Un metodo non basta: il fallimento della democrazia

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Un metodo non basta: il fallimento della democrazia

Ottobre 10th, 2007 · Nessun Commento
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Un metodo, qualsiasi esso sia, scientifico o sociale, si fonda su principi, su considerazioni, identificate in modo variamente preciso e rigido a seconda del contesto. É chiaro che un tipo di geometria richiede assiomi più chiari di un sistema educativo, ma non di meno entrambi richiedono un fondamento.
É stato detto molte volte, ma ripeterlo non è un male. Così come è vero che uno scienziato deve chiedersi se un certo procedimento è applicabile ad una determinata situazione se non vuole invalidare i suoi risultati, allo stesso modo deve chiedersi se le sue ricerche servono a guarire il cancro oppure a sterilizzare un determinato gruppo sociale, e se magari possono essere utilizzati per entrambi gli scopi deve chiedersi quale dei due sta servendo in quel momento, ovvero per chi lavora.
Questo è vero indipendemente da ciò che uno ritiene giusto e sbagliato, è necessario per capire le reali conseguenze delle proprie azioni, perché ogni metodo, ogni procedura, porta a determinati risultati solo se sono valide le premesse. Altrimenti sballa il sistema.

Un sistema chiamato democrazia

La democrazia è un sistema di governo, una serie di principi e metodi, che possono applicarsi a varie forme di governo, ad esempio una repubblica parlamentare o presidenziale. Ironicamente Repubblica Democratica costituiva il nome formale di molte dittature comuniste, ma questa, per fortuna, è storia.
Più precisamente le democrazie moderne sono democrazie liberali, vale a dire che sono fondate sui principi liberali di dignità intrinseca dell’uomo, di limitatezza del potere statale, di distinzione tra spazio (e proprietà) pubblico e privato. Al di là della precisione formale (in parte, così enunciati, sono sovrapposti) rappresentano il fondamento di ciò che una persona comune si aspetta dal proprio stato.
Escluse le considerazioni pratiche, ad esempio il fatto che pochissimi sosterrebbero Prodi adesso e che chiunque l’abbia votato probabilmente si odia ogni istante di più, ci si accorge che rimangono comunque falle in questo sistema fintanto che si accettano tutte le premesse, ovvero che il metodo tenta sempre più di negare i suoi principi e che i risultati non sono, in ogni caso, positivi.

Come è possibile ? La società è cambiata, il Paese è in declino e sono gli stessi cittadini a voler violare, a chiedere di negare quei principi, ad andare contro il bene, la prosperità economica e la libertà sociale, che teoricamente la democrazia dovrebbe favorire. La tensione tra la componente democratica e quella liberale c’è sempre stata, ma oggi assume forme curiose, non si tentano più di togliere diritti, ma di inventarne di nuovi, di irrigidire la libertà. Anche il perseguire la rotta errata è cosa comune nella storia della democrazia, ma ora il concetto di scorretto è inteso in senso diverso a seconda dei soggetti, ciò che è errato per un soggetto diviene corretto per altri, tutti i pesi sono da una parte e tutti i vantaggi dall’altra e chi dovrà subire le conseguenze saranno solo quelli nel gruppo dei “perdenti”.

Il peso del cambiamento

Ogni cambiamento sostanziale genera una qualche forma di violenza, una risposta improvvisa e inaspettata (da chi non è a contatto con il cambiamento), il che comporta sempre rischi. Prima della democrazia questo portava a delle rivoluzioni, oggi, sebbene le democrazie fragili spesso vacillino, riescono comunque ad assorbire il colpo ed adattarsi. L’Italia degli anni di piombo è un ottimo esempio, si è arrivati al limite, ma la democrazia ha tenuto, nonostante tutte le sue debolezze strutturali, perché comunque i principi erano garantiti ed i metodi, bene o male, funzionavano.

Oggi non è più così. Il problema, come spesso accade, è che il contesto non è più quello di un tempo e quindi il metodo non rispetta più i principi, ovvero lo fa solo in parte e questo genera distorsioni. Inoltre, è qui sta l’eccezionalità, mai prima d’ora il nuovo è meno rappresentato del vecchio, ci sono più anziani che giovani, sopratutto ai posti di comando e il cambiamento in atto fa sì che non ci sia più collegamento, né un minimo ricambio, tra anziani e giovani, che, volenti o nolenti, non riescono ad incontrarsi.
La complessità della questione è elevata, per capirlo giova riprendere due esempi fatti in precedenza: quello della calligrafia e del merito. Un tempo la calligrafia era importante, perché se non eri in grado di scrivere velocemente e comprensibilmente non potevi comunicare facilmente, oggi invece conta più saper usare il computer. I professori che fino a pochi anni fa insistevano con l’esercizio della calligrafia sbagliavano, quindi, e probabilmente anche loro, adesso, lo riconoscerebbero.
Ma potevano fare altrimenti ? Potevano lasciar perdere la calligrafia ed affidarsi ad un computer ? No, perché loro non sapevano usare il computer, potevano soppravvivere senza (anche perché la maggior parte di questi era anziana) e per loro conveniva continuare in quel modo piuttosto che fare lo sforzo, economico e personale, di adoperare il computer. Inoltre se lo avessero fatto sarebbero diventati loro gli allievi, perdendo il loro ruolo di insegnanti.
Il caso del merito fa ancor più riflettere: «Ma non tutto il merito è un bene in sé, perché bisogna capire di quale merito parliamo, di chi sono questi criteri di merito, ad esempio il merito per un comunista è l’appiattimento sull’ideologia, ma non per tutti è così». Per un comunista più applichi senza pensare, più fai richieste anacronistiche ed ormai prive di alcun senso, più sei comunista, l’errore è proprio nel fatto di scegliere di essere comunista (in realtà questo è vero da sempre, ma oggi è più evidente).

In entrambe le situazioni i vantaggi e le rigidità di una scelta passata, anche se essa non è più valida, rendono più conveniente l’opzione scorretta, in pratica l’unica possibile. Il punto è che quei sistemi sono chiusi, quindi solo in caso di grandi cambiamenti indotti esternamente possono cambiare altrimenti continueranno fino ad esaurimento.

Non accuso insegnanti o sinistrorsi di essere stupidi, li accuso di non comprendere il loro ruolo, di essere talmente addentro ad un sistema morente da non essere in grado di trovare l’uscita, peggio di trovarsi meglio nella loro artefatta ed erronea visione, sapendo che essa non dà risultati, piuttosto che in una realtà che deve essere popolata da nuove visioni, deve essere compresa di nuovo, poiché essa è cambiata.
Questo è essenzialmente il problema della democrazia, il motivo per cui essa è la «peggior forma di governo escluse tutte le altre» (Winston Churchill), perché richiede un grande sforzo, una notevole curiosità intellettuale di fronte ai cambiamenti per capire nuovamente la realtà, per ri-comprenderla, non richiede eroi, necessita che ogni cittadino, almeno per cinque minuti, in certi momenti della sua vita abbia il coraggio di un eroe nel riscoprire la realtà, ridiventata ignota.

La situazione italiana è tragica, il nostro Paese è in declino da decenni, c’erano scelte da fare, pesi da sopportare, che andavano intraprese trent’anni fa, ogni persona della cosiddetta classe dirigente, e la maggior parte dei cittadini, lo sa, compresi certamente Prodi e compagnia, ma per loro continuare sulla vecchia strada è più conveniente, al massimo possono lanciarsi in accorati (quanto patetici) appelli, ma una qualsiasi modifica di rotta manderebbe molti di loro a gambe all’aria, dovrebbero rischiare, cosa che non hanno mai fatto in tutta la loro vita, che non sono stati addestrati a fare.

Dovrebbero avere coraggio e fare quella che per loro è la scelta scorretta, perché loro sono la maggioranza delle persone, come lo sono i pensionati nei sindacati, quindi per loro conviene continuare a spendere, a permettere di vivere con la pensione per trent’anni almeno, a rimanere immobili. Non è un problema, è un vantaggio, li protegge dai rischi e gli consente di sopravvivere, perché loro sono vecchi e la ricchezza che i loro padri hanno costruito probabilmente basterà a sostenerli fino alla morte.
L’impero romano, pur decadente, ha resistito per secoli, a loro basta qualche decennio. Saranno i loro figli e nipoti a pagare, che già ora pagano.

Evoluzione del concetto di democrazia

Ecco perché un metodo non basta, ecco perché la democrazia è tanto potente, perché la fortuna di un Paese dipende dai suoi abitanti, e quando la maggioranza di questi diventa anziano, e solo pochi sono disposti a continuare a cercare di comprendere la realtà, a condividere la loro competenza con gli altri, ad interessarsi al Paese, la democrazia permette loro di fare quello che vogliono, di garantirsi una fine dignitosa, anche se il futuro, per gli altri, sarà fosco.
E possono permettersi di chiamare i giovani “bamboccioni”, anche se sono loro a renderli tali, a chiudergli ogni strada e costringerli a tale scelta.

Non so quanti danni riuscirà ancora a fare questo governo, questa sinistra, queste persone che ancora li sostengono, se l’Italia si risolleverà mai. Comunque vada questa classe dirigente, ora al comando, che è composta da persone che non hanno fatto altro che perdonarsi a vicenda per le violenze, il terrorismo e tutti i fallimenti di cui ognuno di loro è fiero autore, sarà ricordata dalle generazioni future, attraverso le loro marce per la pace, i loro vaghi sostegni, i loro appelli ed annunci, come un gruppo di persone che può anche comprendere che talvolta è necessario un sacrificio, magari ha anche una coscienza da qualche parte, ma che troppo a lungo ha vissuto in un mondo di carta e menzogne ed ora non sa come uscirne, né vuole farlo.
A parte andarsene Prodi non può far niente di buono, si sa, e a lui non si chiede altro, solo che ogni tanto va ricordato e ribadito che ciò vale anche per i suoi amici e complici nelle varie corporazioni italiane.

Sto forse suggerendo una rivoluzione/dittatura ? Certo che no. D’altronde una volta il futuro era rappresentato dalle giovani generazioni presenti, era fisicamente incombente e preponderante, e l’età media più bassa della classe dirigente faceva sì che futuro e presente si bilanciassero, che comunicassero e che comunque il futuro riguardasse, variamente, tutti. Se ricordate le considerazioni da cui eravamo partiti troviamo il problema, da una parte molti dirigenti sono troppo anziani per comprendere il presente ed interessarsi al futuro, dall’altra il futuro è obiettivamente esiguo.
Innanzitutto bisogna, dunque, incentivare notevolmente nuove nascite, se non altro per non peggiorare la situazione attuale, altrimenti, anche se si riuscisse a migliorare la situazione economica, la società degenerebbe inevitabilmente verso contrapposizioni più o meno extra-democratiche e povertà a lungo termini. Questo non eliminerebbe comunque il problema centrale, che è quello di risolvere l’inevitabile conflitto di interessi generazionali, ma eviterebbe che peggiori.

É chiaro che federalismo e neoliberismo diverranno sempre più integrati all’interno del concetto di democrazia moderna, così come dopo la Seconda Guerra Mondiale il liberalismo ne è diventato un fondamento, perché solo liberando le persone da un noi vissuto inevitabilmente come oppressivo ed estraneo (il “noi” anziani contro il “noi” giovani che si danno fastidio a vicenda) si potranno avere io liberi, responsabili ed in grado di difendere i propri interessi (il modello pensionistico cileno di cui si è parlato è un ottimo esempio, libera tutti e non reca danno a nessuno).
Ovviamente ciò non riguarda solo anziani e giovani, ma anche tutte le altre divisioni che sorgono nel momento in cui il modello di Stato-Nazione, ovvero di uno Stato in gran parte chiuso e monoculturale viene a cadere, e quindi bisogna trovare un modello in cui le libere scelte non conducono alla disgregazione sociale e/o statale, il caso “giovani” ed “anziani” è semplicemente il più evidente e simbolico.

Tutto ciò basterà ? Pretendere di poterlo prevedere con certezza sarebbe pura superbia, di certo rimarranno campi da decidere in comune, ma l’esperienza maturata allora servirà a risolvere i problemi sorti, come sempre, perché la democrazia ha fallito, continua a fallire, ma si riprende anche, se ci ricorda che il suo scopo è rendere vantaggiosa la convivenza comune.

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Categorie: italiano · politica



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