All’inizio di quello che si prospetta come l’autunno della nuova speranza, in cui tutti i pezzi si muovono per determinare la caduta di Prodi e del suo catastrofico governo, può giovare tentare di capire come mai cosi malamente questo governo ha fallito. Era ovvio fin da subito che non avrebbe funzionato, ma un tale disastro era difficilmente immaginabile.
Un’immagine emblematica in tal senso è quella vista durante la campagna elettorale, in una puntata di Ballarò si toccò l’argomento dell’intrinseca stupidità del Comunismo il che generò una discussione tra la Bonino e Bertinotti, che prontamente il conduttore Floris tentò di non mostrare guidando le telecamere lontano dalla scena, con Berlusconi che invece cercava di portarlo all’attenzione del pubblico. Solo chi non voleva vedere poteva negare che il governo non avrebbe funzionato, viste le insanabili divergenze e omissioni, però un fallimento di tale portata era francamente inaspettato.
Negli ultimi decenni la sinistra non ha contributo praticamente per nulla al benessere della società ma grazie a questo governo fallimento è diventato eponimo di sinistra.
Il motivo fondamentale è che sbagliando s’impara soltanto se non si continuano a commettere gli stessi errori, ma evidentemente ai comunisti, essendo un po’ tardi, questo dettaglio è sfuggito.
Infatti pur avendo cambiato i loro mezzi i comunisti perseguono pressapoco gli stessi obiettivi, possono aver cambiato nome, ma non la loro sostanza. Avendo abbandonato espliciti atteggiamenti bellicosi e di aperta rivolta verso il regime democratico-liberale, la sinistra italiana tenta ora di usare i mezzi comuni con gli stessi scopi, distorcendone il fine ed inquinando la nostra società democratica e con economia di mercato con elementi impositivi, anti-democratici, e di economia socialista.
Per mostrarlo citiamo alcuni passi del Manifesto del Partito Comunista e la loro reinterpretazione della sinistra moderna.
Punizione della proprietà privata
«In tal senso i comunisti possono riassumere la loro teoria in questa singola espressione: abolizione della proprietà privata. [...]
E l’abolizione di questo rapporto la borghesia la chiama abolizione della personalità e della libertà! E a ragione. Si tratta però dell’abolizione della personalità, indipendenza e libertà borghesi». (dal Manifesto del Partito Comunista)
A parte il fatto che pare curioso il fatto di sentirsi autorizzati a eliminare la libertà soltanto definendola “borghese”, non si può certo affermare che la moderna sinistra voglia abolire la proprietà privata. Infatti, si sono evoluti, vogliono renderla ininfluente, impotente, non garantita di fronte alle minacce e a quella pubblica. Ad esempio con un’alta tassazione, che non è altro che una differente forma di comunismo, pur se mitigata, infatti se l’abolizione della proprietà privata non era che una tassa una tantum del 100% dei propri beni, un insieme di tasse che portano via il 50% del reddito di ciascuno ogni anno, rendendolo “pubblico”, è semplicemente un modo più ipocrita e beffardo di attuarlo.
Non solo, entità normalmente presenti in ogni sistema economico, come le cooperative, grazie all’organicità con il sistema politico guadagnano un preponderante controllo del mercato. Grazie a questo sistema, le statistiche rivelano che laddove negli altri Paesi le cooperative hanno una quota minoritaria della grande distribuzione, essendo meno efficienti, in Italia hanno il controllo di questo settore, soprattutto nelle cosiddette “regioni rosse” in cui i governi locali ostacolano l’attività degli avversari.
Ove normalmente la magistratura e gli altri corpi dello Stato dovrebbero intervenire a salvaguardare la proprietà privata in pericolo si assiste da una parte allo svilimento della polizia, dei carabinieri, etc. cioè di chi dovrebbe poter vigilare, e dall’altra ad un’amministrazione della legge quantomeno arbitraria, dove ogni magistrato fa essenzialmente quel che gli pare o intende del coacervo di leggi, tanto che in Italia non c’è una legge, ma una cifra variabile da zero al numero di magistrati coinvolti. In generale grande potere è lasciato all’arbitrio del singolo funzionario, che spesso è libero di essere il migliore dei lavoratori (nel senso che nulla lo incentiva ad esserlo), oppure (nel senso che non è sanzionato) di dire, ad esempio in caso di accertamenti fiscali, “paghi la penale altrimenti qualcosa troviamo”.Inoltre, quandanche un singolo ha l’ardire di adempiere al proprio dovere, ad esempio nel caso di un magistrato che sanziona un comportamento criminale, decisione successive come indulto o scarcerazioni facili annullano tutto questo.
Triste è poi parlare di chi dovrebbe difendere i cittadini, ma invece rischia spesso più dei criminali, sia legalmente che praticamente, infatti sparare a difesa dei cittadini o propria è sempre un rischio, per un pubblico ufficiale. Basti pensare al caso Giuliani in cui un carabiniere circondato da una folla di volgari delinquenti inferociti e violenti è stato processato per aver sparato in aria ! Quando in un Paese normale avrebbe potuto difendersi sparando consapevolmente agli aggressori, anzi avrebbe dovuto farlo per salvaguardare i cittadini innocenti e le loro proprietà.
Non potendo abolirla, la sinistra fa il possibile per punire la proprietà privata ed ostacolare la sua fruizione e difesa.
Mortificazione della famiglia
«Abolizione della famiglia! [...]
La famiglia del borghese decade naturalmente con l’eliminazione di questo suo proprio completamento ed entrambi scompaiono con la scomparsa del capitale». (dal Manifesto del Partito Comunista)
Come se non bastassero la cultura edonistica e nichilista, che continuamente disprezza la vita, e gli ostacoli pratici, come la mancanze di adeguate strutture sociali di supporto, ora che le famiglie allargate sono scomparse, ed il generale peso economico, che rendono complicata la formazione e lo sviluppo di una famiglia, la sinistra continua nella sua opera di indebolimento della “famiglia borghese”, fornendo alternative confuse e pasticciate, come quella dei PACS che mischia amore a tempo con interessi a domicilio, cioè riguarda coppie temporanee di persone, unite da varie legami, finchè trovano utile stare insieme. Si tratti di studenti che condividono l’affitto, di anziani che si assistono mutualmente o di coppie temporanee. Peraltro lo fa anche in malo modo, considerando che mischia questi diversi rapporti senza nessuna logica e, in nome di una vacua modernità, ingabbia legami per loro natura instabili, e formati in questo modo per rispondere a determinate esigenze, in forme rigide, con le ovvie distorsioni.
É certo che una maggiore libertà di ognuno di formare i legami desiderati con il diritto privato, di qualsiasi natura essi siano, è necessaria per permettere ad ognuno di regolare meglio la propria vita e di affrontarla nel modo preferito. Questo riguarda anche la famiglia, sia in modo diretto che indiretto, ad esempio poter disporre completamente della propria eredità oppure di rinunciare alla possibilità del divorzio senza giusta causa, in modo che i due coniugi siano riassicurati che la loro controparte compierà ogni sforzo possibile per risolveri i problemi del matrimonio, e potrà quindi impegnarsi a sua volta a fare lo stesso [1].
Aumentare la libertà personale, però, non significa attentare al bene comune o negare la verità dei fatti, ovvero incoraggiare allo stesso modo scelte, tutte ugualmente lecite dal punto di vista individuale, ma con implicazioni differenti per la società. A parte le ovvie ragioni riproduttive, che solo una coppia sposata può perseguire al meglio e completamente (due omosessuali non possono ovviamente avere figli e le coppie non stabili tendono ad averne molto meno, oltre a generare molti più costi aggiuntivi, economici e sociali, e difficoltà ai figli), solo la famiglia fondata sul matrimonio, in quanto società naturale, garantisce quella stabilità necessaria allo Stato e per cui esso gli concede determinati diritti, e doveri, il che ha delle conseguenze, a cascata, sulla stabilità e felicità dei figli. Fondare una società su unioni “finché funzionano” non è saggio né auspicabile, certamente non per questo devono essere impedite ai singoli che le desiderano, ma neanche incoraggiate indiscriminatamente.
Tutti gli uomini sono insignificanti
«Si è inoltre rimproverato ai comunisti di voler liquidare la patria, la nazionalità. [...]
Alle accuse contro il comunismo rivolte in genere sulla base di punti di vista religiosi, filosofici e ideologici non serve opporre più dettagliata risposta». (dal Manifesto del Partito Comunista)
Pur essendo quasi riuscito a sconfiggere l’amor di patria e l’identità nazionale, anche grazie all’aiuto di fattori da esso indipendenti, il Comunismo non è riuscito ad eliminare quei valori, quell’identità che il proprio Paese, la propria cultura rappresentano per ciascuno di noi, perché essi, pur non determinando la nostra natura umana, giacché tutti gli uomini sono uguali, definisce una parte di noi, contribuisce in modo importante alla costruzione della nostra identità come singoli individui, ma comunque facenti parte dell’umanità, agli altri uomini legati. Per fare un paragone, una partita di calcio è sempre lo stesso fenomeno qualunque squadra la giochi, ma se è la nostra a giocarla ha un sapore, un significato diverso, così come ogni popolo ha le sue storia di lotte di liberazione, di grandezza e declino, ma Garibaldi, Cavour, il Rinascimento, valgono di più, insegnano di più sulla natura umana a noi italiani, rispetto ad altre storie. Se qualcosa è tuo, lo curi di più, lo conosci di più, ti soddisfa di più, in fondo è una delle basi del successo del capitalismo, e probabilmente è per questo che è tanto odiato dalla sinistra.
Inoltre le culture, le nazionalità sono differenti, ognuna ha qualche punto di forza e di debolezza, ma è innegabile che la Basilica di S. Pietro sia più bella di una capanna di fango africana, negarlo, in nome di un vacuo mondialismo che tratta tutte le culture allo stesso modo, non significa valorizzare ogni cultura, ma mortificarle tutte.
Questo atteggiamento si è esteso supportando il relativismo assoluto, per cui nessuna religione o cultura ha più valore di altre, è più vera di altre, portando all’estremo la tendenza che avevano i comunisti di deridere e negare qualsiasi tesi e prova contraria alle loro idee, di cui i fatti, invece, hanno completamente smentito la bontà.
Dato che i fatti hanno negato la validità del Comunismo, la nuova sinistra nega la validità dei fatti, ed in generale di qualsiasi cosa; se ti piace è vero, buono e giusto.
Questa pretesa di uguaglianza ha inoltre portato al sostegno di dittature sanguinarie. L’Europa e la sinistra in particolare si sono perfettamente adattate al ruolo di servizio che hanno perseguito per tanto tempo, durante la Guerra Fredda, quando il continente si trovò schiacciato tra le due superpotenze e la sinistra sosteneva i vari oppressivi regimi comunisti. Quella che una volta era impossibilità ad agire si è trasformata in incapacità ad agire, non-volontà di farlo, ma invece di sostenere una vuota uguaglianza di qualsiasi modello, o comunque in pratica, la legittimazione di qualsiasi sistema politico ed oppressione con la scusa dello sviluppo autonomo di ogni popolo.
Tutto ciò ha portato alla sempre minore importanza dell’Europa ed al compimento di atroci sofferenze, come quelle del Ruanda o, più recentemente, del Darfur, che con l’aiuto dell’ONU avrebbero potuto essere evitate o quantomeno ridotte nella loro portata.
Dal punto di vista antropologico questo effetto rientra perfettamente in quel fenomeno che Arnold Gehlen, nei suoi lavori sulla tarda cultura della modernità chiama “l’esonero eccessivo”, che caratterizza il nostro tempo, nella società occidentale, ed ha come effetto l’indebolimento del soggetto, e della sua spinta vitale».
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