Persino gli intellettuali si stanno accorgendo che la sinistra ha sbagliato praticamente su tutto, benché il concetto stesso di intellettuale sia legato alla sinistra. Per ovviare a quello che lo ritengono un semplice caso molti si affrettano a dire che però in realtà il liberalismo è di sinistra, come a dire che la sinistra deve solo accorgersi di avere già ragione, non può sbagliare davvero. Personalmente ritengo che la sinistra abbia torto. Punto.
Fondalmentalmente, strutturalmente, paradigmaticamente torto. Così come il secolo scorso è stato della sinistra, cioè di uno dei suoi tratti fondanti: il collettivismo, questo sarà il secolo della destra, del liberalismo. Non è un caso, infatti il secolo della massa è stato tanto deleterio da auto-distruggersi e lasciare il mercato, la democrazia, l’individuo come unici vincitori.
Destra e sinistra
Qualcuno potrebbe storcere il naso sentendo ancora destra e sinistra, giudicandoli contenitori privi di valore di per sé, ma significativi solo in quanto forieri di socialismo o liberalismo. Questo è vero solo in parte, indubbiamente alcuni paradigmi (strutture fondamentali) sono più di sinistra o di destra, storicamente potrebbe anche sembrarlo, visto che il passato ha visto contrapposti gli schieramenti su linee totalmente divergenti, ma non è così, possono esistere differenze su più livelli. Dalla rivoluzione francese contrapposta alla lenta evoluzione inglese, permane una differenza sostanziale. La sinistra indica le strade da seguire, non le costruisce ma abbatte gli ostacoli che impediscono di seguirle, di più, ha un’idea di progresso basata sulla distruzione e sulla necessità di seguire il nuovo. La destra, di contro, costruire nuove vie, garantisce nuove possibilità, ma non obbliga, se non al rispetto delle leggi, critica razionalmente ma non giudica moralmente. Un caso pratico aiuta a capire la differenza, pensate ad esempio a quei liberali che sostengono il diritto delle coppie di fatto o omosessuali.
Tutti vi parleranno di libertà, ma alcuni lo faranno con risentimento e denigrando, di fatto o moralmente, una scelta definita come sorpassata ed illusoria (l’amore romantico borghese, il matrimonio cattolico, etc.), saranno contemporaneamente appiattiti sulla mera contigenza e necessità del qui ed ora e prospetteranno un mondo diverso, celebreranno l’unione tra ragione e morale in senso assoluto, a freddo. Altri, anche se magari con cinismo e disillusione, diranno semplicemente che sono strade da permettere, pur tenendo conto delle differenze, cercheranno l’alleanza di razionalità e principi, in modo da trovare risposte dal valore reale, non per cambiare il presente o per appiattirsi su di esso, ma per concedere ad ognuno la possibilità di capire e scegliere, senza sconti alla realtà né alla teoria.
Nessuno difende il concetto di massa, ma primi sostengono comunque che tutti gli individui devono comportarsi allo stesso modo, che la libertà, pur se distruttiva, è giusta di per se, gli altri che ognuno è libero di sbagliare, che anche se pensano di aver ragione ciò che è giusto deve essere abbracciato con convinzione, poiché solo così ha senso, è costruttivo.
Liberalismi a confronto
Indubbiamente questo sarà il secolo del liberalismo, perché con diversi toni e gradi da Blair a Zapatero, in parte perfino Veltroni, la sinistra di tutto il mondo ha riconosciuto la correttezza di questa scelta. Del resto è inevitabile, la massa sta scomparendo dai paesi occidentali, dall’avanzare delle piccole imprese (sopratutto nel settore high-tech) alla flessibilità contrattuale necessaria per affrontare la competizione economica, dalla fine dell’ideologie al localismo. Esistono ormai troppe scelte e strade poiché una massa, ovvera un gruppo omogeneo a diversi livelli di persone, possa continuare ad esistere.
Tutto ciò non significa affatto, però, che questo sarà il secolo della destra, inteso nel senso esposto prima. D’altronde abbiamo già provato i frutti avvelenati del liberalismo di sinistra, dalla Rivoluzione Francese con i suoi eccessi sanguinari ed ateistici (con il culto della dea Ragione), al permissivismo sessantottino gli sfaceli della sinistra si sono mostrati in qualsiasi settore. Avendo già dato orribile prova di sè non può ancora far molto danno impunemente, sia perché la misura è colma, sia poiché neanche un idiota può fare lo stesso errore più di tanto, se non altro cederà per stanchezza.
Non si tratta solo di una vittoria per abbandono, benché sia vero che in una situazione complessa la decisione giusta sarà adottata solo dai più intelligenti o interessati ad un argomento, che sono per definizione una minoranza, ma man mano che tutti vedono la realtà dei fatti, la verità diviene la scelta più semplice, perché mentre prima di un evento sia la previsione corretta che quella errata sono entrambe teorie, dopo solo la menzogna rimane un castello in aria.
Un mondo di libertà intesa come distruzione senza raziocinio, ideologia della libertà, sarebbe deleterio perché spezzerebbe lo spazio di libertà reale, fondato su legami di verità, creerebbe un mondo caotico, confuso, governato da formali procedure bizantine create per tenere assieme contesti differenti. In ultima istanza danneggerebbe la libertà stessa, rendendola priva di efficacia reale. La scuola odierna ne é, in parte, un buon esempio, non esistendo il merito uno studente è essenzialmente libero di fare quel che gli pare, entro certi limiti, senza conseguenze, ma quando arriva nel mondo reale, del lavoro, si accorge che le competenze acquisite sono inutili, che abbia studiato o meno il sistema è così privo di guida e senso che non ha valore per il mondo esterno. Al limite può essere un titolo necessario, ma privo di valore in sé, un sei od un nove, se hanno qualche valore, lo mantengono solo dentro la scuola, dopo sono simboli vuoti.
Solo una struttura comune, un ordine, anche se semplicemente nel senso astratto di merito (la nozione di merito è comunque sempre legata ad un principio pratica, ad esempio il merito di un mafioso non è il merito di un carabiniere), può costruire un valore reale, trasmissibile da un contesto all’altro. Ad esempio negli Stati Uniti laurearsi e farlo in una certa università conta, indica un valore non legale, ma sostanziale.
Questo sarà il secolo della destra perché è un secolo veloce, dove gli errori si vedono e si pagano subito, e dove le diverse concezioni della società, dell’amore, della vita si scontrano, perciò solo un mondo di destra, fondato sull’uomo e sui principi e non sul popolo e sulle ideologie, può rimanere in piedi.
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2 commenti finora ↓
1 Camelot Destra Ideale // Nov 8, 2007 alle 3:47 pm
Eccellente ;)
2 thumbria // Nov 8, 2007 alle 3:57 pm
Grazie, anche tu scrivi articoli molto interessanti, solo che generalmente io commento solo per criticare.
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