Riforma Pensionistica
Dopo la corsa attraverso i fattori che agiscono in parallelo al moribondo sistema pensionistico italiano, tornando appunto al titolo di questa disanima. Con l’adozione anche in Italia della riforma cilena, o simile, la minaccia del fallimento del sistema previdenziale, e di conseguenza dello Stato che sta inguaiato di suo, e l’uso politico-ideologico del potere dello Stato di determinare la vita dei cittadini, in specie dei pensionati, verrebbero annullati, rendendo realmente più libere le persone.
Non si tratta soltanto, quindi, una questione economica, ma contemporaneamente di giustizia ed economia: è conveniente e giusto farlo. L’economia non è affatto, secondo la visione comunista, uno strumento del male, bensì uno strumento che usato al meglio e per i migliori scopi permette di liberare l’uomo dalla schiavitù dell’incertezza e dai poteri arbitrari, in uno di nobilitarlo.
I motivi economici sono conseguenza della china negativa demografica intrapresa dalle popolazioni dell’Occidente verso una riduzione delle nascite e, secondariamente, degli strabilianti progressi della medicina attraverso la quale s’allunga la vita delle persone. Quindi, più passa il tempo, e minore sarà il numero dei lavoratori attivi rispetto a quello, abnorme per l’attuale sistema, dei pensionati. Poiché tanto l’innalzamento dell’età pensionabile, quanto quello del numero delle pensioni ha un limite, prima o dopo il sistema ci si vedrà costretti a ridurre i benefici finali promessi, segnale indiscusso di un sistema che si avvia alla bancarotta. Siamo già avviati in quella direzione.
Ed anche se con delle cieche leggi si tenta di cambiare questa situazione, di fatto non si fa che rimandare, e si aumenta inevitabilmente l’incertezza dei pensionati. Tutto ciò è ironico, considerando che il sistema è stato ideato per garantire la “Sicurezza Sociale”.
Il Cile ha evitato questo infausto futuro, sostituendo il sistema pensionistico pubblico con un sistema di capitalizzazione individuale amministrato da imprese private, controllate dai poteri pubblici.
A distanza di una ventina d’anni da quella scelta, i risultati parlano da soli. Le pensioni nel nuovo sistema privato sono tra il 50% e il 100% più alte di prima. Le risorse amministrate tramite i fondi pensione sono pari a 25 miliardi di dollari, ovvero circa il 40% del Pil (Prodotto interno lordo). Di più: con il miglioramento del funzionamento del mercato del lavoro e del capitale, il nuovo sistema pensionistico s’è dimostrato una riforma chiave che ha contribuito alla crescita dell’economia, da un 3% annuale fino ad un 7% corrispondente agli ultimi dodici anni. Inoltre, il tasso di risparmio cileno è aumentato fino al 27% del Pil, mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 5%, da quando questa riforma venne realizzata. E tutto questo nonostante una dittatura militare ed un’instabile situazione politica..
Tanto per capire quanto questa idea sia vincente è bene dire che persino gli esperti della Repubblica Popolare Cinese sono stati in Cile per studiare il sistema privatistico delle pensioni. Ed un funzionario cinese rappresentante della Cina ad Hong Kong derise un conservatore britannico per alcune sue “costose idee eurosocialiste”, appunto il sistema pensionistico occidentale europeo.
Funzionamento
Il modello cileno prevede che non ci sia alcun versamento allo Stato, né del datore né del lavoratore, ma che questi sia obbligato a versare una percentuale del proprio stipendio su d’un conto a capitalizzazione individuale di singola proprietà. Questo fino ad determinato limite di stipendio - circa il doppio del PIL pro capite, parificato al potere d’acquisto, per noi sarebbero più o meno 70.000 dollari - oltre a questo limite la contribuzione è volontaria, ossia una persona può usare un’altra parte del proprio stipendio per andare prima in pensione, oppure per averne una più alta. Inoltre è compresa un’assicurazione sulla morte prematura o sull’invalidità.
In modo simile a quanto avviene in Italia per i fondi pensione ogni persona può cambiare il gestore del proprio conto quando vuole, appunto perché il conto è di proprietà dell’individuo e non dell’amministratore o dello stato, che non possiede neanche i fondi in cui investe.
Solo esercito e polizia sono esclusi da questo sistema, mentre qualsiasi altro lavoratore dipendente, pubblico o privato, aderisce ad esso. I lavoratori autonomi possono invece scegliere se farne parte o meno.
L’età legale per il pensionamento è di 65 anni per gli uomini e 60 per le donne, ma il significato del termine è diverso da quello che vige nel nostro sistema. Nessuno è costretto a smettere di lavorare a quell’età, smette invece di versare contributi obbligatori e può decidere di riscuotere la pensione. Inoltre se grazie a quanto risparmiato può riscuotere una pensione almeno pari al 50% degli ultimi 10 anni del proprio reddito (sempre che sia superiore alla pensione minima) può pre-pensionarsi.
Questo termine implica, quindi, semplicemente il limite dopo il quale non è più obbligato a versare contributi e può iniziare a riscuoterli, che lavori ancora o meno. Inoltre è necessario per riscuotere, in particolari casi, una pensione minima statale.
Ognuno è libero di continuare o smettere di lavorare una volta che si è guadagnato una pensione sufficiente. Nessuno è costretto a sottostare alle decisioni di questo o quel gruppo politico di pressione o dello Stato, se il suo lavoro lo soddisfa può farlo, altrimenti può dedicarsi alle sue passioni.
In pratica una persona decide quanto vuole e a che età ed un qualsiasi computer può dirgli quanto deve versare, e può farlo ogni momento. Semplice, immediato e soprattutto accessibile a chiunque.
Una volta scelto di andare in pensione il lavoratore può mettere i suoi soldi in un’assicurazione privata (per ottenere un vitalizio) o prenderli dal proprio conto mensilmente. In ogni caso se ha soldi in eccesso rispetto a quanto necessario per garantire queste soluzioni, può prelevarli per farne ciò che vuole.
Transizione
Come è possibile effettuare una transizione da un sistema ad un altro? Questa è probabilmente l’aspetto più complicato, specialmente per un sistema, come il nostro, che è già vicino al collasso, mentre quello cileno si stava avvicinando ad esso. Al di là dei costi, esistono anche problemi di comunicazione, dato che risulta difficile convincere chi non ha fiducia nel mercato e nel governo ed ha pregiudizi socialisti/statalisti.
In ogni caso, è chiaro che bisogna lasciare chi è già in pensione al vecchio sistema, di contro i nuovi lavoratori adotterebbero il nuovo e bisognerebbe permettere il passaggio dal vecchio al nuovo sistema a chi si trova in una situazione intermedia, qualcosa che solo una buona gestione dello Stato può garantire.
Il finanziamento della transizione-transmigrazione è una questione estremamente tecnica e complessa, ma uno studio della Banca Mondiale afferma: «il Cile è la dimostrazione di come un paese con un sistema bancario ragionevolmente competitivo, un mercato dei capitali che funziona bene, e stabilità macroeconomica può finanziare deficit per la transizione, senza ripercussioni pesanti sul tasso di interesse».
Anche se le possibilità variano è interessante notare che il Cile ha usato principalmente i vantaggi del nuovo sistema per finanziare lo stesso, ad esempio dato che le contribuzioni necessarie per le pensioni sono minori rispetto a prima ha usato questa differenza come tassa senza aumentare il costo del lavoro. Inoltre ha emesso buoni a lungo termine (non come “nuovo debito”, ma come riconoscimento di quello esistente). Anche gli effetti collaterali sono stati molto utili, la necessità di trovare finanziamenti ha convinto tutti alla diminuzione delle spese statali, l’immissione dei contributi sul mercato ha fornito capitali per la privatizzazione delle imprese statali e ha favorito la crescita economica, che ha, a sua volta, aumentato le entrate tributarie.
Risultati
I risultati sono stati di gran lunga superiori alle previsioni, sia in termini di quantità, sia di qualità, vale a dire che la ricchezza prodotta è finita in buona parte nelle mani dei lavoratori (grazie alle privatizzazioni finanziate dai fondi pensione da loro posseduti), i quali, immessi in un circolo virtuoso, sono stati spinti a migliorare la produttività e a sentirsi legati ancora maggiormente al proprio lavoro.
A titolo esemplificativo della bontà di quanto ottenuto dai lavoratori, basti sapere che per garantire un 70% delle retribuzioni era stato calcolato un rendimento del 4%, in realtà si è ottenuta una media del 12% (con le ovvie fluttuazioni annuali). In pratica questo significa una media dell’84% dell’ultimo stipendio per ogni persona, finanziato con un 10% del proprio stipendio contro il 25% del vecchio sistema.
Il nuovo sistema, inoltre, ha eliminato la mancanza di equità, sperequazione, alla quale soggiaceva il vecchio sistema. Ci sono persone che erroneamente credono che il sistema a ripartizione ridistribuisca le entrate dei lavoratori ricchi verso quelli poveri. Invece, molti recenti studi dimostrano che accade esattamente il contrario.
Informazioni tratte da un Articolo di Per José Piñera, Ideatore ed Artefice della Riforma Cilena, cui lascio le conclusioni.
Conclusioni
«Non è così sorprendente, allora, che il sistema a capitalizzazione individuale sia così popolare tra i cileni, visto che ha aiutato a promuovere la stabilità stessa del paese. I lavoratori apprezzano il fatto che il sistema è giusto e che tramite i loro conti pensione riescono ad essere direttamente interessati agli umori dell’economia. Così come una parte delle azioni emesse dalle imprese cilene più grosse appartengono ai fondi pensione privati, allo stesso modo i lavoratori sono da considerare di fatto investitori nella proprietà del paese.
Quando, nell’81, il sistema a capitalizzazione individuale è stato inaugurato, i lavoratori hanno avuto la possibilità di scegliere tra il nuovo sistema e quello precedente, quello statale. Mezzo milione di essi (un quarto della forza lavoro) ha subito aderito al nuovo sistema durante il primo mese. Oggi, il 93% dei lavoratori fa parte del sistema a capitalizzazione.
Più passa il tempo e prima scomparirà il sistema pensionistico statale: in questo modo i politici non avranno più potere sulle pensioni. In questo modo le pensioni non saranno più un tema di conflitto politico e di demagogia da spendere durante le elezioni, come accaduto in passato. Le entrate di un pensionato dipenderanno solo dal suo lavoro e dal successo dell’economia, non dal governo a dalle pressioni politiche di certe lobby.
Per i cileni, oggi, i conti pensione rappresentano un diritto di proprietà reale e tangibile e rappresentano una certezza al momento del pensionamento. È stato calcolato che la più importante fonte di reddito di un cileno non è più l’auto usata o la piccola casa in cui abita (magari ipotecata), ma il capitale che ha sul suo conto pensione individuale.
Finalmente, questo nuovo sistema pensionistico privato sta avendo effetti politici e culturali importanti. I lavoratori cileni hanno fatto la scelta di aderire a questo sistema, benché molti leader sindacali lo sconsigliassero. Ma i lavoratori si preoccupano molto dei fatti che sono strettamente connessi con le loro vite, come la pensione, la salute e l’educazione. Quindi, fanno scelte ponderate pensando alle loro famiglie e non a seconda delle tendenze politiche del momento. In effetti, questo nuovo sistema lega a doppio filo i lavoratori cileni con lo sviluppo e l’economia. Il lavoratore cileno medio non è indifferente al comportamento della Borsa valori o del tasso di interesse. Quando i lavoratori si rendono conto che sono proprietari di una frazione del paese, non per mezzo di partiti politici o “Politburo”, essi capiscono e aderiscono di più al libero mercato e ai valori di una società libera.
Questa è la breve storia di un sogno che è diventato realtà. La lezione finale è dunque che le rivoluzioni che hanno successo sono quelle che hanno fiducia nell’individuo e nelle meraviglie che l’individuo può realizzare quando è libero».
Come disse il vecchio Marx, l’unica cosa che abbiamo da perdere sono le “nostre catene”, solo che si tratta delle sue, del modello di Stato da lui ispirato e concretizzato dai suoi fedeli seguaci.
(in collaborazione con vettaditalia de IlGiulivo.com per la parte economico-storica)
Se il post ti è piaciuto continua a seguire il blog sottoscrivendo il feed.




1 commento finora ↓
1 University Update - UN Studio - Problemi Storici e Riforme Definitive: Pensioni IV // Ago 4, 2007 alle 11:13 am
[...] the Webmaster Link to Article un studio Problemi Storici e Riforme Definitive: Pensioni IV » Posted at Thumbria : [...]
Lascia un Commento