Ho trovato questo articolo di Repubblica, supplemento Affar e Finanza, in Primo Piano: I padroni di Internet, democrazia incompiuta, sapevo che non tutti avevano confidenza con internet, ma è questa la comprensione che ne hanno i dirigenti ?
C’è di tutto in quel pezzo, dall’atteggiamento luddista, all’uso di termini tecnici in modo da scatenare paure arcaiche: gli “agenti” di Google, dall’ignoranza abissale alla confusione tra alternative tecniche e le loro (supposte) ideologie politiche.
Giusto per farvi un’idea, ecco una delle parti peggiori:
«Il sapere di Internet, oggi, sta negli indici di Google. E già qui c’è una prima scoperta. Se voi cercate “rivoluzione” o “rossi poeta”, Google non va a fare, per voi, una ricerca in Rete, va a consultare i suoi indici. Quindi voi sarete indirizzati non a quello che c’è realmente sulla Rete, ma solo a quello che “esiste” sugli indici di Google. Insomma, il paragone con gli indici dei libri proibiti della Chiesa è forse azzardato, ma non troppo. Alla fine, sempre di indici si tratta. E quelli di Google sono indici redatti dal “centro” e secondo i criteri scelti da Google.
Mettere in Primo Piano in un inserto dedicato all’economia un articolo del genere significa che la situazione è disperata, perché più di una persona avrà controllato quell’articolo, ma nessuna lo ha bloccato. Questo vuol dire che o non sanno che è un’idiozia ed allora peggio per loro, oppure lo sanno ma ritengono che la maggioranza dei loro lettori non lo sappia, ed allora è peggio per noi.
Se fosse vero questo secondo caso sarebbe veramente pericoloso, perché come si possono difendere le libertà digitali e modernizzare il Paese, se non si conosce la realtà ? Come si può sviluppare lo Stato i cui abitanti non conoscono la cosa più importante del mondo moderno ?
Se il post ti è piaciuto continua a seguire il blog sottoscrivendo il feed.




0 commenti finora ↓
Non ci sono ancora commenti... tocca a te iniziare.
Lascia un Commento