Decisioni e Società

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Decisioni e Società

Maggio 26th, 2007 · Nessun Commento
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Storia dell’indecisione

Il problema storico dei politici italiani è l’incapacità di decidere, fin dal biennio rosso nostri politici non furono in grado di opporsi ai tentativi violenti di sovvertire l’ordine vigente dei rivoluzionari comunisti e lasciarono che fossero i fascisti ad occuparsene, i quali, divenuti a loro volta una minaccia, non furono fermati.

È questo, essenzialmente, che ha causato anche gli altri problemi strutturali della nostra Storia.

Anche per Berlusconi, sia adesso che in passato, le buone parole non sempre sono state seguite dai fatti.
È difficile credere che tutti i politici presenti e passati siano stati dei bugiardi e degli incapaci, o meglio, è facile crederlo, ma allora ci si domanda perché noi ed i nostri predecessori non riusciamo combattere questo stato di cose.

La domanda da porsi è perché ciò è accaduto, è troppo facile dire che erano tutti una massa di stupidi, non lo ritengo possibile, se fosse tutto così semplice non si avrebbero difficoltà a sostituirli.

Il principale assente

L’ostacolo principale al cambiamento, almeno a mio parere, è la mancanza di un reale spazio pubblico, le motivazioni storiche sono molto profonde, risalenti addirittura al modo in cui fu fatta l’Unità di Italia passando per il para-Stato comunista, che anche quando non è violento ed eversivo si isola dal resto della società…

L’incapacità dei politici, dei dirigenti in genere, di decidere, non dipende quindi semplicemente dalla loro volontà, ma da una situazione che non invita a farlo, non è vantaggioso per un politico fare un cambiamento se tanto i cittadini stessi non cambieranno e quindi se guadagnerà dei consensi da una parte li perderà dall’altra. Non solo, questa incapacità significa anche impotenza, ad esempio Fini non ha spostato l’asse politico del Paese a proprio vantaggio si è spostato lui, perché non poteva fare altrimenti, od almeno non è riuscito a farlo, a convincere i cittadini a cambiare opinione.

Legame tra indecisione e società mancante

Questo implica spesso anche l’impossibilità di dar seguito alle proteste, alle richieste dei cittadini, perché, ad esempio, è ovvio che normalmente uno fra Visco o Speciale sarebbe già stato cacciato, perché si è reso protagonista di un grave, tentato, attacco all’autonomia dei singoli poteri statali. Sicuramente anche il centrosinistra avrebbe chiesto la testa di un ministro del centrodestra se questi avesse preso parte ad una simile vicenda, ma visto che si tratta di “noi o loro”, non intendono cedere, “fanno quadrato” verso l’esterno.

Lo stesso dicasi per le altissime spese dei politici, che periodicamente vengono riscoperte, se ogni taglio implica un attacco ad un gruppo, quali interessi i politici proteggeranno se non i propri contro i cittadini. Per loro è molto semplice reindirizzare le proteste verso l’altra parte, ad esempio tirando fuori il conflitto di interessi o le coop rosse, oppure rinfacciargliele, perché in effetti tutti sono parte in causa.
E questo non implica necessariamente la “cattiveria” dei politici, perché quanti realmente a sinistra preferiscono escludere Berlusconi e a destra colpire gli ingiusti vantaggi della finanza rossa piuttosto che colpire anche i propri gruppi nelle varie istituzioni ?

In una società bloccata, rigida, dove le possibilità di muoversi sono ristrette è molto facile che il gruppo di appartenenza assuma un valore preponderante rispetto al resto della società. Contemporaneamente, però, la stessa appartenenza è molto più ipocrita, apparente, poiché non c’è molto spazio per l’autonomia, per il dissenso costruttivo, perché o si è da una parte o dall’altra.

Costruire uno spazio comune

La responsabilità di questo stato di cose è quindi dovuta sia al passato che alla mancanza di coraggio e di iniziativa dei protagonisti attuali, compresi noi cittadini, noi del centrodestra. Parte della soluzione consiste nell’istituzione, di quelle associazioni di cittadini, che rappresentino tutti gli schieramenti e culture, ma sopratutto nella loro collaborazione, per creare una società civile.
Sì, perché è proprio la società civile che è assente, è divisa, dispersa, frantumata, anche per questo un altro pezzo della soluzione si può trovare in un diverso atteggiamento, costruttivo e disponibile con tutti (ove ovviamente ci sia reciprocità), perché penso siamo tutti convinti, a sinistra come a destra, che ci siano persone ragionevoli, anche se dall’altra parte hanno torto questo non significa che siano sbagliati loro, le persone, ma solo le loro idee.

Non sono (solamente) i politici ad essere “cattivi/disonesti” o gli altri ad essere “stupidi”, siamo tutti a dover cambiare mentalità, a fare qualche sforzo per rinunciare ad un po’ di potere di gruppo per costruirne uno maggiore dell’insieme della società, così come dare più spazio di manovra ai singoli.
Questo non significa scendere a compromessi, morali o politici, rimanendo chiare e nette le differenze, anzi proprio per questo, si possono trovare punti in comune solidi, sinceri, e quindi collaborare proficuamente su singole questioni.
Giusto per citare un caso, sulla criminalità siamo tutti d’accordo, anche se sul come colpire le cause della stessa esistono enormi differenze a destra e a sinistra

È un compito che spetta ai dirigenti, ma anche a noi tutti, dopotutto dovremmo essere noi la società civile.

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Categorie: italiano · politica



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