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	<title>Thumbria &#187; politica</title>
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	<description>La Verità è una, perchè esiste una sola realtà</description>
	<pubDate>Sun, 10 Feb 2008 17:54:37 +0000</pubDate>
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		<title>Il futuro dell&#8217;Italia: un blogger alla camera</title>
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		<pubDate>Sun, 10 Feb 2008 17:54:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nei giorni di cambiamenti è meglio attendere che tutto si chiarisca prima di parlare, per evitare discorsi al vento che spesso si fanno, sopratutto su internet. Anche se non siamo ancora giunti alla fine dei giochi, cioè all&#8217;inizio della campagna elettorale, le possibilità rimaste sembrano poche e la situazione chiara.
Iniziamo con l&#8217;ovvio, la caduta di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.firmiamo.it/unbloggerallacamera"><img alt="insieme tutto è possibile" src="http://www.thumbria.com/wp-content/uploads/unbloggerallacamera.jpg" border="0" width="500"></a>Nei giorni di cambiamenti è meglio attendere che tutto si chiarisca prima di parlare, per evitare discorsi al vento che spesso si fanno, sopratutto su internet. Anche se non siamo ancora giunti alla fine dei giochi, cioè all&#8217;inizio della campagna elettorale, le possibilità rimaste sembrano poche e la situazione chiara.</p>
<p>Iniziamo con l&#8217;ovvio, la caduta di Prodi è stata una benedizione, per entrambi gli schieramenti, quell&#8217;uomo senza identità, pronto ad ogni chiamata per qualsiasi compito, è sempre stato un ripiego in attesa di tempi migliori, cioè un governo di centrodestra dal nostro punto di vista ed un&#8217;evoluzione del centrosinistra dall&#8217;altro. Il suo successore Veltroni, anche per il modo in cui è stato nominato (attraverso primarie senza avversari realistici), semrba intenzionato a cambiare più che altro il minimo indispensabile per potersi presentare alle urne. La sua &#8220;scelta&#8221; di correre da solo non è stata molto libera, visto che solo la sinistra radicale e Prodi potevano avere la faccia tosta di ripresentarsi per ottenere il terzo fallimento su tre governi. Ciò nondimeno è stata una buona mossa, e, vista la legge elettorale e la prospettiva politica attuali, è probabilmente anche la migliore in termini elettorali.<br />
Inoltre ha costretto chi all&#8217;interno di AN e FI frenava il processo unitario a desistere tanto da poter presentare una lista unica per il PdL.</p>
<p>Nel centrodestra è finalmente iniziato concretamente il processo unitario, che coinvolge per ora solo AN e FI, assieme ad altre formazioni minori. Soltanto gli spauracchi dell&#8217;UDC e de La Destra, non a caso retti da persone ed ispirati a politiche vecchie come quelle comunista, sembrano voler rovinare il cambiamento per un centrodestra, stabile come sempre, ma più saldo nella direzione di governo di prima. In ogni caso, vista la legge elettorale e la prospettiva bipolare imposta dalle due maggiori formazioni politiche, nessuno dei due immagina di uscire dal centrodestra, né ha molte speranze di essere incisivo correndo da solo, potrebbe solo far danni alla propria parte. Logicamente parlando non esistono scelte sensate dal punto di vista politico se non quelle di una confluenza, soprattutto per La Destra, anche se ciò non è necessariamente vero in termini di voti (ovvero se non si uniscono le loro posizioni non avranno alcun peso pratico, ma potrebbero avere comunque dei voti).<br />
Per un buon governo servono il metodo, gli uomini ed il programma, Berlusconi ha finalmente trovato il coraggio di agire e lanciare il PdL, ovvero il metodo migliore per governare, speriamo che abbia la stessa volontà nei programmi.</p>
<p>Per quanto riguarda gli uomini, l&#8217;iniziativa di un blogger alla camera risponde a questo problema ed anche ad altri. A parte il fatto che non si può negare ad Edoardo, ovvero <a href="http://www.ilgiulivo.com/cms/news.php">Il Giulivo</a>, l&#8217;impegno e la volontà di cambiare le cose, la sua elezione rappresenterebbe quel realistico e concreto passo avanti nel rapporto tra internet e politica. In passato si è tentato di far diventare internet portatore di proposte politiche, con vario grado di successo. Erano ovviamente più che altro esperimenti e appunto per questo in termini diretti non avevano reale possibilità di successo, anche per motivi tecnici, ad esempio <a target="_blank" href="http://rivotiamo.it"><span class="yshortcuts" id="lw_1202665928_0">rivotiamo.it</span></a> non poteva imporre nuove elezioni perché non è contemplato dalla Costituzione. Eppure al di là dei cinici hanno avuto certamente una risonanza concreta, creato spazi di discussione e fornito spunti ai nostri referenti politici (la manifestazione del 2 dicembre ed la raccolta firme per il PdL hanno certamente giovato del rispettivo supporto su internet).<br />
Il caso di un blogger alla camera è invece diverso da quanto fatto in precedenza, sia da altri casi apparentemente simili come quello di  Adinolfi, quest&#8217;ultimo infatti ha semplicemente puntato troppo in alto dentro un processo diretto dall&#8217;alto, in questo caso invece si tratta di qualcosa di possibile realistico, ed al contempo di fortemente innovativo. Per il PdL avere un rappresentante diretta espressione della sua comunità su internet avrebbe un grande valore e fornirebbe sicuramente un incentivo a sperare ed impegnarsi concretamente, a chi giovane o meno giovane, ha perso fiducia dopo il buono ma non certo esaltante precedente governo di centrodestra, visto un segno reale di voler cambiare. Anche perché uno dei problemi degli italiani, politici e cittadini, è che spesso dimenticano che il voto è solo una parte della democrazia, dopo bisogna continuare a sostenere le riforme necessarie anche quando toccano direttamente i propri privilegi, non per spirito di sacrificio, ma per i vantaggi futuri. Uno di noi, ma più impegnato di noi, come Edoardo, potrebbe sicuramente contribuire a non farlo dimenticare, a far evolvere, nel suo piccolo, il rapporto tra cittadini e politici in una moderna democrazia, in cui internet non è il posto dei sogni o degli esclusi, ma fa parte del confronto interno alla società, come avviene negli Stati Uniti. Il futuro dell&#8217;Italia passa anche attraverso questo piccolo passo, il minimo che si possa fare per sostenerlo è <a href="http://www.firmiamo.it/unbloggerallacamera">mettere una firma</a>, sarebbe ovviamente solo l&#8217;inizio, ma bisogna iniziare.</p>
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		<title>Stato federale e liberale</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Dec 2007 16:49:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una delle chiavi del liberalismo è che dando più potere al singolo egli diverrà anche più responsabile e dovendo provvedere a sé stesso adotterà la soluzione migliore per il proprio caso, migliorando quindi la situazione, rispetto ad uno statalismo onnivoro, per lo Stato, che non deve occuparsi di tutto, e per sé, dato che potendo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Una delle chiavi del liberalismo è che dando più potere al singolo egli diverrà anche più responsabile</strong> e dovendo provvedere a sé stesso adotterà la soluzione migliore per il proprio caso, migliorando quindi la situazione, rispetto ad uno statalismo onnivoro, per lo Stato, che non deve occuparsi di tutto, e per sé, dato che potendo pensare solo alla sua personale situazione troverà una soluzione più adatta di quella generica statale.<br />
Questo ragionamento può essere esteso per mostrare come il federalismo sia preferibile rispetto allo statalismo, per far sì che se proprio è necessaria (ed in alcuni casi lo è) un&#8217;autorità pubblica, che almeno sia il più possibile vicino ai cittadini, pur rimanendo abbastanza grande da essere in grado di svolgere il proprio lavoro.</p>
<p><strong>I casi in cui ciò è possibile, anzi consigliabile, aumentano sempre più, infatti la conoscenza è sempre più disponibile e meno costosa</strong>, da ottenere e gestire, e questo permette, sebbene non perfettamente, di usufruire in qualche modo dell&#8217;esperienza e della capacità dei migliori esperti in ogni parte del mondo ed ai cittadini di avere una certa comprensione del quadro generale di ogni settore di loro interesse, in modo che essi possono esercitare in modo più efficiente il giusto controllo sugli apparati pubblici. La stessa scienza, inoltre, in molti campi si sta muovendo verso l&#8217;analisi dell&#8217;interazione degli elementi di un sistema, piuttosto che solo verso il sistema come unicum od il singolo in modo astratto, che si tratti della reciproca influenza di molecole, enzimi e geni per comprendere la causa di una malattia o reti sociali per analizzare la diffusione delle informazioni.</p>
<p><strong>Esistendo tutti i presupposti tecnologici e l&#8217;ovvio vantaggio pratico ed organizzativo non stupisce che, finalmente, anche il Presidente della Repubblica, sostenga la necessità del federalismo fiscale</strong>, non soltanto quello, aggiungo personalmente, ma almeno è un inizio. Anzi l&#8217;inizio, visto che un sistema sanitario regionale senza una fiscalità regionale è quantomeno bislacco, visto che fortemente limitato nelle possibilità di scelta pratiche (se le tasse sono fisse i servizi possibili sono più o meno fissi visto che hai una determinata cifra a disposizione). Francamente nell&#8217;era dell&#8217;individuo è più difficile vedere la necessità dello Stato che la necessità di smontarlo, un po&#8217; come la RAI, a parte far pagare il canone e servire i politici non mi viene in mente nessun altro motivo per cui debba essere pubblica.<br />
Come detto in <em><a href="http://www.ilgiulivo.com/cms/viewpage.php?page_id=40">Principi &#038; Valori</a></em> applicare un sano federalismo non significherebbe affatto creare venti sistemi con diritti diversi, ma venti applicazioni diverse degli stessi diritti, ognuna migliore di quella generale nel particolare caso in questione, con abbattimento dei costi e maggiore soddisfazione di tutti. La creazione di regioni a statuto speciale, per quanto forse storicamente necessaria, ha creato forti discriminazioni che ora non hanno più senso, l&#8217;idea di dare autonomia, e non privilegi, è però giusta, introdurre il federalismo sarebbe anche un modo per riparare a questo torto e fare in modo che ognuno abbia ciò che vuole ovvero è possibile avere. Per esempio se in Emilia-Romagna, o nelle altre regioni rosse vogliono davvero pagare alte tasse per avere uno Stato gigante (non a caso i peggiori statalisti, da Mussolini a Prodi sono di quelle parti), devono essere liberi di farlo, ma non è giusto che impongano anche ad altri questo regime. Un caso pratico riguarda invece i sistemi di trasporti pubblici, è ovvio che in una regione ad alta dispersione abitativa tale sistema è praticamente inutile se non sulle medio-grandi distanze e quindi sui mezzi ad esse attinenti (es. treno).</p>
<p><strong>Quanto detto di favorevole sul federalismo non è superfluo, come apparentemente può sembrare, se unito alla riforma generale dello Stato in senso liberale auspicata da sempre</strong>. É vero che in uno Stato liberale la necessità del federalismo è meno pressante, ma le due cose combinate, anche perché frutto dello stesso principio di libertà, funzionano ancora meglio, poiché garantiscono competizione anche tra le varie forme dello Stato, ovvero maggiore libertà di scelta, ad ogni livello, per il cittadino, diminuendo così i rischi dovuti alla necessaria (e di per sé non negativa, ma rischiosa) esistenza dello Stato ed aumentandone i vantaggi. Perché tutto questo funzioni bisogna però evitare quei particolarismi che spezzano la possibilità di scelta e trasformano la libertà in un vagabondare solitario, ad esempio sostituire lo studio dell&#8217;italiano con il sardo od il tedesco, come in alcuni luoghi si propone o si fa, non è certo un simbolo di buon federalismo, quanto della gabbia di un certo localismo, libertarismo, che impedisce a chi è dentro un luogo, od una cultura, di uscirne, di avere scelta, ma rinchiude le possibilità del singolo in uno spazio tanto angusto, isolato, da essere una prigione. E l&#8217;idea di essere libero in una prigione è ovviamente priva di senso.</p>
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		<title>Quando il meglio è mediocre</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Nov 2007 17:49:04 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ballarò è una trasmissione generalmente interessante, e parimenti, preoccupante, perché gli esperti, i politici, i personaggi che vi presenziano sono tra i più rinomati del Paese, eppure sono spesso di una mediocrità allarmante. Non solo non capiscono il mondo moderno, non solo dicono cose vecchie, si lamentano di un mondo ormai scomparso, come adolescenti impotente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ballarò è una trasmissione generalmente interessante, e parimenti, preoccupante, perché gli esperti, i politici, i personaggi che vi presenziano sono tra i più rinomati del Paese, eppure sono spesso di una mediocrità allarmante</strong>. Non solo non capiscono il mondo moderno, non solo dicono cose vecchie, si lamentano di un mondo ormai scomparso, come adolescenti impotente, quando invece dovrebbero poter essere capaci di cambiare la situazione, di capirla, essendo loro ai vertici del nostro Paese, non solo mostrano un pessimismo fastidioso, ma fanno tutto questo con mediocrità. La cosa non dovrebbe stupire visto che ci sono ministri dell&#8217;economia i quali sostengono che alzare le tasse sia un bene, nonostante più di vent&#8217;anni di storia dicono il contrario, ma rivederlo è sempre deludente. Il caso più palese, nella <a href="http://www.raiclicktv.it/raiclickpc/secure/stream.srv?id=22169&#038;idCnt=66775&#038;path=RaiClickWeb^Notizie^Home">scorsa puntata del programma</a>, è quello di Galimberti, filosofo, il quale ha ripetuto la solita tiritera sulla precarietà criticando il fatto che per i giovani oggi il denaro, l&#8217;utile, è l&#8217;unico &#8220;produttore simbolico di valori&#8221;, poi ha citato un suo studente che voleva fare il dottorato di filosofia e lui ha tentato di dissuaderlo perché, a suo dire, laurearsi in quella materia non serve niente. Il grande professore di filosofia critica la filosofia dell&#8217;utile e poi la consiglia lui stesso, non solo, non si è nemmeno accorto che l&#8217;esempio da lui stesso portato è contrario alla sua teoria ! In realtà l&#8217;esempio si riferiva a quanto detto in seguito (non ha quindi nemmeno chiaro il concetto di successione), e lo ha fatto per mostrare che i giovani pensano solo al presente, non vedono il futuro, ma questo non migliora la sua situazione, perché vuol dire che uno dei più grandi pensatori italiani non è in grado di fare una congiunzione logica, di unire due pensieri in modo che non si contrastino, un banale esercizio di logica. Ed è questo il motivo per cui, per alcuni giovani, conta solo l&#8217;utile, le persone che li hanno preceduti hanno distrutto ogni cosa sostituendola con la propria ubbidienza al sistema e mediocrità.</p>
<p><strong>D&#8217;altronde serve bene a spiegare che il merito ideale è diverso da quello che abbiamo in testa, il merito reale è quel comportamento che il sistema privilegia</strong>, adottando il quale migliori la tua posizione. Ne abbiamo già parlato, ed anche per questo, oltre al fatto che un ragionamento piuttosto banale, quando si sente parlare di merito in senso generico da persone teoricamente al top del nostro sistema viene l&#8217;urticaria. Quelle persone sono lì non per il loro cervello, ma per il loro pedissequo asservimento ad un sistema che incentiva l&#8217;ubbidienza, la corporazione, la difesa dei privilegi. Il punto è che quelle stesse persone dovrebbero progettare un altro sistema, funzionale, che serva ad evitare che persone come loro continuino ad arrivare ai vertici, ma anche se volessero farlo non ne sarebbero capaci. La politica è una questione di sistema e persone, che sono a loro volta strettamente legati, come la questione del merito ricorda, dunque quando né l&#8217;uno né l&#8217;altro funzionano è logico aspettarsi la soluzione da altre persone, contrarie al sistema vigente. É per questo che Berlusconi ha avuto tanto successo, e può averlo ancora, non solo è stato capace, ma era anche al di fuori del sistema. Ed è per questo stesso motivo che l&#8217;idea di costruire una formazione politica, quale il PdL, che riunisca le persone al di fuori del sistema corporativo italiano, anche se non è ancora chiara la sua esatta natura, non può che essere accolta con favore, perché necessaria a creare un nuovo merito reale, che favorisca la capacità, la passione, la competenza. Poiché vivere in un Paese in cui le persone che dovrebbero essere migliori sono a malapena mediocri, oltre alle dannose conseguenze pratiche, ovviamente non facilità sperare per il meglio e guardare il futuro, quindi rende più difficile anche alle persone veramente capaci apportare quei cambiamenti necessari, perché senza la convinzione delle persone, senza la speranza, anche il progetto migliore fallisce.<br />
Un&#8217;altra delle numerose colpe di Prodi è proprio questa, oltre al danno indiretto, né provoca uno indiretto, perché vedere un professore universitario che mostra una tale stupidità, e fa sedute spiritiche (il caso Moro), certa non ispira gli studenti a dare il meglio di sé. E mostra uno dei motivi dell&#8217;arretratezza del nostro sistema universitario.</p>
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		<title>Fermare la violenza</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Nov 2007 13:13:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le persone sbagliano, i poliziotti sbagliano, ma questo non concede il diritto a chi subisce il torto di colpire altri innocenti, di vendicarsi. Invece alcune persone lo hanno fatto. Alcuni terroristi-tifosi, dopo la morte di una persona in un autogrill, si sono sentiti in diritto, se non in dovere, di distruggere caserme di polizia e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le persone sbagliano, i poliziotti sbagliano, ma questo non concede il diritto a chi subisce il torto di colpire altri innocenti, di vendicarsi.</strong> Invece alcune persone lo hanno fatto. Alcuni terroristi-tifosi, dopo la morte di una persona in un autogrill, si sono sentiti in diritto, se non in dovere, di distruggere caserme di polizia e carabinieri, il che è semplicemente inaccettabile, per un numero così ampio di motivi che non si possono nemmeno elencare tutti. Se una persona sbaglia è giusto che paghi, indipendentemente dal ruolo che ricopre, non ha senso colpire una categoria intera. Anche se il poliziotto avesse sparato ad una persona per puro sadismo, nessuno aveva il diritto di assaltare le forze dell&#8217;ordine, oltre al punto di vista morale, l&#8217;errore principale è che esse rappresentano il noi, difendono la società, l&#8217;insieme dei singoli, fermando chi reca danno. Attaccare loro significa dunque attaccare tutti.</p>
<h4>Quando vince la violenza</h4>
<p><strong>Un altro punto di vista inquietante è che i terroristi hanno vinto, di nuovo</strong>, se si parla di quanto hanno subito i poliziotti è solo per dovere di cronaca, la compassione è praticamente solo per gli altri. Eppure da una parte c&#8217;è stato (forse, dato che l&#8217;inchiesta non è chiusa, ma partiamo da questa ipotesi per semplicità) un singolo errore isolato, dall&#8217;altra il proseguio di una lunga sequenza di violenza, negli stadi e fuori, consapevole e ferocemente perseguita. Dal punto di vista della colpa, entrambe le parti contano errori (anche se in termini di migliaia ad uno), ma dal punto di vista della responsabilità i violenti hanno assolutamente torto e le forze dell&#8217;ordine tutta la ragione. Si tratta di uno di quei casi in cui bisogna scegliere da che parte stare, in cui il grigio non ha senso, perché si parla di diritti fondamentali, non a caso la sinistra ha scelto la parte sbagliata. É in gioco infatti il principio cardine del monopolio della violenza da parte dello Stato, esso infatti è l&#8217;unico che può legittimamente usare la forza, non in modo assoluto peraltro ma solo in risposta ad una violenza effettuata da altri, questo principio è l&#8217;unico che può garantire la pace, nel senso ampio del termine, nella società. Infatti soltanto se la violenza è legittima limitatamente e per difesa, personale o sociale, è possibile evitare che dilaghi, e persino, teoricamente che scompaia. Solo in questo caso, infatti, diviene priva di senso, perché solo se lo Stato è immensamente più forte di qualsiasi singolo od organizzazione e quindi non permette a nessuno di trarre vantaggi dall&#8217;uso della violenza essa può essere eliminata.</p>
<h4>Difesa della libertà</h4>
<p><strong>Per un liberale lo Stato non è un gioco od un totem, un liberale sottomette la propria personale libertà per ottenere una libertà più vasta, sociale</strong>, che si fonda essenzialmente sul principio del monopolio della violenza. Per un liberale lo Stato non è un gioco od un totem, un liberale sottomette la propria personale libertà per ottenere una libertà più vasta, sociale, che si fonda essenzialmente sul principio del monopolio della violenza e sul suo esercizio limitato. Lo Stato non può usare la violenza arbitrariamente, ed infatti se il singolo poliziotto ha sbagliato deve pagare, ma ha il dovere di usarla per fermare chi l&#8217;adotta. Così come si accettano di pagare le tasse, limitate come la violenza, per avere in cambio dei servizi, si limita la propria libertà perché lo Stato combatta la violenza. Il che evidenzia un altro problema, so bene che bisogna applicare la teoria con elasticità, perché essa non è mai perfetta e posso anche capire come un poliziotto si possa sentire ad essere attaccato proprio da chi difende, ma quei violenti andavano fermati. Quel poliziotto ha sbagliato a sparare, ma gli altri hanno sbagliato a non farlo quando venivano assaliti, quando i tifosi vandalizzano le città, quando al G8 i no-global (no-brain) hanno distrutto Genova, perché ci sono altri cittadini onesti, che, come i poliziotti, hanno subito la violenza, hanno visto le proprie auto distrutte e la propria libertà limitata, non solo dallo Stato, ma anche da altri, senza possibilità di difendersi. Per questo noi siamo con le forze dell&#8217;ordine e le forze dell&#8217;ordine devono essere con noi.</p>
<h4>Responsabilità di sistema</h4>
<p><strong>Indubbiamente per poter svolgere il proprio lavoro con tranquillità le forze dell&#8217;ordine devono avere più appoggio, sia dai cittadini che dalle altre istituzioni</strong>, qualcosa che spesso manca. Molti componenti del governo attuale hanno infatti più volte dimostrato un&#8217;idiozia retorica a supporto della violenza di sinistra, ma questo governo passerà, il problema è nella magistratura, la cui origine però riconduce nuovamente alla politica.<br />
Sono infatti alcuni magistrati, che, con svariate motivazioni, da quelle ideologiche (come la Forleo sui &#8220;resistenti iracheni&#8221;, in realtà terroristi) a quelle pratiche (non ci sono posti nelle carceri), svalutano il lavoro degli altri assolvendo o preferendo pene alternative a favore di chi invece dovrebbe andare in prigione, talvolta addirittura rendono più pericoloso per i poliziotti difendersi che per i criminali attaccare. Disonesti od incapaci sono dappertutto però il sistema di auto-governo della magistratura non li sancisce, non li ostacola, come in molti altri casi in Italia, non c&#8217;è controllo, il merito costituisce nella sudditanza alla corporazione di appartenza e non è legato all&#8217;assolvimento del proprio compito. In questi casi da una parte c&#8217;è sempre una cittadinanza responsabile e dei politici incapaci. Escluso l&#8217;attuale governo, da cui ovviamente non c&#8217;è alcuna speranza di ottenere qualcosa di buono, lo scorso governo in questo campo ha fatto poco, e del resto i suoi elettori probabilmente non lo hanno sostenuto abbastanza, non tanto da sopperire agli ostacoli di alcune parti della sua maggioranza. Nel futuro, sperabilmente prossimo, bisognerà fare in modo che cittadini e politici contribuiscano, ognuno per la propria parte, a risolvere questi problemi strutturali, in modo che sia il sistema stesso a favorire il vero merito, ovvero l&#8217;assolvimento del proprio compito, sostenga i meritevoli e colpisca i singoli incapaci che danneggiano la propria categoria e la società. Risolvere i problemi strutturali significa, nel caso della violenza, sostenere le forze ordine in modo che, quando sia giusto difendere la società e fermare i disonesti ed i violenti, possano farlo con forza e sicurezza.</p>
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		<title>Firma per rivotare</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Nov 2007 14:48:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Solitamente non sono benevolo verso iniziative come questa che raccoglie firme per rivotare, la cosa non ha alcun valore legale e la sinistra sa già di essere odiata e di sbagliare tutto, non gliene importa finché hanno il potere. Però l&#8217;iniziativa è supportata da Forza Italia e l&#8217;obiettivo è assolutamente ambizioso: cinque milioni di firme, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Solitamente non sono benevolo verso iniziative come questa che raccoglie firme per <a href="http://www.rivotiamo.it/index.php">rivotare</a>, la cosa non ha alcun valore legale e la sinistra sa già di essere odiata e di sbagliare tutto, non gliene importa finché hanno il potere. Però l&#8217;iniziativa è supportata da Forza Italia e l&#8217;obiettivo è assolutamente ambizioso: cinque milioni di firme, ciò signifiica che indica un impegno concreto del partito per avvicinarsi ai cittadini e che, al di là del risultato diretto, quelle firme potranno comunque avere un peso nel dibattito politico e costringere qualche politico di sinistra ad ammettere di essere giunto il momento di ritornare a votare. Non bisogna fermarsi alle firme, ma bisogna pur incominciare.</p>
<p><a href="http://www.rivotiamo.it"><img src="http://www.rivotiamo.it/iab/468x60.gif" alt="rivotiamo" /></a></p>
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		<title>Il secolo della destra liberale</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Nov 2007 14:02:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>thumbria</dc:creator>
		
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			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Persino gli intellettuali si stanno accorgendo che la sinistra ha sbagliato praticamente su tutto</strong>, benché il concetto stesso di intellettuale sia legato alla sinistra. Per ovviare a quello che lo ritengono un semplice caso molti si affrettano a dire che però in realtà il liberalismo è di sinistra, come a dire che la sinistra deve solo accorgersi di avere già ragione, non può sbagliare davvero. Personalmente ritengo che la sinistra abbia torto. Punto. </p>
<p><strong>Fondalmentalmente, strutturalmente, paradigmaticamente torto</strong>. Così come il secolo scorso è stato della sinistra, cioè di uno dei suoi tratti fondanti: il collettivismo, questo sarà il secolo della destra, del liberalismo. Non è un caso, infatti il secolo della massa è stato tanto deleterio da auto-distruggersi e lasciare il mercato, la democrazia, l&#8217;individuo come unici vincitori.</p>
<h4>Destra e sinistra</h4>
<p><strong>Qualcuno potrebbe storcere il naso sentendo ancora destra e sinistra, giudicandoli contenitori privi di valore di per sé</strong>, ma significativi solo in quanto forieri di socialismo o liberalismo. Questo è vero solo in parte, indubbiamente alcuni paradigmi (strutture fondamentali) sono più di sinistra o di destra, storicamente potrebbe anche sembrarlo, visto che il passato ha visto contrapposti gli schieramenti su linee totalmente divergenti, ma non è così, possono esistere differenze su più livelli. Dalla rivoluzione francese contrapposta alla lenta evoluzione inglese, permane una differenza sostanziale. La sinistra indica le strade da seguire, non le costruisce ma abbatte gli ostacoli che impediscono di seguirle, di più, ha un&#8217;idea di progresso basata sulla distruzione e sulla necessità di seguire il nuovo. La destra, di contro, costruire nuove vie, garantisce nuove possibilità, ma non obbliga, se non al rispetto delle leggi, critica razionalmente ma non giudica moralmente. Un caso pratico aiuta a capire la differenza, pensate ad esempio a quei liberali che sostengono il diritto delle coppie di fatto o omosessuali.</p>
<p><strong>Tutti vi parleranno di libertà, ma alcuni lo faranno con risentimento e denigrando, di fatto o moralmente, una scelta definita come sorpassata ed illusoria</strong> (l&#8217;amore romantico borghese, il matrimonio cattolico, etc.), saranno contemporaneamente appiattiti sulla mera contigenza e necessità del qui ed ora e prospetteranno un mondo diverso, celebreranno l&#8217;unione tra ragione e morale in senso assoluto, a freddo. Altri, anche se magari con cinismo e disillusione, diranno semplicemente che sono strade da permettere, pur tenendo conto delle differenze, cercheranno l&#8217;alleanza di razionalità e principi, in modo da trovare risposte dal valore reale, non per cambiare il presente o per appiattirsi su di esso, ma per concedere ad ognuno la possibilità di capire e scegliere, senza sconti alla realtà né alla teoria.</p>
<p><strong>Nessuno difende il concetto di massa, ma primi sostengono comunque che tutti gli individui devono comportarsi allo stesso modo</strong>, che la libertà, pur se distruttiva, è giusta di per se, gli altri che ognuno è libero di sbagliare, che anche se pensano di aver ragione ciò che è giusto deve essere abbracciato con convinzione, poiché solo così ha senso, è costruttivo.</p>
<h4>Liberalismi a confronto</h4>
<p><strong>Indubbiamente questo sarà il secolo del liberalismo</strong>, perché con diversi toni e gradi da Blair a Zapatero, in parte perfino Veltroni, la sinistra di tutto il mondo ha riconosciuto la correttezza di questa scelta. Del resto è inevitabile, la massa sta scomparendo dai paesi occidentali, dall&#8217;avanzare delle piccole imprese (sopratutto nel settore high-tech) alla flessibilità contrattuale necessaria per affrontare la competizione economica, dalla fine dell&#8217;ideologie al localismo. Esistono ormai troppe scelte e strade poiché una massa, ovvera un gruppo omogeneo a diversi livelli di persone, possa continuare ad esistere.</p>
<p><strong>Tutto ciò non significa affatto, però, che questo sarà il secolo della destra, inteso nel senso esposto prima</strong>. D&#8217;altronde abbiamo già provato i frutti avvelenati del liberalismo di sinistra, dalla Rivoluzione Francese con i suoi eccessi sanguinari ed ateistici (con il culto della dea Ragione), al permissivismo sessantottino gli sfaceli della sinistra si sono mostrati in qualsiasi settore. Avendo già dato orribile prova di sè non può ancora far molto danno impunemente, sia perché la misura è colma, sia poiché neanche un idiota può fare lo stesso errore più di tanto, se non altro cederà per stanchezza.</p>
<p><strong>Non si tratta solo di una vittoria per abbandono</strong>, benché sia vero che in una situazione complessa la decisione giusta sarà adottata solo dai più intelligenti o interessati ad un argomento, che sono per definizione una minoranza, ma man mano che tutti vedono la realtà dei fatti, la verità diviene la scelta più semplice, perché mentre prima di un evento sia la previsione corretta che quella errata sono entrambe teorie, dopo solo la menzogna rimane un castello in aria.</p>
<p><strong>Un mondo di libertà intesa come distruzione senza raziocinio, ideologia della libertà, sarebbe deleterio perché spezzerebbe lo spazio di libertà reale</strong>, fondato su legami di verità, creerebbe un mondo caotico, confuso, governato da formali procedure bizantine create per tenere assieme contesti differenti. In ultima istanza danneggerebbe la libertà stessa, rendendola priva di efficacia reale. La scuola odierna ne é, in parte, un buon esempio, non esistendo il merito uno studente è essenzialmente libero di fare quel che gli pare, entro certi limiti, senza conseguenze, ma quando arriva nel mondo reale, del lavoro, si accorge che le competenze acquisite sono inutili, che abbia studiato o meno il sistema è così privo di guida e senso che non ha valore per il mondo esterno. Al limite può essere un titolo necessario, ma privo di valore in sé, un sei od un nove, se hanno qualche valore, lo mantengono solo dentro la scuola, dopo sono simboli vuoti.</p>
<p><strong>Solo una struttura comune, un ordine</strong>, anche se semplicemente nel senso astratto di merito (la nozione di merito è comunque sempre legata ad un principio pratica, ad esempio il merito di un mafioso non è il merito di un carabiniere), può costruire un valore reale, trasmissibile da un contesto all&#8217;altro. Ad esempio negli Stati Uniti laurearsi e farlo in una certa università conta, indica un valore non legale, ma sostanziale.</p>
<p><strong>Questo sarà il secolo della destra perché è un secolo veloce, dove gli errori si vedono e si pagano subito, e dove le diverse concezioni della società, dell&#8217;amore, della vita si scontrano, perciò solo un mondo di destra, fondato sull&#8217;uomo e sui principi e non sul popolo e sulle ideologie, può rimanere in piedi</strong>.</p>
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		<title>Immigrazione, Cultura e Sicurezza</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Nov 2007 22:02:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>thumbria</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Le politiche adottabili per affrontare la questione del rapporto tra diverse culture sono varie, nondimeno quelle finora adottate in Europa sono tutte fallite, dal multiculturalismo Olandese all&#8217;integrazionismo francese. Spesso i cattivi risultati non hanno portato ad un completo cambio di rotta, con risultati incoerenti e comunque pericolosi.
Il problema è nello stesso schema mentale adottato, ovvero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Le politiche adottabili per affrontare la questione del rapporto tra diverse culture sono varie, nondimeno quelle finora adottate in Europa sono tutte fallite</strong>, dal multiculturalismo Olandese all&#8217;integrazionismo francese. Spesso i cattivi risultati non hanno portato ad un completo cambio di rotta, con risultati incoerenti e comunque pericolosi.<br />
Il problema è nello stesso schema mentale adottato, ovvero considerare la cultura come un qualcosa di diverso dall&#8217;individuo ma che questi porta comunque con sé, il che ha portato alla discriminazione in entrambi in sensi, ma, positiva o negativa che sia, un&#8217;ingiustizia è sempre un&#8217;ingiustizia, che sia in un senso o nell&#8217;altro.<br />
La soluzione richiede di cambiare mentalità: «Chi emigra tende a perdere inevitabilmente il suo patrimonio di storia e cultura, perché ciò non è in lui, ma nella società, non nella sua singola persona, che ne conserva solo la parte individuale, ma nell&#8217;insieme delle persone, nelle interconnessioni che essi costituiscono. Per lo stesso motivo, non può ricreare ciò che ha abbandonato nel luogo ove immigra, perché ciò distruggerebbe la società originale ivi presente». Questo comporta che se alcuni costumi creano problemi oggettivi alla società ospite, vanno proibiti. «Questo non costituisce una limitazione della libertà del nuovo cittadino, anzi è essenziale per essa, dato che gli permette di inserirsi nel nuovo ambiente, ed evita la formazione di ghetti culturali».</p>
<p><strong>La sinistra non lo ha capito, come molte altre cose, e pertanto di fronte a problemi che richiedono di cambiare i suoi dogmi, reagisce in modo isterico e tardivo</strong>, come recentemente sulla questione espulsioni. Nel giro di un giorno il problema è divenuto da trascurabile a fondamentale tanto che Prodi ha assicurato che simili avvenimenti non accadranno più, non ha però detto come li impedirà, forse spera di scoprirlo grazie a qualche seduta spiritica, come sua abitudine.</p>
<h4>L&#8217;ingiustificabile origine della violenza</h4>
<p><strong>La violenza è rampante in tutte le società occidentali, soprattutto è spesso dovuta in gran parte ai &#8220;diversi&#8221;</strong> persino negli Stati Uniti dove l&#8217;immigrazione e la diversità sono integrati nella società, tanto che Jesse Jackson (attivista nero) disse anni fa: «Non c&#8217;è niente di più doloroso per me&#8230; che camminare per strada, sentire dei passi ed iniziare a pensare ad una rapina, quindi guardarsi intorno, vedere un bianco e sentirsi rassicurati». Che siano una minoranza degli immigrati o meno, il punto è che gli immigrati sono la maggioranza dei criminali e quindi esiste una chiara correlazione, che non va negata, ma compresa per potere essere risolta.</p>
<p><strong>Risolvere i problemi richiede cambiamenti mentali e legislativi.</strong> Ciò vale anche per evitare segregazioni, (auto-)imposte o meno, criminalità, povertà. Tutti aspetti legati, ma ciò non ha il valore di una giustificazione, come certa sinistra ancora ritiene, anzi ha il valore di un&#8217;avvertimento che gli immigrati dovrebbero cogliere.<br />
Sono infatti sopratutto gli immigrati ad essere responsabili, come del resto ogni altro uomo, delle proprie fortune. A dover scegliere, per esempio, tra costumi difficilmente compatibili con la nostra società (il caso dei Rom è il più evidente), tra cercare un lavoro o dedicarsi all&#8217;accattonaggio e quindi verso la criminalità.<br />
La società deve togliere tutti gli impedimenti legali (peraltro praticamente inesistenti in democrazia) e, d&#8217;altronde le facilitazioni, tutte discriminazioni che &#8220;ghettizzano&#8221; una persona e la vedono semplicemente come parte di un gruppo. Però il maggior lavoro è del singolo che sceglie il nostro Paese, perché se vuole smettere di sentirsi semplicemente ospite, deve iniziare comportarsi come italiano. Il che non si riduce a pagare le tasse o guardare partite di calcio, implica accettare gli onnipresenti simboli cattolici (che in Italia hanno spesso accompagnato e sostituito il liberalismo in questioni come il libero arbitrio/libertà individuale), occuparsi dell&#8217;educazione dei figli ma comprendere che, tutti loro vivono comunque in Italia, dove, per esempio, indossare il velo o portare pugnali rituali non è sempre possibile, per chiunque&#8230; In generale devono capire che nessuno vieta loro di comportarsi come membri di un determinato gruppo, ma questo non può andare contro l&#8217;essere cittadini italiani, non può portarli ad auto-segregarsi nella speranza di ricostruire l&#8217;ambiente d&#8217;origine. La loro nuova casa, anche se magari temporanea, è l&#8217;Italia.</p>
<p><strong>Quando questo rapporto non viene risolto è normale che un immigrato si senta estraneo, venga trattato da estraneo</strong> (la diffididenza è reciproca e paritaria, ma gli italiani sono chiaramente in posizione di forza) e dunque trovi più facile, l&#8217;unica possibile, la strada della criminalità.<br />
Da liberale ritengo che si debbano predisporre più linee di azione, overo che in ogni caso i crimini siano dei singoli, e come tali vadano puniti, duramente e giustamente (è così ovvio che se non fosse per certa sinistra e certa magistratura sarebbe inutile dirlo).<br />
In secondo luogo dove si formano segregazioni, per esempio quartieri &#8220;etnici&#8221;, significa che manca uno dei presupposti della libertà, uno spazio comune, l&#8217;uguaglianza delle possibilità, quindi si debbano prendere provvedimenti.<br />
In ultimo ai nuovi italiani, come in alcuni comuni si fa per i maggiorenni, andrebbero recapitate la costituzione ed altre fonti di informazioni ed appoggi, sia culturali che pratiche, ad esempio per imparare la lingua e cultura italiana (processo che andrebbe già predisposto nei loro Paesi nativi), ma anche per spiegare che la sanità è pubblica.<br />
Sarebbero utili anche provvedimenti legislativi di altro tipo, ad esempio una riforma delle pensioni sul modello cileno permetterebbe agli immigrati di portarsi dietro la propria pensione qualora volessero tornare nel loro Paese di origine.</p>
<p><strong>Dopotutto esistono principi comuni a tutti gli uomini</strong>, la libertà stimola ed affascina ogni persona, uno Stato liberale, con meno tasse, più responsabilità personale e più spazio vitale per oguno, sarebbe, dunque, un altro ottimo modo per far sentire più a casa i cittadini italiani, vecchi e nuovi.</p>
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