La responsabilità dei potenti

Thumbria header image 1

La responsabilità dei potenti

Ottobre 25th, 2007 · Nessun Commento
Tags: , , , , .

Sbarre e cielo

Il danno peggiore che ha fatto, secondo me, il dominio sinistro in Italia, è il fatalismo, la mancanza di speranza («il mondo fa schifo, nessuno può farci nulla ed è colpa dei ricchi/forti/potenti»), quel vuoto di non senso, in cui molti, anche a destra non riescono a far meno di credere. Vorrei capirne il motivo.
Personalmente credo nel libero arbitrio, o nella libertà individuale, come si preferisce, penso che ogni lettore condivida questo fondamento. Però mi chiedo quanto conti l’ambiente, lo spazio logico e fisico in cui viviamo per l’esercizio e l’ampiezza reale della propria libertà. Me lo chiedo perché le nostre categorie logiche, le parole ed i concetti che usiamo sono necessariamente artificiali, indispensabili per comprendere le cose, ma solamente parti di quel complesso unicum interdipendente che è la realtà. Creano uno schema, un ordine, attraverso il quale vedere più chiaramente ciò che accade, ma così facendo restringono la visuale, costringendola ad un angolo.

Questa complessità è sempre stata di fronte ai nostri occhi, durante la nostra vita personale e la nostra storia culturale, ma oggi è ancor più vivida. Quando eravamo bambini, pensavamo da bambini e vivevamo da bambini, il nostro spazio era necessariamente ristretto dai nostri genitori per evitare che ne avessimo dei danni fisici e mentali. Diventati adulti le cose si sono complicate, perché siamo certamente più liberi, ma al contempo viviamo in una società, assieme ad altri individui, condizionati dai loro comportamenti e dalle leggi. Questo non implica necessariamente una limitazione della libertà, quanto piuttosto determina i modi in cui questa può essere usufruita. Ad esempio Kafka in vita fu praticamente ignorato perché incapace di far pubblicare le sue opere, fu un suo amico a renderlo celebre postumo (peraltro contrariamente al suo volere, dato che lo scrittore avrebbe voluto la distruzione delle sue opere). Se Kafka fosse vissuto in una società diversa, come la nostra, dove anche tramite piccoli passi, come aprire un blog e costruire una cerchia di lettori, si può ottenere qualcosa probabilmente il successo ottenuto lo avrebbe aiutato a superare le sue limitazioni e quindi permettergli di lavorare come scrittore.
Storicamente l’incontro con altre culture, tramite l’immigrazione e la globalizzazione, ha portato l’odierna società a risaltare sempre più la “diversità” del mondo. Una complessità che sopratutto gli immigrati, stretti tra due mondi, si trovano a dover affrontare. Il caso di Hina, la ragazza pachistana uccisa dalla famiglia per questioni di onore ben lo dimostra, il comportamento della famiglia mostra chiaramente il conflitto tra il pentimento (il padre si è dichiarato colpevole ed era evidentemente triste) e il senso di necessarietà del gesto compiuto per “terminare” l’allontanamente dello ragazza dalla tradizione pachistana. Nessuno li ha costretti a venire in Italia, ma probabilmente le condizioni del loro Paese li hanno costretti ad allontanarsene.
Siamo liberi, ma liberi di scegliere tra ciò che esiste e non di plasmare la nostra stessa libertà.

Niente e nessuno può giustificare il gesto della famiglia di Hina, il gesto del padre ed il silenzio della madre; oppure i no-global che distruggono ed attaccano le forze dell’ordine. Tutte queste persone scelgono consapevolmente la strada sbagliata e sono colpevoli dei loro errori e della loro situazione. Però non si può negare che l’ambiente incida loro possibilità. Opporsi alla criminalità, per esempio, probabilmente richiede più coraggio al sud che al nord.
Ma non è semplicemente questo il punto, perché per quanto difficile rimanga qualcosa è pur sempre tra le nostre scelte. Un altro problema sorge quando la legge o l’informazione incentivano una scelta piuttosto che un’altra, basti pensare al caso delle fonti di energia alternativa che molti, genuinamente, pensano poter essere una soluzione, quando invece non potranno mai costituire più del 20-25% delle fonti energetiche. Certo le fonti di informazione e le persone che ci rappresentano le scegliamo noi, ma se scegliamo una posizione per caso o perché i nostri genitori la difendevano potremmo rimanere intrappolati in una visione distorta. Se una persona inizia a leggere da piccola Repubblica, e quindi pensa che sia vera, probabilmente diventa di sinistra, ma non è solo colpa sua, perché non ha modo per capire che è in gran parte falsa.

Oppure sì ? L’ambiente determina le nostre scelte, è vero, determina quello tra cui possiamo scegliere, perché se uno è libero lo sono tutti, quindi le azioni di ognuno hanno effetto, in parte, su tutti. Questo è liberale, è vero, passare però da questo a dire che dato che fare la cosa giusta talvolta è difficile si può perdonare chi al sud protegge con omertà e connivenza la criminalità, non lo è. Dire che c’è stato un tempo in cui era giusto essere comunisti/fascisti per proteggere l’italia dai neri/rossi non è corretto, giustificare il proprio errore con gli errori di altri, usare scuse alla Rousseau (è colpa della società) per assolvere qualcuno, oltre ad essere anti-liberale, è stupido, e francamente inaccettabile, perché siamo liberi e singolarmente potenti, cioè ognuno di noi può, forse non cambiare il mondo o lo Stato, ma la propria vita sì. Pur essendo rinchiusi in un’ideologia sinistra, infatti, c’è sempre un banco di prova accessibile a tutti: la realtà. Per quanto possa apparire complicata ed inestricabile, comunque esiste ed è lì la testimoniare la bontà, o malvagità, delle nostra azioni.
Per questo il maggior danno della sinistra è il fatalismo, perché impedisce di cambiare le cose, di avere visioni diverse, di avere il coraggio di osare, è il fondamento del controllo sociale, la negazione della libertà individuale. Peraltro è, in parte, anche un sintomo di malattia mentale considerando che il suicidio è scelto da chi vede come unica soluzione seguire una logica che porta alla morte, cioè da chi pensa che lo stato di cose lo costringa a quella scelta.

I politici, gli imprenditori, gli intellettuali, chiunque abbia posizioni di potere reale ed effettivo ha una grande responsabilità, comunque se lo sia guadagnato, che sia stato eletto per creare la legge, o si sia costruito la sua impresa, ma se una città oppure un Paese corre verso il declino essi non hanno maggiori colpe degli altri cittadini. Magari non ne hanno nessuna.
Avere più responsabilità significa semplicemente avere più potere, che le proprie azioni hanno un effetto più grande, non vuol dire che un errore non sia un errore, piccolo o grande che sia è uguale per oguno che lo commetta. Inoltre, dato che il tempo è limitato, una grande responsabilità pubblica solitamente significa una piccola responsabilità privata, chi è “potente” lavora più di una persona normale quindi, per esempio, se ha figli, è meno responsabile della loro educazione di una persona normale.
Se anche esistesse un essere perfetto, il tempo e le altre limitazioni materiali lo porterebbero comunque a fare delle scelte, quindi ad avere difetti ad essere meno di alcuni in certi campi. In ultima istanza non esistono “uomini più” di altri, questa è l’assicurazione finale che ognuno è libero allo stesso modo.

Se il post ti è piaciuto continua a seguire il blog sottoscrivendo il feed.

Categorie: italiano · politica



0 commenti finora ↓

  • Non ci sono ancora commenti... tocca a te iniziare.

Lascia un Commento

Metodo di identificazione


OpenID

-Oppure-

Normale