Internet è un’ottimo mezzo per la diffusione della conoscenza, una sorta di deus ex machina che azzera quasi l’accesso alle informazioni. Ma non è una panacea, perché altera la formazione di una cultura del campo e non consente necessariamente di formarsi una mentalità adatta. I due problemi sono simili, ma rimangono distinti, pur ridando nuova linfa a quella curiosa figura che potremmo definire esperto statico o, più prosaicamente, incompetente.
La cultura è quell’insieme di conoscenze, costumi ed abitudini che fanno parte del bagaglio comune delle persone interessate ad un determinato campo o settore. Un tempo questi gruppi erano più ristretti, meno accessibili, ma al contempo meno omogenei, infatti che si trattasse di un club di scacchi o di un gruppo di ricerca sulla fisica nucleare i singoli individui si trovavano spesso a contatto con persone meno competenti, ma parimenti interessate e presenti nel settore. Che si trattasse di studenti, o comunque persone che volevano imparare, portavano il proprio contributo di esperienza vitale, di nuovi problemi, di nuove possibili risposte ai vecchi problemi che i maestri avevano risolto a loro tempo, in questo modo rivitalizzavano intellettualmente l’ambiente. Nella cosiddetta blogosfera, e negli altri ambienti presenti su internet, invece, capita spesso che ci siano solo maestri, che gli “esperti” costituiscano un gruppo chiuso, omogeneo che tratta in modo superbo gli altri “ignoranti” e chi dissente dal gruppo. Per quanto riguarda la tecnologia solitamente si tratta di persone con un età compresa tra 20 e 40 anni, con cultura universitaria ed un lavoro nel campo della comunicazione/educazione/tecnologia, tendenzialmente di sinistra. Questo favorisce la difesa di vecchi concetti, non più aggiornati alla realtà attuale, in generale una chiusura al nuovo che non venga dalle proprie fonti o dal proprio ambiente di appartenenza, il che porta, per parlare di casi pratici, ai dogmi sull’uso dei blog, sulla purezza dei BarCamp, sul rigido uso dei wiki, etc. A essere maliziosi si potrebbe pensare che il tipico atteggiamento ideologico della sinistra (che ha portato alla scomparsa pratica, perché non dicono nulla di nuovo, degli intellettuali di tale parte), assieme alla cultura di partito, unita ad un disprezzo per quelli scemi-ignoranti-di destra sia il vero responsabile di questa tendenza, ma, per quanto non escluda un legame, a me sembra che il problema sia generale, legato al fatto che internet favorisce la formazione di network omogenei per interessi, ma anche per cultura e conoscenza, rendendo quindi difficile un reale movimento di opinioni e facilitando invece la diffusione di quelle dominanti, sotto il mero peso della forza dei numeri. L’incubo della democrazia, quando i numeri contano più delle persone.
Il secondo aspetto è causa-effetto del primo, infatti una mentalità in grado di comprendere le varie problematiche di diversi utenti richiede una certa esperienza pratica ed il contatto con altre realtà, altrimenti è normale dimenticarsi “cosa si provava da giovani” ovvero “cosa si provava davanti al primo sistema di comunicazione asincrono” e si perde di vista il fatto che le problematiche cambiano continuamente, così come le soluzioni e le modalità di impiego proficue, oltre alla differenza tra idea e realtà, tra progetto e implementazione.
Una mentalità è un insieme di competenza ed esperienza, di comunicazione orizzontale e verticale, che permette di avere una comprensione generale dell’evoluzione dei vari fenomeni. Essa non sta diventando patrimonio di tutti, ma anzi, di sempre meno persone, che quando erano essenzialmente isolate erano costrette a sviluppare almeno un nucleo di essa, mentre adesso è possibile semplicemente immergersi nel gigantesco oceano di informazioni, il che porta alla riduzione del personale atteggiamento critico e lascia la formulazione dei pensieri veramente originali ai pochi nodi centrali (oppure neanche a quelli, Intelligenza collettiva, più si svilupperanno tali legami più l’intelligenza assumerà tale struttura, è un logico adattamento).
Il punto è che un esperto statico in realtà non è un vero esperto, non è cioè in grado di ipotizzare o sostenere una determinata evoluzione, né suggerire la strada pratica per come ottenerla, sa solo recitare come le cose dovrebbero essere e leggere alcune statistiche favorevoli e negare la validità delle altre.
Esperto statico è un ossimoro, almeno nella nostra era.
É una trappola in cui rischiano di cadere tutti, personalmente mi era accaduto con i commenti de ilgiulivo.com. Molti utenti li usano per discutere di vari temi invece che trattare del tema del post, il che solitamente porta a confusione e dispersione. Ma in quel caso non succede, anzi permette uno scambio di opionioni ed informazioni e suggerisce temi che possono poi essere approfonditi personalmente o discuti più approfonditamente altrove. Benché l’uso non sia standard è innegabile che il suo effetto sia positivo, è quindi il cosiddetto “standard” ad essere sbagliato, almeno nel contesto. Questa osservazione mi ha poi portato ad altre ed un’utile raccolta di informazioni sull’atteggiamento di utenti meno esperti, oltre a fornirmi un esempio pratico di evoluzione di uno strumento. Se avessi semplicemente continuato a bollare stupida l’idea sarei rimasto al punto di partenza, non sarei quindi più stato una persona competente, ma uno che sapeva cos’erano i blog. Se non vivi ciò che ti interessa, non sei un esperto, o almeno non lo rimani.
La soluzione ? É possibile usare il blog in modo differente ? Francamente non lo so, personalmente, essendo uno di quei pluri-maniacali divorati dai propri pensieri, non ne sarei in grado, preferisco leggere, ovvero scoprire informazioni, socialmente, piuttosto che scrivere per diffondere. Il vero problema è che il sistema non aiuta, la quantità di informazioni è semplicemente troppa per rimanere aggiornati e sviluppare un’opinione su ogni cosa per cui se ne dovrebbe avere una, ripiegare su un’idea comune, per quanto limitata è spesso semplicemente l’unica strada, servirebbe un’evoluzione dell’informatica, da scienza dell’elaborazione delle informazioni a gestione delle informazioni, in grado di organizzare la conoscenza, eliminare dati duplicati, legare fatti ed analisi, etc.
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1 commento finora ↓
1 antonio // Set 29, 2007 alle 3:00 pm
interessante
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