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In queste ultime settimane hanno guadagnato gli onori della cronaca alcuni dei peggiori aspetti e drammi portati dalla legge sull’aborto, come la vicenda della tredicenne costretta ad abortire oppure quella della madre che preferisce “non rischiare” di avere un figlio non perfettamente sano (sarebbe stato comunque operabile) e ha preferito l’aborto terapeutico, con il risultato di aver ucciso un essere umano sano.
Entrambi casi sono originati da una incredibile mancanza di responsabilità di persone (presunte) adulte, che permettono alla figlia di rimanere incinta (se non vuoi che accada dovresti cercare di evitarlo prima) contro la loro volontà e una donna che non ha voglia di affrontare la semplice possibilità di complicazioni (infatti ha potuto abortire per un trauma di “natura psichica”, ovvero perché il rischio la turbava).
Il problema maggiore di questi casi è l’aver ammesso una giustificazione razionalmente non ben definibile, quello della salute psichica, che apre le porte a qualsiasi uso distorto della legge purché la madre voglia farlo.
Ma la libertà senza responsabilità ha breve vita, perché è sulla seconda che si basa la prima e senza di essa diviene facile preda di isterismi e passioni momentanee e quindi di una facile manipolazione della persona. Non si tratta semplicemente di morale, ma di intelligenza (pur se la morale, come spesso detto, è una forma di “saggezza delle masse” formata dal tempo e dalle convinzioni di migliaia di uomini), senza radici è facile perdersi, è come navigare senza stelle polari (o satelliti geostazionari), è semplice essere ingannati da altre persone, perché è difficile orientarsi e pensare in modo razionale (senza assiomi non esiste scienza, né razionalità).
Ancora più debole è la libertà basata sui desideri, perché anche se una volontà è grande non può smuovere le pietre, perciò voler la libertà non basta, perché questa esista sul serio bisogna basarsi sulla realtà.
È la realtà dice che l’aborto è incoerente ed irrazionale rispetto al resto del nostro sistema democratico e più in generale è in contrasto con la verità dei fatti.
Per dimostrarlo ho ripreso e riadattato vecchi pensieri, cercando di dargli una forma più organica, inserendoli in uno schema per rispondere alle più comuni motivazioni addotte a favore dell’aborto.
Gli aspetti da considerare sono molteplici e su più livelli, cercherò di affrontarli brevemente, divisi per categorie, smontando le ipotesi a favore.
Prima di farlo però è bene precisare che nei casi di concreto rischio per la salute fisica della madre, ovviamente, l’aborto deve essere permesso. Ora discuteremo di quando questo aspetto non è presente.
Dato che le considerazioni sono lunghe ho pensato di pubblicarne solo alcune alla volta ogni domenica, in modo che sia più facile seguire il filo del discorso senza troppa fatica e discuterne. In questo modo inauguro una serie di articoli, con volontà di renderla settimanale, intitolata Logiche di Libertà
Questa serie di post è originariamente nata su WNO – Cultura&Principi de IlGiulivo.
1) “Le madri non abortiscono perché vogliono, ma perché sono costrette”. Le persone che supportano questa tesi soffrono evidentemente di schizofrenia, perché sostengono il “diritto di scelta”, perché la donna “è costretta”. È superfluo osservare che non è logico difendere il diritto di qualcuno ad essere libero di fare a causa di costrizione. Un po’ come se qualcuno dicesse ad un condannato a morte: «abbiamo ottenuto una grande libertà, devi sempre morire, ma ora sei libero di scegliere in quale modo».
Piuttosto aiutare la libertà della donna vorrebbe dire eliminare le cause che sembrano costringerla a questa scelta.
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