Se la scrittura è racconto di quello che il lettore non può fare, quindi la lettura permette il travaso di esperienza e la formazione di una “coscienza”, internet ha reso meno significativa la scrittura, ma anche il resto delle attività passive, perché permette un’esperienza più diretta, coinvolgente.
In sintesi si legge meno si pensa di più, e questo è un bene.
É pur vero che la maggior parte delle persone semplicemente non è capace di raggiungere la profondità degli scrittori più bravi, ma questo significa che non riuscirebbe neanche a capirla, quindi se questi invece di leggere cose incomprensibili scrivono cose semplici, hanno comunque ottenuto un miglioramento personale.
La lettura non è un bene in sé, è solo un processo volto ad ottenere dei risultati.
Comunque i giovani leggono poco anche perché la letteratura dell’ultimo secolo è in gran parte orribile, parla di gente depressa, affetta da turbe psichiche, sovente con complessi omosessuali e/o paranoici (del tipo «ce l’ho ? Lo sono ? Qualcuno lo pensa ?») comunque con mentalità bizzarre ed astruse. É incomprensibile, riguarda cose morte, ideali morti e sepolti (e parecchio insensati, personalmente), che i giovani non comprendono.
Se una persona, pur non avendolo vissuto, prima della caduta del muro di Berlino poteva comunque sentirsi vicino ad un episodio della guerra fredda, poteva capire quell’atmosfera deprimente che caratterizza molti libri moderni, per noi è semplicemente impossibile comprendere, sentire nostre quelle storie. Noi vediamo solo dei noiosi depressi cronici incapaci di affrontare i loro problemi.
Per molti anziani i giovani sono persone senza ideali, per noi semplicemente quelli degli adulti sono senza senso.
Nessuno legge perché non c’è letteratura adatta disponibile.
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