Libertà e tasse: l’alleanza tra liberali e cattolici

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Libertà e tasse: l’alleanza tra liberali e cattolici

Ottobre 5th, 2007 · Nessun Commento
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Non bisogna essere cattolici per amare libertà, ma se sei cattolico non puoi non amare la libertà.

La Chiesa non è di destra, ovviamente, né liberale in senso stretto, ma condivide con la destra moderna, cioè liberale, quell’amore per la libertà, che per gli uni ha origine divina (il “libero arbitrio” è condizione indispensabile per il “vero Amore”) mentre per gli altri è diritto naturale di ogni singolo uomo. Parimenti nessun liberale non può fare suo il significato di queste parole:
«Al di sopra del papa, come espressione della pretesa vincolante dell’autorità ecclesiastica, resta comunque la coscienza di ciascuno, che deve essere obbedita (…), se necessario anche contro le richieste dell’autorità ecclesiastica» o ancora «Il papa non può imporre ai fedeli cattolici dei comandamenti, solo perché egli lo vuole o perché lo ritiene utile. Una simile concezione moderna e volontaristica dell’autorità può soltanto deformare l’autentico significato teologico del papato» (J. Ratzinger).
Dato che anche per qualsiasi liberale la coscienza non è qualcosa da subordinare all’autorità, qualsiasi essa sia, ma anzi essa tra valore, sgorga, dalla nostra convinta adesione ad esso.

Sono cose risapute, così come si sa che l’Italia è storicamente povera di liberali, mentre è abbastanza fornita di cattolici, ed è questo che storicamente ha impedito che la sciagura (rivoluzione) comunista si compisse completamente in Italia.
Se c’è qualcosa, però, su cui i fautori del diritto naturale e i credenti sono, quasi da sempre, stati in disaccordo è stata l’economia pratica. Per quanto storicamente la Chiesa nel medioevo sia stato uno dei principali attori economici (il detto dei monasteri benedettini era “ora et labora”, cioè “prega e lavora”) e da sempre esalti il valore dell’individuo (es. la “parabola dei talenti”, in cui si esorta il fedele a sfruttare al massimo le proprie capacità), in tempi moderni la pratica ha portato spesso ad appoggiare derive socialiste.
Ragioni storiche, tendenze culturali ed intellettuali, etc. superfluo sarebbe ora analizzarne le ragioni, invece interessante capire ora perché ora anche in questo campo sono possibili convergenze.

Innanzitutto visto la definitiva indipendenza tra Stato e Chiesa, che in Italia è sempre stata problematica, non necessariamente per volontà o colpa della Chiesa. Visto che, ad esempio, essa poteva legittamente lamentarsi della conquista del suo Stato, o quando i partigiani comunisti, o comunque i comunisti in genere, adoperavano la violenza ed i mezzi statali che controllavano contro la Chiesa ed i suoi membri. In cambio di questi torti poteva, ed in effetti può ancora pretendere risarcimenti economici.
Il che non significa certo che la Chiesa, anche ora, non possa intervernire nel dibattito politico e nello spazio pubblico, contribuendo con indicazioni ai fedeli e ragionamenti per tutti, o con attività di utilità sociale, come scuole, ospedali e centri di assistenza.

Anche le recente dichiarazioni del Papa sul capitalismo, che hanno destato qualche scalpore, in realtà sono state più che altro malinterpretate, al di là delle discussioni filosofiche su liberalismo e sfiducia nell’uomo, che sono interessanti ma lasciamo a l’Occidentale. Chiunque abbia sentito parlare Bill Gates o gli altri grandi imprenditori moderni sa che non sono mossi dal denaro, ma da una visione, che il capitalismo gli permette di realizzare e condividere con altri, non sono quindi sostenitori del capitalismo fine a se stesso, che è quello a cui si oppone il Papa. E dubito fortemente che si possa definire Bill Gates un’anti-capitalista.

Con l’istituzione del divorzio, dell’aborto (anche qui le convergenze tra liberali e cattolici sono consistenti), la morte intellettuale delle università e scuole italiane attraverso un’iniezione di comunismo… la Chiesa si è trovata sola nel dover difendere le proprie posizioni, è tornata a più stretto contatto con le persone e quindi ha provato che nella pratica un sistema che garantisce maggiore indipendenza permette ad ognuno, e a tutti, di raggiungere i propri scopi. Un cambiamento in atto già da tempo. Ad esempio la parificazione tra scuole private e pubbliche, ovvero il riconoscimento dell’uguale utilità pubblica indipendentemente dalla proprietà della scuola, è qualsosa che accomuna mercato, libertà di scelta del singolo e Chiesa (un caso del 2001) e garantisce vantaggi all’intero sistema.
Questa ed altre posizioni capitaliste comuni, conducono ad un’alleanza anche sull’argomento principe: quello delle tasse. La loro semplificazione e limitatezza, in ogni senso, costituisce il caposaldo di qualsiasi schema liberale perché il guadagno rappresenta la fatica, l’impegno di un uomo, una rappresentazione materiale della sua libertà. In termini pratici, inoltre, qualsiasi singolo argomento, per quanto importante, non coinvolge tutti, non riguarda direttamente ognuno, cosa che invece è vera per i soldi, che ognuno è libero di spendere come vuole.
Nel momento in cui si esalta la capacità e libertà del singolo unendola alla fede, non si può che biasimare la “logica del profitto come criterio ultimo nel nostro agire” e sostenere il mercato come mezzo, la giustizia invece della disonesta. I liberali sostengono il capitalismo come mezzo con cui ognuno può raggiungere i propri scopi, i cattolici, in ultima istanza anche, certo esistono differenze sui fini, ma sulla libertà di scelta e sul mezzo per perseguirla non ci sono più differenze.
Una prova concreta di ciò viene fornita da Oscar Giannino, che in una recenta conferenza organizzata da decidere.net (network di Capezzone) ricorda come riceva moltissime richieste da “cristiani fondamentalisti” (Comunione e Liberazione) per parlare del suo libro sulle tasse, mentre pochissime dai partiti di destra.

Ora che il fumoso Veltroni è sceso in campo, è più che mai indispensabile una decisa e chiara alleanza tra liberali e cattolici (peraltro simile a quanto avviene in America) per assicurarsi la vittoria alle prossime elezioni, ma sopratutto garantirsi il consenso necessario per cambiare veramente il Paese, con nette riforme e imponenti cambiamenti culturali, e, se necessario, fare a meno di qualche alleato recalcitrante che in passato ha fermato il governo di centrodestra.

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Categorie: italiano · politica



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