2007: la fine del sistema Comunista in Italia

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2007: la fine del sistema Comunista in Italia

Marzo 23rd, 2007 · 1 Commento
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In questi giorni si è molto parlato e si sono analizzate le conseguenze del caso Mastrogiacomo, ma questa volta vorrei non limitarmi al singolo fatto, ma cercare il filo della situazione, una logica in molti avvenimenti attuali.

Sul caso specifico dell’acquisto della liberazione del giornalista c’è poco da dire, tutti i nostri esperti di Politica Internazionale sono praticamente vicini al suicidio, cercano di elaborare pensieri compositi, ma in realtà si stanno chiedendo: «ma perché ?», infatti la vicenda non ha alcun senso, avessimo messo un tizio preso per strada come Ministro degli Esteri non avrebbe potuto fare di peggio. Per capire la gravità, basti un estratto di un articolo di Andrea Romano, noto analista:

«E tra alleati ci si può trovare anche in conflitto radicale, si possono incrociare le armi della dialettica fin quasi al punto di non ritorno, ma definire «bugiardo» il proprio interlocutore ­ come è stato di fatto etichettato il nostro ministro degli Esteri da Washington ­ segnala il passaggio di una soglia simbolica di enorme significato.

Non era mai avvenuto prima
nella storia delle tensioni recenti tra Italia e Stati Uniti, a partire dalla «madre di tutte le crisi» di Sigonella fino all’uccisione per mano americana di Nicola Calipari»

anche Vittorio Emanuele Parsi, ieri a TG2 -Dieci Minuti non è stato meno duro:

«[...] da quest’anno l’Italia sarà membro del Consiglio di Sicurezza [dell'ONU, ndr][...] e con queste credenziali sprechiamo il lavoro fatto in cinque anni, con dedizione e coraggio, dalle nostre truppe in Afghanistan»

Inoltre, se il primo si "limita" a sottolineare il fallimento strutturale della politica del centrosinistra (che punta all’ «opacità» e non più alla «trasparenza», come nostra consuetudine):

«Oggi ad essere clamorosamente smentito è un ministro che ha fatto dello slalom retorico tra le ragioni della sinistra radicale un metodo di conduzione della politica estera. Peccato che a farne le spese sia un frammento cospicuo della nostra credibilità internazionale»

il secondo ne evidenzia anche le contraddizioni:

«[...] alla faccia del multilateralismo [...] noi in Afghanistan abbiamo dimostrato che per conseguire i nostri obiettivi [...] abbiamo agito infischiandocene dei rischi ulteriori a cui sottoponiamo gli altri che sono lì, oltre che i nostri».

Di fronte a simili autorevoli e definitive condanne è inutile aggiungere qualcosa, elucubrare ulteriormente su qualcosa di così stupido sarebbe unicamente una perdita di tempo.

Pensiamo alle altre notizie recenti
: il garante della Privacy che vieta la pubblicazione delle foto di Sircana quando altre simili sono già state pubblicate, con il richiamo dell’Ordine dei Giornalisti a Belpietro, direttore de Il Giornale, le polemiche e le false accuse dei suoi colleghi, che sostenevano l’inesistenza delle foto benché ne parlassero da mesi; la millesima richiesta di fiducia per il provvedimento del governo sulle "liberalizzazione"; lo scontro dei giudici che mi pare dimostri l’inequivocabile necessità della divisione delle carriere tra pubblico ministero e giudici che il precedente governo aveva (in parte) approvato e questo ha annullato.

Uniamo questi fatti alla domanda che sorge spontanea: «com’è possibile che D’Alema abbia fatto simili errori ?», D’Alema non è stupido, dato che mente da tempo sia per inclinazione personale che per cultura politica (è comunista) sa bene che esistono dei limiti e dei modi oltre i quali è impossibile farla franca. É quindi impazzito ? No, il governo ormai non ha più alcun potere, né speranza, né progetti. Lo sanno tutti ed anche loro, navigano, anzi naufragano, a vista e così disperatamente che non pensano neanche alla smentita, alla figuraccia, che arriverà il giorno dopo, qualche ora è il loro limite temporale d’analisi, perché sanno che possono cadere in qualsiasi istante.

Ma c’è altro, la Margherita mostra sempre più il suo disappunto per l’incapacità e l’incoerenza dei suoi alleati, ed il fatto che non parli è, paradossalmente, ancor più eloquente, perché se un politico non parla significa che è inutile farlo e quindi penserò ad altri modi di agire.

Quello a cui stiamo assistendo è il tipico esempio della fine di un impero, di un sistema, quanto il potere centrale non può più garantire l’elargizione di favori, ovvero il mantenimento di potentati locali, il tacito allineamento di molti che sono ai margini, i quali prima si adeguavano perché erano consci di non avere spazio o comunque speravano di ottenere qualcosa, inizia a mancare. Quelli che sono già dentro al sistema ovviamente hanno più difficoltà ad abbandonarlo, infatti stanno incominciando a farlo in modo quasi schizofrenico (fanno un passo avanti ed uno indietro), come i recenti casi dell’Ordine dei giornalisti (attacco a Belpietro e successivo ripensamento) e dei giudici dimostrano. Ovviamente iniziano a litigare soprattutto per questioni interne, ma questo significa che c’è spazio di manovra, altrimenti non avrebbe senso dibattere per il nulla. Nessuno sa cosa fare e tutti pensano a sé stessi, cercano di guadagnare potere in altri modi.
Il risultato ? Confusione, quello che sta accadendo in Italia, da tempo, perché da tempo continua la crisi, ma ora le contraddizioni stanno esplodendo senza incontrare ostacoli.
L’erede ed evoluzione del vecchio sistema Comunista si sta distruggendo.

É vero che Berlusconi aveva già scalfito questo potere, ma l’avevo fatto solo marginalmente, sopratutto per mancanza di persone pronte ad offrire un’alternativa (un condottiero senza truppe è impotente), ma anche per sua inesperienza personale.
In realtà aveva più che altro costituito una sorta di enclave libera, una sorta di città franca, ma non in contatto con la società.

Ma ora che il sistema Sinistro sta crollando non abbiamo più scuse, lo scricchiolio è forte e diffuso e lo schianto sarà poderoso, ma non è ancora inevitabile. I nostri dirigenti devono smettere di litigare, se Casini vuol far pare del Partito Unitario bene, altrimenti lasciamolo macerare nel suo brodo, la forza del Partito della Libertà non sarà nel numero di vecchi dirigenti che potrà annoverare, né nel numero di passate ideologie che potrà rappresentare, ma nella capacità dei suoi membri comuni, insomma in noi.
Se vuole rimanere nel passato, abbandoniamolo, questa indecisione impedisce la crescita e lo sviluppo di tutto il centrodestra.
Diciamo ai nostri rappresentati che i loro elettori lo sanno, ancor più ora, che non siamo stupidi, un uomo in più è un bene, ma nessuno può rovinare il lavoro di tutti.

Sopratutto, però, tocca a noi costruire qualcosa, sia nella nostra vita reale, nel nostro piccolo, che supportando le iniziative migliori. E, se necessario, cambiando i leader.

É triste che l’Italia debba cadere così in basso per potere cambiare, in parte è anche colpa nostra, perché non siamo riusciti a fare molto di concreto prima, però possiamo almeno sfruttare queste occasione per cambiare l’Italia e chiudere finalmente l’epoca passata.

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Categorie: italiano · politica



1 commento finora ↓

  • 1 Gianfranco Belletti // Ago 30, 2007 alle 8:56 am

    “aveva più che altro costituito una sorta di enclave libera, una sorta di città franca, ma non in contatto con la società.”

    Questo e’ il problema!
    Mi pare oltretutto comune a tutte le fazioni e a tutti i vari colori che vorrebbero rappresentare il paese ma che sono da tempo fuori da una logica popolare.
    Perdonami,ma ritengo che parlare di comunismo,sia oggi,poco piu’ che banale,si era gia’ fatto fuori da solo,con il fallimento del socialismo reale in ambiti e paesi diversi,senza bisogno di giocarci opinabilmente sopra.
    Quello della sinistra italiana e’ e resta un fenomeno politico fuori da qualsivoglia logica legata all’analisi( sia essa critica,etica o semplicemente oggettiva)di un reale pensiero politico,di un qualsivoglia ambito programmativo serio,e’ un fenomeno per fortuna non comune sul panorama internazionale di malcostume,opportunismo e mancanza di senso di responsabilita’,in cui parlare di bandiera,mi pare un tantinello fuori luogo.
    Auspico e mi auguro vivamente,che la politica ritorni a comprendere chi rappresenta,cioe’ la gente,scremando dove deve scremare e sopprattutto dando l’esempio nell’ambito della pubblica amministrazione.
    Un saluto

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