I mezzi di massa, la società di massa, non scompariranno, ma la loro importanza diminuirà. Siano essi partiti (liberali e non), televisioni, prodotti, culture… smetteranno di essere gli unici attori e riferimenti. La società si parcellizzerà, si suddividerà sempre più in piccoli gruppi, perché grazie ad internet gli interessi condivisi da pochi, sempre esistiti ma prima inattuabili o perseguibili solo in modo parziale grazie ai mezzi di massa, sono facilmente coltivabili.
Chiunque può aprire un blog od un forum e, se capace o famoso, creare una comunità o seguire quelle create da altri.
Che fine farà la società ? Come evolverà ? Se una volta bastava poco ad inquadrare una persona, adesso è molto più complesso. A qualsiasi livello. Se una volta si era operai od impiegati, liberali o comunisti, per tutta la vita, o comunque per molto tempo, adesso non è più così. Dalla flessibilità alla scomparsa delle ideologie, dalla fine del lavoro a vita allo sviluppo di principi e culture particolari, tutto punta ad una moltiplicazione delle possibili definizioni di una persona.
Il concetto di identità è cambiato, non più basato su categorie fisse e gerarchiche, ma su etichette variabili che ognuno definisce.
Siamo in una fase di profondi cambiamenti, quindi alcune cose potrebbero essere vere solo per alcuni (es. lavoro), ma comunque tutti siamo più liberi ed, allo stesso tempo, più dispersi. Siamo meno definibili da altri, e quindi per molte persone intrise di cultura sinistra, o semplicemente disattente, questo significa fine dei valori, delle certezze. Non è così, anche se molte persone, prive dei vecchi sistemi di riferimento, sono spaesate, deluse, pessimiste, lo smarrimento non è inevitabile si tratta solo di riuscire a comprendere questa nuova realtà.
Far credere che la fine del Comunismo significhi la fine della morale è chiaramente un’idiozia priva di senso, diffusa da persone che hanno perso il loro potere ed intendono quindi ricostruirlo in altro modo.
Può certamente essere un processo complesso costruire la propria identità in questa realtà confusa, che sembra vagare senza meta (almeno in Italia). Per chi è giovane da una parte è più facile dato che è abituato a tutto ciò, ma dall’altra come tutti rischia di perdersi in eccessi e particolarismi (come i no-global/no-tav/no-brain) senza avere un quadro generale. D’altronde riuscirci significa cogliere meglio la propria reale essenza, oltrepassando le facili semplificazioni connesse ad una categoria.
In questo quadro è chiaro che le vecchie forme di organizzazione hanno perso la loro preponderanza, come detto non scompariranno, e di certo nel caso italiano soffrono di alcune limitazioni che altrove non ci sono, ma comunque sindacati, partiti, etc., non potranno coprire tutte le nuove esigenze che sono comparse, per come sono strutturati.
Non tutti potrebbero far parte di un partito delle libertà e d’altra parte il partito non potrebbe comprendere tutti quelli interessati alle proprie politiche.
Non tutti hanno tempo, o voglia, di far parte di un partito, ciò non toglie che possano condividere alcune o gran parte delle istanze dello stesso o magari vogliano partecipare solo ad alcune battaglie.
Bisogna quindi coprire questi spazi per fare da raccordo tra “società civile” ed organizzazioni politiche. Ed i vari piccoli gruppi, che volontariamente si coordinassero per tale scopo con singoli politici, capaci ed interessanti al proprio settore, sarebbero un buon modo per farlo.
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2 commenti finora ↓
1 Camelot Destra Ideale // Lug 7, 2007 alle 9:22 pm
Non mi preoccupa la parcellizzazione, il ridurre la vita a micro cosmo…se è scelta, voluta e non subita, è un’opzione accettabile come le altre…
Solo che non capisco il senso di questa conclusione:
“Non tutti potrebbero far parte di un partito delle libertà e d’altra parte il partito non potrebbe comprendere tutti quelli interessati alle proprie politiche”.
Per mio limite non ne ho capito il senso..
2 thumbria // Lug 8, 2007 alle 9:45 am
In effetti manca il nesso logico, comunque intendo dire che non tutti hanno tempo, o voglia, di far parte di un partito, ciò non toglie che possano condividere alcune o gran parte delle istanze dello stesso o magari vogliano partecipare solo per alcune battaglie.
Bisogna quindi coprire questi spazi per fare da raccordo tra “società civile” ed organizzazioni politiche. Ed i vari piccoli gruppi, che volontariamente si coordinassero per tale scopo sarebbero un buon modo per farlo.
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