Stato federale e liberale

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Stato federale e liberale

Dicembre 6th, 2007 · 1 Commento
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Una delle chiavi del liberalismo è che dando più potere al singolo egli diverrà anche più responsabile e dovendo provvedere a sé stesso adotterà la soluzione migliore per il proprio caso, migliorando quindi la situazione, rispetto ad uno statalismo onnivoro, per lo Stato, che non deve occuparsi di tutto, e per sé, dato che potendo pensare solo alla sua personale situazione troverà una soluzione più adatta di quella generica statale.
Questo ragionamento può essere esteso per mostrare come il federalismo sia preferibile rispetto allo statalismo, per far sì che se proprio è necessaria (ed in alcuni casi lo è) un’autorità pubblica, che almeno sia il più possibile vicino ai cittadini, pur rimanendo abbastanza grande da essere in grado di svolgere il proprio lavoro.

I casi in cui ciò è possibile, anzi consigliabile, aumentano sempre più, infatti la conoscenza è sempre più disponibile e meno costosa, da ottenere e gestire, e questo permette, sebbene non perfettamente, di usufruire in qualche modo dell’esperienza e della capacità dei migliori esperti in ogni parte del mondo ed ai cittadini di avere una certa comprensione del quadro generale di ogni settore di loro interesse, in modo che essi possono esercitare in modo più efficiente il giusto controllo sugli apparati pubblici. La stessa scienza, inoltre, in molti campi si sta muovendo verso l’analisi dell’interazione degli elementi di un sistema, piuttosto che solo verso il sistema come unicum od il singolo in modo astratto, che si tratti della reciproca influenza di molecole, enzimi e geni per comprendere la causa di una malattia o reti sociali per analizzare la diffusione delle informazioni.

Esistendo tutti i presupposti tecnologici e l’ovvio vantaggio pratico ed organizzativo non stupisce che, finalmente, anche il Presidente della Repubblica, sostenga la necessità del federalismo fiscale, non soltanto quello, aggiungo personalmente, ma almeno è un inizio. Anzi l’inizio, visto che un sistema sanitario regionale senza una fiscalità regionale è quantomeno bislacco, visto che fortemente limitato nelle possibilità di scelta pratiche (se le tasse sono fisse i servizi possibili sono più o meno fissi visto che hai una determinata cifra a disposizione). Francamente nell’era dell’individuo è più difficile vedere la necessità dello Stato che la necessità di smontarlo, un po’ come la RAI, a parte far pagare il canone e servire i politici non mi viene in mente nessun altro motivo per cui debba essere pubblica.
Come detto in Principi & Valori applicare un sano federalismo non significherebbe affatto creare venti sistemi con diritti diversi, ma venti applicazioni diverse degli stessi diritti, ognuna migliore di quella generale nel particolare caso in questione, con abbattimento dei costi e maggiore soddisfazione di tutti. La creazione di regioni a statuto speciale, per quanto forse storicamente necessaria, ha creato forti discriminazioni che ora non hanno più senso, l’idea di dare autonomia, e non privilegi, è però giusta, introdurre il federalismo sarebbe anche un modo per riparare a questo torto e fare in modo che ognuno abbia ciò che vuole ovvero è possibile avere. Per esempio se in Emilia-Romagna, o nelle altre regioni rosse vogliono davvero pagare alte tasse per avere uno Stato gigante (non a caso i peggiori statalisti, da Mussolini a Prodi sono di quelle parti), devono essere liberi di farlo, ma non è giusto che impongano anche ad altri questo regime. Un caso pratico riguarda invece i sistemi di trasporti pubblici, è ovvio che in una regione ad alta dispersione abitativa tale sistema è praticamente inutile se non sulle medio-grandi distanze e quindi sui mezzi ad esse attinenti (es. treno).

Quanto detto di favorevole sul federalismo non è superfluo, come apparentemente può sembrare, se unito alla riforma generale dello Stato in senso liberale auspicata da sempre. É vero che in uno Stato liberale la necessità del federalismo è meno pressante, ma le due cose combinate, anche perché frutto dello stesso principio di libertà, funzionano ancora meglio, poiché garantiscono competizione anche tra le varie forme dello Stato, ovvero maggiore libertà di scelta, ad ogni livello, per il cittadino, diminuendo così i rischi dovuti alla necessaria (e di per sé non negativa, ma rischiosa) esistenza dello Stato ed aumentandone i vantaggi. Perché tutto questo funzioni bisogna però evitare quei particolarismi che spezzano la possibilità di scelta e trasformano la libertà in un vagabondare solitario, ad esempio sostituire lo studio dell’italiano con il sardo od il tedesco, come in alcuni luoghi si propone o si fa, non è certo un simbolo di buon federalismo, quanto della gabbia di un certo localismo, libertarismo, che impedisce a chi è dentro un luogo, od una cultura, di uscirne, di avere scelta, ma rinchiude le possibilità del singolo in uno spazio tanto angusto, isolato, da essere una prigione. E l’idea di essere libero in una prigione è ovviamente priva di senso.

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Categorie: italiano · politica



1 commento finora ↓

  • 1 Camelot Destra Ideale // Dic 7, 2007 alle 1:45 am

    A me piacerebbe anche, che le Municipalità - che oggi non hanno potere - ne avessero su piccole cose concrete: tipo la manutenzione delle strade, ad oggi in mano ai Comuni. Il federalismo migliore è quello che consente al cittadino di vigilare, e solo quello che alloca le competenze partendo dal basso.
    In tema di feralismo, poi, a me viene da pensare alla questione “aumento dei prezzi dei generi alimentari”, di cui si discute in questi giorni: c’è bisogno di concedere più licenze per le grandi catene distributive. Solo così si può - attraverso la concorrenza - abbassare i prezzi.
    Però questo è un caso paradigmatico dei limiti del feralismo: è sufficiente che un’amministrazione obietti qualcosa o non conceda licenze alla grande distribuzione, perchè in un territorio ci sia minore concorreza…la Lega anni fa, pose come condizione per l’alleanza con il centrodestra alle elezioni amministrative, che non si concedessero più licenze ai grandi distributori, perchè a loro avviso stritolavano i piccoli commercianti…

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