Fermare la violenza

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Fermare la violenza

Novembre 15th, 2007 · 3 Commenti
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Le persone sbagliano, i poliziotti sbagliano, ma questo non concede il diritto a chi subisce il torto di colpire altri innocenti, di vendicarsi. Invece alcune persone lo hanno fatto. Alcuni terroristi-tifosi, dopo la morte di una persona in un autogrill, si sono sentiti in diritto, se non in dovere, di distruggere caserme di polizia e carabinieri, il che è semplicemente inaccettabile, per un numero così ampio di motivi che non si possono nemmeno elencare tutti. Se una persona sbaglia è giusto che paghi, indipendentemente dal ruolo che ricopre, non ha senso colpire una categoria intera. Anche se il poliziotto avesse sparato ad una persona per puro sadismo, nessuno aveva il diritto di assaltare le forze dell’ordine, oltre al punto di vista morale, l’errore principale è che esse rappresentano il noi, difendono la società, l’insieme dei singoli, fermando chi reca danno. Attaccare loro significa dunque attaccare tutti.

Quando vince la violenza

Un altro punto di vista inquietante è che i terroristi hanno vinto, di nuovo, se si parla di quanto hanno subito i poliziotti è solo per dovere di cronaca, la compassione è praticamente solo per gli altri. Eppure da una parte c’è stato (forse, dato che l’inchiesta non è chiusa, ma partiamo da questa ipotesi per semplicità) un singolo errore isolato, dall’altra il proseguio di una lunga sequenza di violenza, negli stadi e fuori, consapevole e ferocemente perseguita. Dal punto di vista della colpa, entrambe le parti contano errori (anche se in termini di migliaia ad uno), ma dal punto di vista della responsabilità i violenti hanno assolutamente torto e le forze dell’ordine tutta la ragione. Si tratta di uno di quei casi in cui bisogna scegliere da che parte stare, in cui il grigio non ha senso, perché si parla di diritti fondamentali, non a caso la sinistra ha scelto la parte sbagliata. É in gioco infatti il principio cardine del monopolio della violenza da parte dello Stato, esso infatti è l’unico che può legittimamente usare la forza, non in modo assoluto peraltro ma solo in risposta ad una violenza effettuata da altri, questo principio è l’unico che può garantire la pace, nel senso ampio del termine, nella società. Infatti soltanto se la violenza è legittima limitatamente e per difesa, personale o sociale, è possibile evitare che dilaghi, e persino, teoricamente che scompaia. Solo in questo caso, infatti, diviene priva di senso, perché solo se lo Stato è immensamente più forte di qualsiasi singolo od organizzazione e quindi non permette a nessuno di trarre vantaggi dall’uso della violenza essa può essere eliminata.

Difesa della libertà

Per un liberale lo Stato non è un gioco od un totem, un liberale sottomette la propria personale libertà per ottenere una libertà più vasta, sociale, che si fonda essenzialmente sul principio del monopolio della violenza. Per un liberale lo Stato non è un gioco od un totem, un liberale sottomette la propria personale libertà per ottenere una libertà più vasta, sociale, che si fonda essenzialmente sul principio del monopolio della violenza e sul suo esercizio limitato. Lo Stato non può usare la violenza arbitrariamente, ed infatti se il singolo poliziotto ha sbagliato deve pagare, ma ha il dovere di usarla per fermare chi l’adotta. Così come si accettano di pagare le tasse, limitate come la violenza, per avere in cambio dei servizi, si limita la propria libertà perché lo Stato combatta la violenza. Il che evidenzia un altro problema, so bene che bisogna applicare la teoria con elasticità, perché essa non è mai perfetta e posso anche capire come un poliziotto si possa sentire ad essere attaccato proprio da chi difende, ma quei violenti andavano fermati. Quel poliziotto ha sbagliato a sparare, ma gli altri hanno sbagliato a non farlo quando venivano assaliti, quando i tifosi vandalizzano le città, quando al G8 i no-global (no-brain) hanno distrutto Genova, perché ci sono altri cittadini onesti, che, come i poliziotti, hanno subito la violenza, hanno visto le proprie auto distrutte e la propria libertà limitata, non solo dallo Stato, ma anche da altri, senza possibilità di difendersi. Per questo noi siamo con le forze dell’ordine e le forze dell’ordine devono essere con noi.

Responsabilità di sistema

Indubbiamente per poter svolgere il proprio lavoro con tranquillità le forze dell’ordine devono avere più appoggio, sia dai cittadini che dalle altre istituzioni, qualcosa che spesso manca. Molti componenti del governo attuale hanno infatti più volte dimostrato un’idiozia retorica a supporto della violenza di sinistra, ma questo governo passerà, il problema è nella magistratura, la cui origine però riconduce nuovamente alla politica.
Sono infatti alcuni magistrati, che, con svariate motivazioni, da quelle ideologiche (come la Forleo sui “resistenti iracheni”, in realtà terroristi) a quelle pratiche (non ci sono posti nelle carceri), svalutano il lavoro degli altri assolvendo o preferendo pene alternative a favore di chi invece dovrebbe andare in prigione, talvolta addirittura rendono più pericoloso per i poliziotti difendersi che per i criminali attaccare. Disonesti od incapaci sono dappertutto però il sistema di auto-governo della magistratura non li sancisce, non li ostacola, come in molti altri casi in Italia, non c’è controllo, il merito costituisce nella sudditanza alla corporazione di appartenza e non è legato all’assolvimento del proprio compito. In questi casi da una parte c’è sempre una cittadinanza responsabile e dei politici incapaci. Escluso l’attuale governo, da cui ovviamente non c’è alcuna speranza di ottenere qualcosa di buono, lo scorso governo in questo campo ha fatto poco, e del resto i suoi elettori probabilmente non lo hanno sostenuto abbastanza, non tanto da sopperire agli ostacoli di alcune parti della sua maggioranza. Nel futuro, sperabilmente prossimo, bisognerà fare in modo che cittadini e politici contribuiscano, ognuno per la propria parte, a risolvere questi problemi strutturali, in modo che sia il sistema stesso a favorire il vero merito, ovvero l’assolvimento del proprio compito, sostenga i meritevoli e colpisca i singoli incapaci che danneggiano la propria categoria e la società. Risolvere i problemi strutturali significa, nel caso della violenza, sostenere le forze ordine in modo che, quando sia giusto difendere la società e fermare i disonesti ed i violenti, possano farlo con forza e sicurezza.

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Categorie: italiano · politica



3 commenti finora ↓

  • 1 Camelot Destra Ideale // Nov 15, 2007 alle 5:13 pm

    E poi, cavolo: la responsabilità penale è personale…diamine..non ha senso il putiferio sulla Polizia…questo è un Paese alla deriva totale…senza punti di riferimento…siamo un popolo di scimpanzè antropomorfi…

  • 2 thumbria // Nov 15, 2007 alle 11:07 pm

    Sì, ma a pensare ai mali dell’Italia ci si deprime, e non li si risolve. Bisogna trovare la strada e le persone per salvare la situazione e creare un sistema funzionante. Ad esempio con un Partito unitario della libertà.

  • 3 Camelot Destra Ideale // Nov 20, 2007 alle 10:29 pm

    Siamo online:
    http://www.perilpartitodellaliberta.com/
    Mi raccomando il banner e il link ;)
    A presto

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