ragione, che non viene assorbita dalla fede</strong>. Tommaso si trovò ad agire in un momento privilegiato:  per la prima volta gli scritti filosofici di Aristotele erano accessibili nella loro integralità; erano presenti le filosofie ebraiche ed arabe, come specifiche appropriazioni e prosecuzioni della filosofia greca. Così il cristianesimo, in un nuovo dialogo con la ragione degli altri, che veniva incontrando, dovette lottare per la propria ragionevolezza. La Facoltà di filosofia che, come cosiddetta &#8220;Facoltà degli artisti&#8221;, fino a quel momento era stata solo propedeutica alla teologia, divenne ora una Facoltà vera e propria, un partner autonomo della teologia e della fede in questa riflessa. Non possiamo qui soffermarci sull&#8217;avvincente confronto che ne derivò. Io direi che l&#8217;idea di san Tommaso circa il rapporto tra filosofia e teologia potrebbe essere espressa nella formula trovata dal Concilio di Calcedonia per la cristologia:  filosofia e teologia devono rapportarsi tra loro &#8220;senza confusione e senza separazione&#8221;. &#8220;Senza confusione&#8221; vuol dire che ognuna delle due deve conservare la propria identità. La filosofia deve rimanere veramente una ricerca della ragione nella propria libertà e nella propria responsabilità; deve vedere i suoi limiti e proprio così anche la sua grandezza e vastità. La teologia deve continuare ad attingere ad un tesoro di conoscenza che non ha inventato essa stessa, che sempre la supera e che, non essendo mai totalmente esauribile mediante la riflessione, proprio per questo avvia sempre di nuovo il pensiero. Insieme al &#8220;senza confusione&#8221; vige anche il &#8220;senza separazione&#8221;:  la filosofia non ricomincia ogni volta dal punto zero del soggetto pensante in modo isolato, ma sta nel grande dialogo della sapienza storica, che essa criticamente e insieme docilmente sempre di nuovo accoglie e sviluppa; ma non deve neppure chiudersi davanti a ciò che le religioni ed in particolare la fede cristiana hanno ricevuto e donato all&#8217;umanità come indicazione del cammino. <strong>Varie cose dette da teologi nel corso della storia o anche tradotte nella pratica dalle autorità ecclesiali, sono state dimostrate false dalla storia e oggi ci confondono. Ma allo stesso tempo è vero che la storia dei santi, la storia dell&#8217;umanesimo cresciuto sulla basa della fede cristiana dimostra la verità di questa fede nel suo nucleo essenziale, rendendola con ciò anche un&#8217;istanza per la ragione pubblica. Certo, molto di ciò che dicono la teologia e la fede può essere fatto proprio soltanto all&#8217;interno della fede e quindi non può presentarsi come esigenza per coloro ai quali questa fede rimane inaccessibile. È vero, però, al contempo che il messaggio della fede cristiana non è mai soltanto una &#8220;comprehensive religious doctrine&#8221; nel senso di Rawls, ma una forza purificatrice per la ragione stessa, che aiuta ad essere più se stessa. Il messaggio cristiano, in base alla sua origine, dovrebbe essere  sempre  un  incoraggiamento verso la verità e così una forza contro la pressione del potere e degli interessi.</strong></p>
<p>    Ebbene, finora ho solo parlato dell&#8217;università medievale, cercando tuttavia di lasciar trasparire la natura permanente dell&#8217;università e del suo compito. Nei tempi moderni si sono dischiuse nuove dimensioni del sapere, che nell&#8217;università sono valorizzate soprattutto in due grandi ambiti:  innanzitutto nelle scienze naturali, che si sono sviluppate sulla base della connessione di sperimentazione e di presupposta razionalità della materia; in secondo luogo, nelle scienze storiche e umanistiche, in cui l&#8217;uomo, scrutando lo specchio della sua storia e chiarendo le dimensioni della sua natura, cerca di comprendere meglio se stesso. In questo sviluppo si è aperta all&#8217;umanità non solo una misura immensa di sapere e di potere; sono cresciuti anche la conoscenza e il riconoscimento dei diritti e della dignità dell&#8217;uomo, e di questo possiamo solo essere grati. Ma il cammino dell&#8217;uomo non può mai dirsi completato e il pericolo della caduta nella disumanità non è mai semplicemente scongiurato:  come lo vediamo nel panorama della storia attuale! <strong>Il pericolo del mondo occidentale - per parlare solo di questo - è oggi che l&#8217;uomo, proprio in considerazione della grandezza del suo sapere e potere, si arrenda davanti alla questione della verità. E ciò significa allo stesso tempo che la ragione, alla fine, si piega davanti alla pressione degli interessi e all&#8217;attrattiva dell&#8217;utilità, costretta a riconoscerla come criterio ultimo. Detto dal punto di vista della struttura dell&#8217;università:  esiste il pericolo che la filosofia, non sentendosi più capace del suo vero compito, si degradi in positivismo</strong>; che la teologia col suo messaggio rivolto alla ragione, venga confinata nella sfera privata di un gruppo più o meno grande. Se però la ragione - sollecita della sua presunta purezza - diventa sorda al grande messaggio che le viene dalla fede cristiana e dalla sua sapienza, inaridisce come un albero le cui radici non raggiungono più le acque che gli danno vita. Perde il coraggio per la verità e così non diventa più grande, ma più piccola. Applicato alla nostra cultura europea ciò significa:  se essa vuole solo autocostruirsi in base al cerchio delle proprie argomentazioni e a ciò che al momento la convince e - preoccupata della sua laicità - si distacca dalle radici delle quali vive, allora non diventa più ragionevole e più pura, ma si scompone e si frantuma.</p>
<p>    Con ciò ritorno al punto di partenza. <strong>Che cosa ha da fare o da dire il Papa nell&#8217;università? Sicuramente non deve cercare di imporre ad altri in modo autoritario la fede, che può essere solo donata in libertà. Al di là del suo ministero di Pastore nella Chiesa e in base alla natura  intrinseca  di  questo  ministero  pastorale  è  suo compito  mantenere  desta la sensibilità per la verità; invitare  sempre  di  nuovo la ragione a mettersi alla ricerca del vero</strong>, del bene, di Dio e, su questo cammino, sollecitarla a scorgere le utili luci sorte lungo la storia della fede cristiana e a percepire così Gesù Cristo come la Luce che illumina la storia ed aiuta a trovare la via verso il futuro.</p>
<p>    Dal Vaticano, 17 gennaio 2008</p>
<p>    Benedictus XVI</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thumbria.com/2008/01/17/rinascimento-cattolico/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Legge e Disordine</title>
		<link>http://www.thumbria.com/2007/12/13/legge-e-disordine/</link>
		<comments>http://www.thumbria.com/2007/12/13/legge-e-disordine/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 13 Dec 2007 18:23:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>thumbria</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[italiano]]></category>

		<category><![CDATA[giustizia]]></category>

		<category><![CDATA[legge]]></category>

		<category><![CDATA[magistratura]]></category>

		<category><![CDATA[ordine]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.thumbria.com/2007/12/13/legge-e-disordine/</guid>
		<description><![CDATA[Tra i mille, e più, problemi strutturali italiani ve ne è uno che certamente indispensabile risolvere, qualsiasi sia il proprio progetto politico, liberale o statalista, ambizioso o mediocre: la Legge. Non parlo (solo) dei magistrati, ma anche di essi e di tutto ciò che riguarda questo mostro contorto, multiforme e caotico ironicamente chiamato Legge. Infatti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tra i mille, e più, problemi strutturali italiani ve ne è uno che certamente indispensabile risolvere, qualsiasi sia il proprio progetto politico, liberale o statalista, ambizioso o mediocre: la Legge.</strong> Non parlo (solo) dei magistrati, ma anche di essi e di tutto ciò che riguarda questo mostro contorto, multiforme e caotico ironicamente chiamato Legge. Infatti si calcola che in Italia vi siano circa 66.000 leggi mentre generalmente in Europa si parla di numeri tra 5.000  e 8.000. Diranno gli specialisti di legge che due sistemi legislativi sono incommensurabili, cioè sono di natura diversa e quindi non confrontabili, ma non sto facendo un confronto qualitativo, affermo solo che il numero di leggi è semplicemente troppo per poter essere applicabile, quindi il sistema semplicemente non può funzionare se ha un tale numero di leggi. Punto. A parte il fatto che esistono limiti fisici al numero di informazioni che si possono ricordare, e dunque leggi applicabili, con un tale numero di leggi è inevitabile che alcune si contraddicano a vicenda, perché è semplicemente impossibile mettere d&#8217;accordo tutte quelle informazioni. Dunque, paradossalmente, con il sapore di un contrappasso dantesco, il sistema che dovrebbe portare ordine è di per sè confusionario. Il che spiega anche come mai i comunisti, che ai fatti ed alla chiarezza sono allergici, amino tanto questo Stato mostruoso che permette qualsiasi cosa a chi è forte o disonesto ed impedisce tutto a chi è debole ed onesto.</p>
<p><strong>Alcuni magistrati soffrono evidentemente di questo stato di cose, se è vero, come è vero, che esiste un&#8217;associazione di magistrati che si chiama <em>magistratura democratica</em></strong>, che da una parte valorizza ciò che non ha valore, cioè la magistratura (il magistrato opera da solo, a differenza del politico che esercita il suo potere collettivamente attraverso il parlamento), e dall&#8217;altra rivela inquietanti tendenze democratiche, contrarie all&#8217;amministrazione delle legge, che dovendo, in teoria, cercare e stabilire la verità, dal punto di vista legale, è per sua natura autoritaria. Dal punto di vista del magistrato la legge <em>è</em> non si discute, non a caso la sua applicazione non è opinabile. Una legge democratica sarebbe ingiusta, arbitraria e inefficace quindi i membri di quest&#8217;associazione o non hanno capito che lavoro stanno facendo (o meglio dovrebbero fare) oppure si arrogano diritti che non hanno, come quello di influire sulla formulazione delle leggi o sugli altri magistrati.</p>
<p><strong>Di per sè è difficile dire stabilire se i magistrati, come categoria, siano peggio delle altre corporazioni (non che questo li assolverebbe), ma per via dell&#8217;importanza del loro lavoro e della natura dello stesso (una decisione sbagliata di un giudice può influire sull&#8217;applicazione pratica della legge) i danni arrecati al Paese da questa categoria sono i maggiori, per intensità, diffusione e gravità degli stessi, di qualsiasi altra causa individuabile</strong>.<br />
Ad esempio si può dire che Berlusconi è un &#8220;buffone&#8221; in un tribunale perché si esercita un &#8220;utile critica sociale&#8221;, ma dire che un magistrato è una &#8220;toga rossa&#8221; è reato, però dire che è pazzo e farlo trasferire si può quando indaga a sinistra, mentre criticare il fatto che qualcuno faccia indagini prive di senso legale e consegni i fascicoli prontamente ai giornalisti è sbagliato, se lo fai da destra. Un perfetto esempio di &#8220;magistratura democratica&#8221;, corporazione ed arbitrarietà al servizio del disordine e dell&#8217;ingiustizia.<br />
L&#8217;amministrazione della legge è uno dei compiti più alti che una persona possa esercitare, sia perché il grande potere è esercitato singolarmente, sia perché è l&#8217;applicazione pratica di quella sottomissione teorica del singolo allo Stato, rispetto a tutto ciò che è &#8220;pubblico&#8221;. Appunto perché il compito è così alto una caduta è tanto rovinosa e pericolosa, e, in un certo senso attraente, infatti se il magistrato facesse perfettamente il suo dovere dovrebbe essere trasparente, rappresentare la legge e basta, il suo potere come singolo sarebbe solo teorico, in quanto in pratica sarebbe l&#8217;elemento di un meccanismo, invece trasgredendo la legge ed interpretandola a modo proprio acquista un potere molto più personale. Parafrasando, se trasgredisce si fa notare e va in televisione altrimenti resta nell&#8217;ombra. É poi  banale capire che la diffusione di distorsioni nell&#8217;applicazione della legge ha una ripercussione diretta sulla diffusione dei malcostumi nella società in genere, perché è la legge, dopo i cittadini, che dovrebbe frenarli, così facendo invece ne diventa causa e giustificazione. Ad esempio sotto un governo comunista (o fascista) è giusto infrangere la legge, perché è la legge stessa ad essere ingiusta, dunque se l&#8217;applicazione della legge è ingiusta&#8230;</p>
<p><strong>É, poi, talmente noto ed evidente il problema che la magistratura non sembra tanto interessata ad occuparsi dei crimini più importanti per i cittadini, ma anzi liberi allegramente criminali ed assassini, che non vale neanche la pena parlarne.</strong><br />
Vale la pena osservare invece che se davvero la maggioranza dei magistrati è onesta (curiosamente ciò che va male sembra sempre colpa di poche mele marce) allora deve fare qualcosa per fermare queste schegge impazzite ed applicare la legge in modo corretto. I politici, d&#8217;altronde, e sopratutto il centrodestra, devono smetterla di usare parole di pietra e guanti di velluto, e preparare leggi che introducano almeno il minimo indispensabile in uno Stato moderno, ad esempio la divisione delle carriere tra inquirenti e giudicanti, costruiscano carceri per i detenuti, eliminino le leggi superflue (il 90% se facciamo il confronto con altri Paesi) e creino le premesse per rendere umani, e non geologici, i tempi dei processi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thumbria.com/2007/12/13/legge-e-disordine/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Stato federale e liberale</title>
		<link>http://www.thumbria.com/2007/12/06/stato-federale-e-liberale/</link>
		<comments>http://www.thumbria.com/2007/12/06/stato-federale-e-liberale/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 06 Dec 2007 16:49:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>thumbria</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[italiano]]></category>

		<category><![CDATA[politica]]></category>

		<category><![CDATA[federalismo]]></category>

		<category><![CDATA[individuo]]></category>

		<category><![CDATA[stato]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.thumbria.com/2007/12/06/stato-federale-e-liberale/</guid>
		<description><![CDATA[Una delle chiavi del liberalismo è che dando più potere al singolo egli diverrà anche più responsabile e dovendo provvedere a sé stesso adotterà la soluzione migliore per il proprio caso, migliorando quindi la situazione, rispetto ad uno statalismo onnivoro, per lo Stato, che non deve occuparsi di tutto, e per sé, dato che potendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Una delle chiavi del liberalismo è che dando più potere al singolo egli diverrà anche più responsabile</strong> e dovendo provvedere a sé stesso adotterà la soluzione migliore per il proprio caso, migliorando quindi la situazione, rispetto ad uno statalismo onnivoro, per lo Stato, che non deve occuparsi di tutto, e per sé, dato che potendo pensare solo alla sua personale situazione troverà una soluzione più adatta di quella generica statale.<br />
Questo ragionamento può essere esteso per mostrare come il federalismo sia preferibile rispetto allo statalismo, per far sì che se proprio è necessaria (ed in alcuni casi lo è) un&#8217;autorità pubblica, che almeno sia il più possibile vicino ai cittadini, pur rimanendo abbastanza grande da essere in grado di svolgere il proprio lavoro.</p>
<p><strong>I casi in cui ciò è possibile, anzi consigliabile, aumentano sempre più, infatti la conoscenza è sempre più disponibile e meno costosa</strong>, da ottenere e gestire, e questo permette, sebbene non perfettamente, di usufruire in qualche modo dell&#8217;esperienza e della capacità dei migliori esperti in ogni parte del mondo ed ai cittadini di avere una certa comprensione del quadro generale di ogni settore di loro interesse, in modo che essi possono esercitare in modo più efficiente il giusto controllo sugli apparati pubblici. La stessa scienza, inoltre, in molti campi si sta muovendo verso l&#8217;analisi dell&#8217;interazione degli elementi di un sistema, piuttosto che solo verso il sistema come unicum od il singolo in modo astratto, che si tratti della reciproca influenza di molecole, enzimi e geni per comprendere la causa di una malattia o reti sociali per analizzare la diffusione delle informazioni.</p>
<p><strong>Esistendo tutti i presupposti tecnologici e l&#8217;ovvio vantaggio pratico ed organizzativo non stupisce che, finalmente, anche il Presidente della Repubblica, sostenga la necessità del federalismo fiscale</strong>, non soltanto quello, aggiungo personalmente, ma almeno è un inizio. Anzi l&#8217;inizio, visto che un sistema sanitario regionale senza una fiscalità regionale è quantomeno bislacco, visto che fortemente limitato nelle possibilità di scelta pratiche (se le tasse sono fisse i servizi possibili sono più o meno fissi visto che hai una determinata cifra a disposizione). Francamente nell&#8217;era dell&#8217;individuo è più difficile vedere la necessità dello Stato che la necessità di smontarlo, un po&#8217; come la RAI, a parte far pagare il canone e servire i politici non mi viene in mente nessun altro motivo per cui debba essere pubblica.<br />
Come detto in <em><a href="http://www.ilgiulivo.com/cms/viewpage.php?page_id=40">Principi &#038; Valori</a></em> applicare un sano federalismo non significherebbe affatto creare venti sistemi con diritti diversi, ma venti applicazioni diverse degli stessi diritti, ognuna migliore di quella generale nel particolare caso in questione, con abbattimento dei costi e maggiore soddisfazione di tutti. La creazione di regioni a statuto speciale, per quanto forse storicamente necessaria, ha creato forti discriminazioni che ora non hanno più senso, l&#8217;idea di dare autonomia, e non privilegi, è però giusta, introdurre il federalismo sarebbe anche un modo per riparare a questo torto e fare in modo che ognuno abbia ciò che vuole ovvero è possibile avere. Per esempio se in Emilia-Romagna, o nelle altre regioni rosse vogliono davvero pagare alte tasse per avere uno Stato gigante (non a caso i peggiori statalisti, da Mussolini a Prodi sono di quelle parti), devono essere liberi di farlo, ma non è giusto che impongano anche ad altri questo regime. Un caso pratico riguarda invece i sistemi di trasporti pubblici, è ovvio che in una regione ad alta dispersione abitativa tale sistema è praticamente inutile se non sulle medio-grandi distanze e quindi sui mezzi ad esse attinenti (es. treno).</p>
<p><strong>Quanto detto di favorevole sul federalismo non è superfluo, come apparentemente può sembrare, se unito alla riforma generale dello Stato in senso liberale auspicata da sempre</strong>. É vero che in uno Stato liberale la necessità del federalismo è meno pressante, ma le due cose combinate, anche perché frutto dello stesso principio di libertà, funzionano ancora meglio, poiché garantiscono competizione anche tra le varie forme dello Stato, ovvero maggiore libertà di scelta, ad ogni livello, per il cittadino, diminuendo così i rischi dovuti alla necessaria (e di per sé non negativa, ma rischiosa) esistenza dello Stato ed aumentandone i vantaggi. Perché tutto questo funzioni bisogna però evitare quei particolarismi che spezzano la possibilità di scelta e trasformano la libertà in un vagabondare solitario, ad esempio sostituire lo studio dell&#8217;italiano con il sardo od il tedesco, come in alcuni luoghi si propone o si fa, non è certo un simbolo di buon federalismo, quanto della gabbia di un certo localismo, libertarismo, che impedisce a chi è dentro un luogo, od una cultura, di uscirne, di avere scelta, ma rinchiude le possibilità del singolo in uno spazio tanto angusto, isolato, da essere una prigione. E l&#8217;idea di essere libero in una prigione è ovviamente priva di senso.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thumbria.com/2007/12/06/stato-federale-e-liberale/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Quando il meglio è mediocre</title>
		<link>http://www.thumbria.com/2007/11/29/quando-il-meglio-e-mediocre/</link>
		<comments>http://www.thumbria.com/2007/11/29/quando-il-meglio-e-mediocre/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 29 Nov 2007 17:49:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>thumbria</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[italiano]]></category>

		<category><![CDATA[politica]]></category>

		<category><![CDATA[ballarò]]></category>

		<category><![CDATA[mediocre]]></category>

		<category><![CDATA[merito]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.thumbria.com/2007/11/29/quando-il-meglio-e-mediocre/</guid>
		<description><![CDATA[Ballarò è una trasmissione generalmente interessante, e parimenti, preoccupante, perché gli esperti, i politici, i personaggi che vi presenziano sono tra i più rinomati del Paese, eppure sono spesso di una mediocrità allarmante. Non solo non capiscono il mondo moderno, non solo dicono cose vecchie, si lamentano di un mondo ormai scomparso, come adolescenti impotente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ballarò è una trasmissione generalmente interessante, e parimenti, preoccupante, perché gli esperti, i politici, i personaggi che vi presenziano sono tra i più rinomati del Paese, eppure sono spesso di una mediocrità allarmante</strong>. Non solo non capiscono il mondo moderno, non solo dicono cose vecchie, si lamentano di un mondo ormai scomparso, come adolescenti impotente, quando invece dovrebbero poter essere capaci di cambiare la situazione, di capirla, essendo loro ai vertici del nostro Paese, non solo mostrano un pessimismo fastidioso, ma fanno tutto questo con mediocrità. La cosa non dovrebbe stupire visto che ci sono ministri dell&#8217;economia i quali sostengono che alzare le tasse sia un bene, nonostante più di vent&#8217;anni di storia dicono il contrario, ma rivederlo è sempre deludente. Il caso più palese, nella <a href="http://www.raiclicktv.it/raiclickpc/secure/stream.srv?id=22169&#038;idCnt=66775&#038;path=RaiClickWeb^Notizie^Home">scorsa puntata del programma</a>, è quello di Galimberti, filosofo, il quale ha ripetuto la solita tiritera sulla precarietà criticando il fatto che per i giovani oggi il denaro, l&#8217;utile, è l&#8217;unico &#8220;produttore simbolico di valori&#8221;, poi ha citato un suo studente che voleva fare il dottorato di filosofia e lui ha tentato di dissuaderlo perché, a suo dire, laurearsi in quella materia non serve niente. Il grande professore di filosofia critica la filosofia dell&#8217;utile e poi la consiglia lui stesso, non solo, non si è nemmeno accorto che l&#8217;esempio da lui stesso portato è contrario alla sua teoria ! In realtà l&#8217;esempio si riferiva a quanto detto in seguito (non ha quindi nemmeno chiaro il concetto di successione), e lo ha fatto per mostrare che i giovani pensano solo al presente, non vedono il futuro, ma questo non migliora la sua situazione, perché vuol dire che uno dei più grandi pensatori italiani non è in grado di fare una congiunzione logica, di unire due pensieri in modo che non si contrastino, un banale esercizio di logica. Ed è questo il motivo per cui, per alcuni giovani, conta solo l&#8217;utile, le persone che li hanno preceduti hanno distrutto ogni cosa sostituendola con la propria ubbidienza al sistema e mediocrità.</p>
<p><strong>D&#8217;altronde serve bene a spiegare che il merito ideale è diverso da quello che abbiamo in testa, il merito reale è quel comportamento che il sistema privilegia</strong>, adottando il quale migliori la tua posizione. Ne abbiamo già parlato, ed anche per questo, oltre al fatto che un ragionamento piuttosto banale, quando si sente parlare di merito in senso generico da persone teoricamente al top del nostro sistema viene l&#8217;urticaria. Quelle persone sono lì non per il loro cervello, ma per il loro pedissequo asservimento ad un sistema che incentiva l&#8217;ubbidienza, la corporazione, la difesa dei privilegi. Il punto è che quelle stesse persone dovrebbero progettare un altro sistema, funzionale, che serva ad evitare che persone come loro continuino ad arrivare ai vertici, ma anche se volessero farlo non ne sarebbero capaci. La politica è una questione di sistema e persone, che sono a loro volta strettamente legati, come la questione del merito ricorda, dunque quando né l&#8217;uno né l&#8217;altro funzionano è logico aspettarsi la soluzione da altre persone, contrarie al sistema vigente. É per questo che Berlusconi ha avuto tanto successo, e può averlo ancora, non solo è stato capace, ma era anche al di fuori del sistema. Ed è per questo stesso motivo che l&#8217;idea di costruire una formazione politica, quale il PdL, che riunisca le persone al di fuori del sistema corporativo italiano, anche se non è ancora chiara la sua esatta natura, non può che essere accolta con favore, perché necessaria a creare un nuovo merito reale, che favorisca la capacità, la passione, la competenza. Poiché vivere in un Paese in cui le persone che dovrebbero essere migliori sono a malapena mediocri, oltre alle dannose conseguenze pratiche, ovviamente non facilità sperare per il meglio e guardare il futuro, quindi rende più difficile anche alle persone veramente capaci apportare quei cambiamenti necessari, perché senza la convinzione delle persone, senza la speranza, anche il progetto migliore fallisce.<br />
Un&#8217;altra delle numerose colpe di Prodi è proprio questa, oltre al danno indiretto, né provoca uno indiretto, perché vedere un professore universitario che mostra una tale stupidità, e fa sedute spiritiche (il caso Moro), certa non ispira gli studenti a dare il meglio di sé. E mostra uno dei motivi dell&#8217;arretratezza del nostro sistema universitario.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thumbria.com/2007/11/29/quando-il-meglio-e-mediocre/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Per il Partito della Libertà</title>
		<link>http://www.thumbria.com/2007/11/21/per-il-partito-della-liberta/</link>
		<comments>http://www.thumbria.com/2007/11/21/per-il-partito-della-liberta/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Nov 2007 08:57:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>thumbria</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[italiano]]></category>

		<category><![CDATA[aggregatore]]></category>

		<category><![CDATA[libertà]]></category>

		<category><![CDATA[partito]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.thumbria.com/2007/11/21/per-il-partito-della-liberta/</guid>
		<description><![CDATA[Circa un mese fa Camelot Destra Ideale aveva iniziato la progettazione di un aggregatore per il partito unitario. Non è quindi un&#8217;iniziativa estemporanea legata al recente annuncio di Berlusconi (non che, nel caso, sarebbe necessariamente un male, saper cogliere la palla al balzo è una buona cosa), ma qualcosa di ragionato per creare una discussione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.perilpartitodellaliberta.com" title="per il Partito della Liberta" target="_blank"><img align="left" src="http://www.perilpartitodellaliberta.com/images/banner.gif" alt="" border="0" /></a>Circa un mese fa <a href="http://www.camelotdestraideale.it/index.php/2007/11/20/e-nato-lo-aggregatore-blog-per-il-partito-della-liberta/">Camelot Destra Ideale</a> aveva iniziato la progettazione di un aggregatore per il partito unitario. Non è quindi un&#8217;iniziativa estemporanea legata al recente annuncio di Berlusconi (non che, nel caso, sarebbe necessariamente un male, saper cogliere la palla al balzo è una buona cosa), ma qualcosa di ragionato per creare una discussione su questo nuovo soggetto, auspicabile e finanche necessario per sfruttare al meglio, come si dovrebbe sempre fare, le forze di centrodestra.</p>
<p>Non solo è un&#8217;ottima cosa, ma è anche realizzato bene, tecnicamente e graficamente. Non c&#8217;è motivo per non aderire, a parte forse un dubbio: non si può pubblicare materiale osceno, quindi niente post su Prodi ?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thumbria.com/2007/11/21/per-il-partito-della-liberta/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Fermare la violenza</title>
		<link>http://www.thumbria.com/2007/11/15/fermare-la-violenza/</link>
		<comments>http://www.thumbria.com/2007/11/15/fermare-la-violenza/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 15 Nov 2007 13:13:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>thumbria</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[italiano]]></category>

		<category><![CDATA[politica]]></category>

		<category><![CDATA[cittadini]]></category>

		<category><![CDATA[difesa]]></category>

		<category><![CDATA[limite]]></category>

		<category><![CDATA[stato]]></category>

		<category><![CDATA[violenza]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.thumbria.com/2007/11/15/fermare-la-violenza/</guid>
		<description><![CDATA[Le persone sbagliano, i poliziotti sbagliano, ma questo non concede il diritto a chi subisce il torto di colpire altri innocenti, di vendicarsi. Invece alcune persone lo hanno fatto. Alcuni terroristi-tifosi, dopo la morte di una persona in un autogrill, si sono sentiti in diritto, se non in dovere, di distruggere caserme di polizia e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le persone sbagliano, i poliziotti sbagliano, ma questo non concede il diritto a chi subisce il torto di colpire altri innocenti, di vendicarsi.</strong> Invece alcune persone lo hanno fatto. Alcuni terroristi-tifosi, dopo la morte di una persona in un autogrill, si sono sentiti in diritto, se non in dovere, di distruggere caserme di polizia e carabinieri, il che è semplicemente inaccettabile, per un numero così ampio di motivi che non si possono nemmeno elencare tutti. Se una persona sbaglia è giusto che paghi, indipendentemente dal ruolo che ricopre, non ha senso colpire una categoria intera. Anche se il poliziotto avesse sparato ad una persona per puro sadismo, nessuno aveva il diritto di assaltare le forze dell&#8217;ordine, oltre al punto di vista morale, l&#8217;errore principale è che esse rappresentano il noi, difendono la società, l&#8217;insieme dei singoli, fermando chi reca danno. Attaccare loro significa dunque attaccare tutti.</p>
<h4>Quando vince la violenza</h4>
<p><strong>Un altro punto di vista inquietante è che i terroristi hanno vinto, di nuovo</strong>, se si parla di quanto hanno subito i poliziotti è solo per dovere di cronaca, la compassione è praticamente solo per gli altri. Eppure da una parte c&#8217;è stato (forse, dato che l&#8217;inchiesta non è chiusa, ma partiamo da questa ipotesi per semplicità) un singolo errore isolato, dall&#8217;altra il proseguio di una lunga sequenza di violenza, negli stadi e fuori, consapevole e ferocemente perseguita. Dal punto di vista della colpa, entrambe le parti contano errori (anche se in termini di migliaia ad uno), ma dal punto di vista della responsabilità i violenti hanno assolutamente torto e le forze dell&#8217;ordine tutta la ragione. Si tratta di uno di quei casi in cui bisogna scegliere da che parte stare, in cui il grigio non ha senso, perché si parla di diritti fondamentali, non a caso la sinistra ha scelto la parte sbagliata. É in gioco infatti il principio cardine del monopolio della violenza da parte dello Stato, esso infatti è l&#8217;unico che può legittimamente usare la forza, non in modo assoluto peraltro ma solo in risposta ad una violenza effettuata da altri, questo principio è l&#8217;unico che può garantire la pace, nel senso ampio del termine, nella società. Infatti soltanto se la violenza è legittima limitatamente e per difesa, personale o sociale, è possibile evitare che dilaghi, e persino, teoricamente che scompaia. Solo in questo caso, infatti, diviene priva di senso, perché solo se lo Stato è immensamente più forte di qualsiasi singolo od organizzazione e quindi non permette a nessuno di trarre vantaggi dall&#8217;uso della violenza essa può essere eliminata.</p>
<h4>Difesa della libertà</h4>
<p><strong>Per un liberale lo Stato non è un gioco od un totem, un liberale sottomette la propria personale libertà per ottenere una libertà più vasta, sociale</strong>, che si fonda essenzialmente sul principio del monopolio della violenza. Per un liberale lo Stato non è un gioco od un totem, un liberale sottomette la propria personale libertà per ottenere una libertà più vasta, sociale, che si fonda essenzialmente sul principio del monopolio della violenza e sul suo esercizio limitato. Lo Stato non può usare la violenza arbitrariamente, ed infatti se il singolo poliziotto ha sbagliato deve pagare, ma ha il dovere di usarla per fermare chi l&#8217;adotta. Così come si accettano di pagare le tasse, limitate come la violenza, per avere in cambio dei servizi, si limita la propria libertà perché lo Stato combatta la violenza. Il che evidenzia un altro problema, so bene che bisogna applicare la teoria con elasticità, perché essa non è mai perfetta e posso anche capire come un poliziotto si possa sentire ad essere attaccato proprio da chi difende, ma quei violenti andavano fermati. Quel poliziotto ha sbagliato a sparare, ma gli altri hanno sbagliato a non farlo quando venivano assaliti, quando i tifosi vandalizzano le città, quando al G8 i no-global (no-brain) hanno distrutto Genova, perché ci sono altri cittadini onesti, che, come i poliziotti, hanno subito la violenza, hanno visto le proprie auto distrutte e la propria libertà limitata, non solo dallo Stato, ma anche da altri, senza possibilità di difendersi. Per questo noi siamo con le forze dell&#8217;ordine e le forze dell&#8217;ordine devono essere con noi.</p>
<h4>Responsabilità di sistema</h4>
<p><strong>Indubbiamente per poter svolgere il proprio lavoro con tranquillità le forze dell&#8217;ordine devono avere più appoggio, sia dai cittadini che dalle altre istituzioni</strong>, qualcosa che spesso manca. Molti componenti del governo attuale hanno infatti più volte dimostrato un&#8217;idiozia retorica a supporto della violenza di sinistra, ma questo governo passerà, il problema è nella magistratura, la cui origine però riconduce nuovamente alla politica.<br />
Sono infatti alcuni magistrati, che, con svariate motivazioni, da quelle ideologiche (come la Forleo sui &#8220;resistenti iracheni&#8221;, in realtà terroristi) a quelle pratiche (non ci sono posti nelle carceri), svalutano il lavoro degli altri assolvendo o preferendo pene alternative a favore di chi invece dovrebbe andare in prigione, talvolta addirittura rendono più pericoloso per i poliziotti difendersi che per i criminali attaccare. Disonesti od incapaci sono dappertutto però il sistema di auto-governo della magistratura non li sancisce, non li ostacola, come in molti altri casi in Italia, non c&#8217;è controllo, il merito costituisce nella sudditanza alla corporazione di appartenza e non è legato all&#8217;assolvimento del proprio compito. In questi casi da una parte c&#8217;è sempre una cittadinanza responsabile e dei politici incapaci. Escluso l&#8217;attuale governo, da cui ovviamente non c&#8217;è alcuna speranza di ottenere qualcosa di buono, lo scorso governo in questo campo ha fatto poco, e del resto i suoi elettori probabilmente non lo hanno sostenuto abbastanza, non tanto da sopperire agli ostacoli di alcune parti della sua maggioranza. Nel futuro, sperabilmente prossimo, bisognerà fare in modo che cittadini e politici contribuiscano, ognuno per la propria parte, a risolvere questi problemi strutturali, in modo che sia il sistema stesso a favorire il vero merito, ovvero l&#8217;assolvimento del proprio compito, sostenga i meritevoli e colpisca i singoli incapaci che danneggiano la propria categoria e la società. Risolvere i problemi strutturali significa, nel caso della violenza, sostenere le forze ordine in modo che, quando sia giusto difendere la società e fermare i disonesti ed i violenti, possano farlo con forza e sicurezza.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.thumbria.com/2007/11/15/fermare-la-violenza/feed/</wfw:commentRss>
		</item>
	</channel>
</rss>
