Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri.
Questa frase è il simbolo della Fattoria degli Animali, un noto libro di Orwell, che rappresenta allegoricamente la Rivoluzione Russa, e più in generale ogni rivoluzione mossa da una presunta superiorità morale.
La pubblicazione stessa del libro è, in sé, significativa considerando che un editore a cui aveva tentato di vendere il libro lo rifiutò in base ad un presunto consiglio del governo, che fu in realtà dato da una persona che poi si scoprì essere una spia sovietica.
Inoltre nella sua prefazione, Orwell notò che una delle cose più inquietanti della censura inglese, verso il regime sovietico, era che fosse una censura auto-imposta, volontaria, non per volere del governo, ma per tacito accordo fra i giornalisti.
Vico elaborò la teoria dei ricorsi storici, la quale sostiene non tanto che la storia si ripeta, ma che gli uomini rimangono uguali, e quindi il presente è sempre nuovo, ma sempre analogo a ciò che è accaduto in passato, con periodi di barbarie alternati ad epoche di rinnovata civiltà.
In questo senso, è interessante ciò che accade in questi giorni con il silenzio su quanto ha fatto Visco ed il clamore, solo perché inevitabile, sulla discussione attorno alla sua rimozione. Sempre più spesso i giornalisti premettono la parola “presunto” ad ogni fatto che raccontano, ma contemporaneamente danno spazio ad accuse sovente prive di fondamento e di prove. É una forma di censura molto evoluta, qualsiasi cosa viene detta purché sia clamorosa, ma nessuna conseguenza viene presa in considerazione e difesa. É come additare un criminale alla pubblica gogna, ma poi lasciarlo libero di fare ciò che vuole.
Non è la corretta presunzione di innocenza, ovvero il non considerare colpevole chi non è condannato, perché non condannare qualcuno prima del processo non significa rinunciare ad avere una visione critica, un’opinione.
Per questo è una forma di censura evoluta, perché non vengono nascosti i fatti, ma resi insignificanti, sommersi in un mare di dicerie in cui emerge la verità che più piace.
Dunque è un problema generale del giornalismo, che non riguarda solo questo singolo ultimo caso, eppure esso si può assumere come suo simbolo e come emblema del disprezzo che questo governo, con le parole e con i fatti, ha dimostrato verso i cittadini che dovrebbe rappresentare. Con le parole sprezzanti che spesso Prodi rivolge ai cittadini, giudicando la sua mancanza di popolarità alla stregua di un capriccio di dementi, con le leggi arbitrarie ed ingiuste che questo esecutivo impone all’Italia, peraltro ignorando spesso il parlamento che rileva come la sua rappresentatività sia solo apparente, e con le decisioni, mai prese definitivamente su qualsiasi opera, dalla TAV alle discariche, e su ogni missione militare.
Questo fatto può a ben diritto essere un simbolo di questi mali Sinistri perché questo governo ne è uno dei massimi rappresentanti, tanto che l’elenco delle sue nefandezze porterebbe via troppo tempo. Una rappresentanza equamente divisa con certa magistratura, che quando si tratta di colpire i deboli e chi non appartiene ad una determinata parte politica si dimostra pronta e veloce ad agire, ma quando invece dovrebbe difendere i cittadini dai forti e dai membri della sinistra agisce, se agisce, con indolenza e malavoglia.
Basti citare due casi simili che hanno ricevuto diversi trattamenti, nell’uno Berlusconi veniva insultato con «buffone, fatti processare !» e la Cassazione giudicava il fatto utile «a suscitare riflessioni sul tema della legalita’ e del rispetto delle leggi», mentre un pizzaiolo che aveva affisso alcune immagini di membri del governo nel bagno del suo esercizio (peraltro come parte di un gioco con suoi clienti della parte politica in questione, i quali di contro entravano con il pugno chiuso nella pizzeria) è stato pesantemente multato.
Inoltre benché i fatti apparissero già da subito contro il ministro Visco, non si era chiesto che un chiarimento a questo governo. Si era chiesto che chi mentisse fosse allontanato. Invece senza alcun chiarimento, ma anzi ammettendo con la remissione della delega riguardante la guardia di finanza il proprio coinvolgimento, Visco ha imposto le dimissioni al generale Roberto Speciale, che si era rifiutato di farlo “spontaneamente”. Come in passato chi si ritiene “moralmente superiore” si comporta in modo ignobile, ed alcuni, con la complicità degli organi di controllo che non compiono il loro dovere, sono più uguali degli altri, e pertanto non soggetti alla legge come gli altri.
É ironico, o terribile, che ciò accada il giorno della festa della repubblica. Ironico per chi, come loro, ha per anni tentato di sovvertire l’ordine democratico per soppiantarlo con quello comunista, non disdegnando il ricorso alla violenza (senza punire, per rimanere in tema di non-uguaglianza i terroristi colpevoli, che anzi del governo fanno parte), e che oggi pare aver segnato un’altra vittoria in questa direzione. Terribile per gli onesti che, in entrambe le parti politiche e tra i cittadini, ancora una volta hanno prova che la giustizia non è cieca in Italia, porta semplicemente gli occhiali scuri.
Se il post ti è piaciuto continua a seguire il blog sottoscrivendo il feed.




1 commento finora ↓
1 Camelot Destra Ideale // Giu 3, 2007 alle 2:16 pm
Occhiali scuri e distorcenti…
Lascia un Commento