Libertà di Vivere IV - Diritti di chi non ha voce

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Libertà di Vivere IV - Diritti di chi non ha voce

Aprile 1st, 2007 · Nessun Commento
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Logo Logiche di LibertàBambino7) “É meglio abortire che esporre un figlio a maltrattamento”. Evitare di uccidere qualcuno non significa autorizzare la madre a maltrattarlo, quale mentecatto potrebbe mai pensare una cosa del genere ? Lo stesso si può dire per chi dice «dato che comunque accade, uccidiamo i bambini per evitare il rischio», paradossalmente, significherebbe l’essere giusto eliminare tutta la popolazione dello Stato di Israele per evitare che subiscano attacchi suicidi.

Inoltre ciò non è neanche vero. Statisticamente è l’opposto (basterebbe solo seguire le notizie d’attualità). I casi di figli maltrattati aumentano con l’aumentare degli aborti. Apparentemente il disprezzo per la vita umana, riflesso nell’accettazione dell’aborto, si estende dalla fase prenatale a quella post-natale. Erroneamente questa obiezione fa ritenere che l’aborto non sia un grande maltrattamento.
Infatti, l’aborto è il peggiore e primo maltrattamento che può essere inflitto ad un essere umano: porta immediatamente la morte. Per impedire che il bambino subisca maltrattamenti gli infliggono un maltrattamento peggiore, quello estremo. Questo è semplicemente grottesco.

8) “I bambini mentalmente ritardati non dovrebbero nascere”. I bambini mentalmente ritardati sono (è strano che sia necessario ricordarlo) esseri umani, ucciderli equivale a commettere omicidio, considerarli un’entità morale di rango inferiore è ingiusto ed illegale.
Questa logica con cui gli abortisti giustificano l’aborto terapeutico, sarebbe valida anche per l’infanticidio.
Infatti è interessante notare che le associazioni di disabili non si sono pronunciate a favore dell’aborto, ad esempio Simone Aspis, del British Council of Disabled People, sostiene che ciò equivale a diffondere il messaggio il che «essere disabili è una brutta cosa e gli adulti disabili valgono meno degli altri membri della società».

9) “Ogni bambino ha diritto a una vita piena”. Quali sono i criteri per stabilire se una vita è piena o meno e chi può stabilirlo ? Questo ragionamento si basa sull’idea che sia possibile rinviare la nascita di un figlio a migliori circostanze, per cui lo si può uccidere ora, ma non è così. Togliere la vita al nascituro significa privarlo dell’unica possibilità che ha di venire al mondo. Egli non avrà una seconda occasione migliore, poiché geneticamente irripetibile. Perciò la scelta non è fra una vita “limitata” (ammesso che si possa definire un tale concetto) ed una sana, la vita è una sola e non c’è scelta. Ognuno ha diritto alla vita, non tenere conto di questo significa nascondere un omicidio dietro delle “buone intenzioni”.
Per giunta, secondo questa logica, si dovrebbero poi uccidere tutti gli esseri umani “deformi”, anche al di fuori dell’utero materno (cosa che alcune menti diaboliche, in parte, hanno messo in atto nel corso della storia). Dunque, chiediamoci: perché prima della nascita, sì, dopo la nascita, no? Così questa logica abortista condurrebbe all’infanticidio.

Oltre a ciò, se si può uccidere il nascituro per evitare potenziali “limitazioni” o maltrattamenti, perché non uccidere i milioni di bambini che vivono nella denutrizione e nella violenza ? Si possono togliere di torno tranquillamente seguendo questi ragionamenti. Mezzo continente africano verrebbe annullato!

La Filosofia e la Scienza

10) “Nessuno conosce quando comincia la vita umana”. Questa è un’argomentazione a doppio taglio. Se nessuno conosce quando comincia la vita umana, essa potrebbe cominciare anche all’atto del concepimento. E se essa comincia all’atto del concepimento l’aborto è un omicidio. Possiamo giustificare l’assassinio di qualcosa che potrebbe essere umano ? In nessun altro caso accettiamo questo rischio, per cui l’incertezza non può autorizzarci ad uccidere dei feti.
Si chiama principio di precauzione, ed è alla base di molte delle nostre azioni e regole, ad esempio l’obbligo di indossare la cintura, se non sei sicuro non puoi rischiare con una vita umana.

L’alternativa è quello che potremo chiamare “principio di pragmaticità” (nel dubbio, considerare non-umani). Questo secondo metodo è lo stesso che ha giustificato, in passato, la tratta dei neri e lo schiavismo («i negri non sono persone»), la tragedia dell’olocausto ebraico («gli ebrei non sono davvero esseri umani come gli altri»), etc.

Ma a parte il solito principio di precauzione (comunque già sufficiente in moltissimi altri casi), ci sono altre questioni, ad esempio sappiamo che il criterio della nascita è del tutto irrazionale (sei uomo quando esci dal corpo della madre) perché se anche volessimo considerare la natura umana completamente definita dalla biologia, ci sono persone che nascono dopo 7 o 8 mesi, quindi non può essere scientifico.
Immaginiamo il caso in cui il battito del cuore viene fermato per un intervento medico, la persona è viva o morta ? Detto in altro modo, un medico può fare quel che vuole con quel corpo ? La risposta, ovviamente, è no… e questo perchè quel corpo ha ragionevoli possibilità di tornare ad appartenere al legittimo proprietario.
Quindi il medico non può disporne come vuole, e deve rispondere di suoi eventuali errori, anche se in quel momento il corpo non è dotato di segni vitali.
Anche se un insieme di cellule nel ventre di una madre, forse, non è una persona, di sicuro è parte di un corpo che appartiene di diritto ad una persona, già ben definita e prossima a venire al mondo.

Tra l’altro il caso nazista mostra anche un’altra verità spesso tralasciata: è vero che «molti scienziati non considerano persone i feti e gli embrioni», ma non dimentichino che, durante il Nazismo, molti scienziati erano d’accordo nel ritenere gli ebrei come membri di una razza inferiore. E questa “teoria” veniva insegnata nella migliori università del mondo, al di fuori della Germania Nazista. E non si trattava di difensori di superstizioni medioevali, ma di esponenti della scienza moderna, galileiana, sperimentale.

Inoltre non esistono elementi scientifici che indichino un particolare momento in cui le cellule “prendono vita” e diventano persone. Detto in altri termini, non esiste nulla di scientifico che possa supportare la creazione di quella peculiare figura, dalla duplice natura scientifica e filosofica, che noi chiamiamo “essere umano” ed i cui diritti naturali sono la base della nostra legislazione democratica. Quindi è logicamente necessario supporla esistente dall’unico momento-che- naturalmente-potrebbe-non-essere, cioè il concepimento, tutto il resto è semplicemente una sequenza naturale.

Infine, in realtà dal punto di vista biologico non si è ancora giunti ad una definizione di “vita” e “morte”, ed alcuni sostengono non sia nemmeno possibile, ma, al limite, si possa soltanto distinguere tra gli organismi viventi e quelli che non lo sono.

Ma anche se non si considerassero questi fatti e ragionamenti determinanti, il fatto reale e innegabile è che dopo nove mesi nasce un bambino, sicuramente essere umano, quindi se commetti l’aborto la conseguenza diretta è che sicuramente ci sarà una persona di meno sulla Terra, è un dato di fatto. Che si tratti di un omicidio diretto od indiretto è una considerazione utile solo ai fini della gravità della colpa, ma non per determinare la sussistenza del reato, detto in altro modo è possibile non essere sicuri sulla natura della causa, ma l’effetto rimane certo.

Immaginate di avere un figlio che stesse per cadere in un burrone e voi sapeste che se toccasse terra morirebbe sicuramente, per voi farebbe davvero differenza se lo fermaste prima che cada o prendendolo al volo ? Oppure vi preoccupereste soltanto di salvarlo ?

Per l’aborto è qualcosa di duale, non è importante se impedisci ad una persona di nascere uccidendola o fermando il suo sviluppo, il punto è che sei tu che decidi direttamente che quella persona, unica ed irripetibile, non ci sarà, perché senza aborto dopo nove mesi c’è sicuramente un essere umano, al di là delle considerazioni più o meno strane che uno può fare.

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Categorie: italiano · politica



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